• Angela Iantosca

(Sul)Le Ali della Libertà

Mentre ci ripieghiamo su noi stessi, sentendo pesi, pesantezze, tensioni e stanchezze, mentre sprechiamo il tempo che ci è stato concesso per trovare strategie per aggirare i divieti o contando i giorni che mancano alla fine della ‘clausura’, proviamo a fermarci davvero. E a guardare oltre il piccolo confine della nostra casa, superando con la nostra mente le strade, le piazze e arrivando dentro un altro confine, quello determinato da sbarre e mura alte. Provate a pensare alle loro sensazioni, a cosa può significare essere privati definitivamente o per anni della libertà, dell’abbraccio dei cari, di telefonate quando se ne sente il desiderio, della connessione ad internet sul computer mentre si è a letto o anche semplicemente di decidere quando mangiare, quando passeggiare e dove… Ecco: ora tornate nelle vostre vite e siatene grati.

Certo, chi si trova in carcere ha commesso reati, ha sbagliato, ma ciò non toglie che forse di fronte alle grandi difficoltà dell’esistenza, alle sofferenze vere, la nostra quarantena, per quanto lunga, merita di essere ridimensionata nella sua tragicità. Come merita di essere compresa la complessità che stanno vivendo le persone che si trovano in carcere che, come noi, stanno vivendo la paura de virus. Per approfondire questo tema, ho deciso di raggiungere Alessandro Pinna, il presidente dell’Associazione L’Isola Solidale che a Roma, da decenni, accoglie detenuti ed ex detenuti e con la quale ho la fortuna di collaborare da qualche tempo.



Cominciamo proprio da L’Isola Solidale.

“L’Isola Solidale è un’Associazione di volontariato che opera in favore della popolazione carceraria. L’associazione gestisce una struttura che è la sede dell’associazione stessa e ospita persone autrici di reato, prive di riferimenti familiari e in stato di estrema difficoltà economica. La struttura opera dal 1956 e dal 2015 ha una nuova gestione che ha puntato sullo sviluppo e sull’innovazione nel trattamento dei detenuti per ottenere un loro reale reinserimento sociale e lavorativo. Dal 2016 l’Isola Solidale è iscritta nel Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale della Regione Lazio. La struttura ha una capacità ricettiva di circa 40 persone in camere doppie triple o singole tutte dotate di servizi igienici. Attualmente gli ospiti della struttura sono tutti attivamente impegnati, compatibilmente con l’età e le condizioni di salute, nelle varie attività di manutenzione della struttura e di coltivazione dell’orto. Gli ospiti consumano i pasti principali in una sala da pranzo comune insieme al Direttore e agli operatori volontari. Gli ospiti contribuiscono a tenere puliti gli spazi comuni oltre alla propria camera e sono seguiti dagli operatori e da personale specializzato esterno che li supporta durante il percorso di riappropriazione della propria libertà e nel ridare un senso alla vita all’esterno del carcere. La struttura è circondata dal verde e include un campo di calcetto, un campo di bocce, un vasto appezzamento di terreno adibito a orto, un uliveto con 80 piante di ulivo, un pollaio, una falegnameria, una carrozzeria e un mercatino dell’usato arricchito costantemente di oggetti, biancheria, mobili e altri prodotti donati da benefattori. L’orto è curato dagli ospiti e offre ad oggi prodotti freschi che vengono consumati nella stessa casa e ad uso dei volontari. I periodi di permanenza variano da caso a caso ma l’obiettivo fondamentale della struttura è quello di restituire ad ognuno la dignità di persona. Fondamentale per l’Associazione è l’apertura della struttura al territorio partendo dalle realtà più prossime per arrivare successivamente a coinvolgere l’intera città di Roma a tal proposito ogni mese vengono organizzate cene, eventi per far conoscere la struttura e promuoverne le attività".




In questo momento gli ospiti dell'Isola hanno deciso di aiutare chi ha bisogno.

"Gli ospiti dell'Isola hanno deciso di donare generi alimentari di prima necessità alle famiglie romane in difficoltà. I pacchi che contengono zucchero, sale, farina, pasta e olio verranno consegnati all'Elemosineria vaticana che in questi giorni è in prima linea nel sostegno ai più fragili della capitale. Un segno importante di vicinanza a chi soffre da parte da nostri ospiti che, dopo avere deciso di cucinare i pasti per i senza tetto di San Pietro, ora hanno pensato di donare generi alimentari alle famiglie fragili".




Come vi state muovendo nel campo della precauzione e della tutela della salute?

“In questo periodo abbiamo preso tutte le precauzioni possibili, oltre all’isolamento degli ospiti, anche quelle necessarie a garantire la loro salute, distanza di sicurezza, sanificazione degli ambienti comuni, mascherine”.




Abbiamo visto in tv le proteste e le rivolte in carcere. Quale è il messaggio che volete lanciare?

“Abbiamo lanciato un messaggio ancor prima che ci fossero quelle proteste di cui tutti noi abbiamo avuto notizia e che erano in buona parte prevedibili e soprattutto evitabili: cronaca, insomma, di una ricolta annunciata... Sono mesi che cerchiamo di interloquire con le istituzioni per garantire ai detenuti una più assidua possibilità di comunicare. È necessario che le autorità intervengano sulla questione in modo strutturato e non come emergenza, perché questa situazione ha solo reso palese ed esplosivo uno status quo inaccettabile, si devono fare dei passi perché ai detenuti venga garantita la possibilità di comunicare e avere degli spazi di interazione sociale, spazi legittimi ovviamente regolati e disciplinati nei tempi e nelle modalità”.



Cosa vuoi dire ai familiari dei detenuti?

“Sono vicino ai familiari dei detenuti, alla cui angoscia per la situazione che tutti viviamo si somma quella di non poter sentire i propri cari in regime di detenzione, di non poterli vedere di non avere sostanzialmente la possibilità di interagire con loro, noi ci siamo, stiamo facendo pressioni perché la vostra sia anche la nostra voce e che venga ascoltata da chi ha il dovere di fare qualcosa”.



E veniamo al concorso Sulle Ali della Libertà!

“Il premio nazionale "Sulle Ali della Libertà" è promosso e ideato dall'Associazione Isola Solidale (in collaborazione con Agenzia Comunicatio) e ha come obiettivo quello di promuovere la cultura negli istituti di pena. L'iniziativa ha ottenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la Medaglia di rappresentanza. La prima edizione è del 2018. Nel corso del tempo abbiamo visto partecipare al premio sempre più detenuti con i loro lavori: testi di narrativa, poesie, tesi di laurea e anche opere artistiche. Per l’edizione 2020, sono pervenuti 87 lavori che la Commissione sta esaminando, in attesa di decretare tra pochissimo il vincitore, anzi i vincitori saranno tre come le sezioni del premio: una per le tesi, una per racconti e poesie, una per le arti figurative. Devo dire che siamo contentissimi, perché nel giro di tre anni sono aumentati tantissimo i lavori pervenuti. Anzi, grazie a questo premio, leggendo i lavori dei detenuti che hanno partecipato al concorso, ho avuto modo di riflettere ancora di più sul bisogno di comunicare che ci appartiene come esseri umani in ogni condizione, e questi giorni particolari che stiamo tuti vivendo ne sono la prova, quanto più dura sarebbe se non ci fossero i social, i media, i giga di navigazione, le chat, le videochiamate...”.

Queste opere diventeranno un libro?

“Nel 2019 abbiamo pubblicato i lavori pervenuti nel libro “Parole di Vita Nuova” a cura del giornalista Orazio La Rocca (Marcianum Press). Faremo altrettanto per questo… ma anche molto di più!”.

E tu cosa stai leggendo e cosa consigli di leggere?

“Consiglio la lettura di un libro uscito qualche anno fa che mi ha profondamente ispirato e commosso “Seta” di Baricco. E sto leggendo Nell’Addio di Federico Larosa, un giovane al suo esordio letterario”.

©2018 by ask4angela

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