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  • Angela Iantosca

Una mano per il Nepal

E’ difficile immaginare le strade di Kathmandu deserte. La gente chiusa in casa. Immaginare il silenzio in quella città, con i suoi motorini folli e senza regole, con i semafori che non ci sono, i fili intrecciati che portano la corrente, e poi le bancherelle improvvisate e le preghiere ad ogni angolo di strada. Ma anche in Nepal è arrivato il lockdown. E non ho potuto non pensare ad Apeiron, all’associazione che da anni si occupa delle donne vittime di violenza in quella terra in cui ancora esistono le caste, in cui la donna non mangia insieme agli uomini, in cui ancora si cerca in una bambina la personificazione di una divinità…

E non ho potuto non pensare a come aiutarle, a come far parlare di loro, nonostante il momento difficile che stiamo attraversando tutti. Allora ho deciso di farlo attraverso la voce di una ambasciatrice di Apeiron, Emanuela Caccia che ha scritto un libro di poesie i cui ricavati saranno devoluti a sostegno delle attività di Apeiron Italia.



Come hai conosciuto questa realtà?

“Cercavo un’associazione giovane e dinamica che mi offrisse l’opportunità di sfruttare la mia esperienza di organizzatrice di eventi e di raccolta fondi, che si occupasse della discriminazione di genere e delle problematiche femminili. Un’associazione dove i gruppi locali fossero autonomi nel creare iniziative nel contesto del loro territorio. Nel febbraio del 2016, navigando su internet ho trovato Apeiron, che ho contattato offrendomi come volontaria. Con Michela e Petra ci siamo incontrate a Bologna nell’aprile dello stesso anno, la loro spontaneità e passione mi hanno conquistata subito. Dopo l’incontro con Michela e Petra, ho pensato di fondare un gruppo di volontari denominato Zie Nepal, coinvolgendo amiche e amici. Siamo riusciti ad organizzare varie iniziative sul territorio milanese sia per raccogliere fondi sia per far conoscere l’attività dell’associazione”.



Perché il Nepal?

“È una domanda che mi fanno spesso, anche in Italia ci sono problematiche relative alle donne vittime di violenza e di disparità, ma in Nepal non ci sono le stesse condizioni economiche, sociali e culturali che esistono nel nostro paese. In Nepal la donna ha un ruolo di assoluta la sudditanza rispetto alle figure maschili. La religione, il sistema gerarchico delle caste nonché l’assoluta dipendenza finanziaria, favoriscono maltrattamenti e soprusi. Credo che sia un dovere morale per ogni essere umano prendersi cura delle persone più deboli, cercando di alleviare le loro sofferenze”.

Che emozione hai provato a diventarne ambasciatrice?

“Sono molto fiera di poter rappresentare Apeiron e testimoniare l’importante lavoro che porta avanti giorno dopo giorno. Il mio cuore è lì vicino alle donne Nepalesi, che spaccano pietre sul greto del fiume, alle donne allontanate perché impure durante il ciclo, alle bambine e ai bambini senza futuro. Mi sento parte della famiglia Apeiron e sono molto felice di potere, anche in minima parte, aiutare l’associazione sostenendone i progetti”.

Da dieci anni sei volontaria in ospedale San Raffaele di Segrate: ci racconti questo momento?

“L’ospedale è un “mondo fuori dal mondo” dove tutti sono coinvolti nella cura: i pazienti, il personale sanitario, i parenti e i volontari. È un luogo però che priva le persone della propria individualità, i pazienti lasciano i propri vestiti, il ceto sociale, la professione diventando solo degenti. I volontari rappresentano una figura amicale, pronta all’ascolto e a rispondere a quelle semplici richieste che il personale sanitario non ha modo e tempo per soddisfare, prendere un bicchiere d’acqua, acquistare il giornale o semplicemente chiacchierare”.

Perché hai cominciato? Quanto ti ha arricchito?

“Lavoravo in una grande azienda italiana, con il ruolo di commerciale, per me era una vera passione, ma mi sono resa conto che tutto intorno a me diventava monetizzabile che stavo perdendo una parte importante di me stessa, il desiderio di solidarietà e soprattutto di riscoprire il valore della gratuità. La mia esperienza di volontaria mi ha cambiato profondamente, mi ha permesso di vivere in maniera autentica i miei valori, questo tipo di volontariato trasforma la nostra prospettiva interiore, vediamo la vita con occhi diversi. Ho incontrato persone eccezionali, da ognuno di loro ho imparato qualcosa, molti li porto nel cuore”.



E parliamo delle tue poesie raccolte in “Non solo caffè” (Temperino rosso edizioni) che contiene anche racconti: da dove nasce l'ispirazione?

“Scrivo poesie da quando avevo quattordici anni, penso che sia un mio modo di affrontare le emozioni. Credo che la poesia sia un moto dell'anima, sia dare voce ai sentimenti, una forma per rendere definito quello che è in noi indefinibile. Un ricordo, un profumo, un’emozione e le parole si materializzano nella mia mente, quasi inconsapevolmente, le scrivo ovunque spesso in metropolitana”.

Con “Non solo caffè” cosa vuoi raccontare?

“L'amore, il ricordo e spesso il dolore sono sentimenti umani, tutte le persone ne sono pervase. Ecco perché ho pensato di rendere pubbliche le mie poesie, forse per qualcuno risuoneranno antichi echi o affioreranno sensazioni profonde. La poesia è intimità, entrare nel cuore di chi scrive, mi piacerebbe che fosse un viaggio nelle emozioni. È stato, invece, un caso che mi ha portato a scrivere racconti, quasi una sfida, poter narrare, anche in questo caso come nelle poesie, momenti significativi, molta fantasia con qualche ingrediente di verità. I diritti della vendita di questo libro saranno interamente devoluti a sostegno delle attività di APEIRON ODV https://apeironitalia.it”.

Ora stai scrivendo?

“Ho appena terminato di scrivere il mio primo romanzo, “Delitti in camice bianco – Le memorie del cuore” è medical thriller, ambientato in ospedale. Ha l’ambizione di trattare argomenti come il volontariato, il traffico mondiale di organi e l’Alzheimer. Il tema della memoria mi ha permesso di raccontare la vita dei personaggi del libro, attori di una vicenda che parte dalla quotidianità e si trasforma in un intreccio di interessi economici e di potere, dove i colpi di scena costringono i protagonisti a cambiare le loro convinzioni e anche le loro vite”.

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©2018 by ask4angela

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