• Angela Iantosca

Sorridiamo ai luoghi comuni

Ci siamo conosciuti in comunità, a San Patrignano, qualche anno fa, durante uno dei We Free. Dovevo intervistarlo davanti a centinaia di ragazzi provenienti dalle scuole italiane e davanti ai ragazzi in percorso. Poi abbiamo trascorso un capodanno insieme, sempre in comunità, condividendo il tavolo della giuria e prima ancora una splendida cena con 1300 giovani e meno giovani, ospiti di quella collina, e la sua splendida famiglia, in primis Anna. Guido Marangoni è ingegnere informatico. Ma non è per questo che l’ho intervistato! Guido è un papà che ha deciso di trasformare un cromosoma in più in una occasione per lui e la sua famiglia. Ma anche per chi legge. Per questo ha aperto la pagina Facebook Buone notizie secondo Anna, la sua bimba, con la quale ha scelto di sorridere dei luoghi comuni sulla sindrome di Down, per suggerire un rapporto più positivo e costruttivo con la disabilità, mettendo sempre al primo posto la persona. Dopo il suo primo libro “Anna che sorride alla pioggia” (Sperling&Kupfer), ha pubblicato “Come stelle portate dal vento” (Sperling&Kupfer).



Come si affronta il momento in famiglia?

“Devo dire che è molto strano, quelle situazioni che, anche se immaginate, abbiamo sempre incasellato nelle “cose che riguardano gli altri”. Oggi ci siamo tutti e mai un “tutti” fu più corretto nel suo significato. Ognuno nel proprio paese, ma non siamo mai stati così spaesati. In famiglia stiamo riscoprendo, un po’ come tutti credo, dinamiche, rapporti, spazi e attività certamente conosciute, ma mai vissute con questa intensità. Una su tutte: ritrovarsi a tavola a mangiare ogni giorno tutti insieme è una di quelle attività che nasce come normale, negli anni è diventata eccezionale e ora è diventata normalmente eccezionale. Sembra nulla, ma come questa ci sono tante opportunità, nascoste in questa strana situazione, travestite da banalità”.

Anna che consigli vi dà?

“Anna sta godendo di questa overdose di attenzioni e coccole. Dopo i primi giorni forse anche lei ora sente la mancanza del contatto con suoi coetanei, amici, compagni di scuola, ma forse pensa che avere a disposizione mamma, papà e le sorelle tutti insieme e per così tanto tempo è un privilegio che vale qualche rinuncia. Se possiamo cogliere un consiglio di Anna, ma che poi è il consiglio di tutti i bambini, è quello di godere fino in fondo dell’istante, che sia un gioco, un pasto, una favola. Oggi più che mai la parola “insieme” è nominata da Anna quasi come un mantra”.

E tu come stai contribuendo alla serenità familiare?

“Non faccio nulla di diverso da quello che facevo, o provavo a fare, prima. Devo dire che sono davvero molto felice e sorpreso dell’armonia che respiriamo anche in questa fase di convivenza forzata e il mio contributo spesso è quello di comunicarlo, di esplicitarlo. Raccontarci che stiamo bene perché ognuno sta facendo la sua parte mi fa molto bene e credo faccia bene a tutta la famiglia. Tra le tante cose che ci sta insegnando questa situazione è sicuramente che non dobbiamo dare nulla per scontato…ricordarlo l’un l’altra fa bene”.



Come si gestisce il non poter abbracciare?

“Come “capo famiglia” (ok non dite a mia moglie Daniela che mi sono dato questo titolo) ho emanato un decreto dove il “divieto di abbraccio” in casa è stato sospeso. Vista la prossimità e la convivenza un abbraccio casalingo può fare solo bene, ma sicuramente credo che la carestia di contatto fisico sia senza dubbio la dimensione che mi manca di più e che forse ci mancherà quando tutto sarà passato. Temo che ci vorrà molto tempo per ritornare ad abbracciarci o a stringerci semplicemente la mano senza timore. Ma in questo periodo possiamo allenarci ad abbracciare con le parole, con i sorrisi, con le attenzioni”.

Come trasformare in gioco un momento complesso?

“In molti citano, nel grande capolavoro “La vita è bella”, lo straordinario Guido Orefice (ok è Roberto Benigni, ma volevo far notare il nome del protagonista) che con e per il figlio Giosuè trasforma un momento terribile in gioco. In questo caso è un po’ diverso. Non ci sono minacce nel nostro vivere quotidiano dentro le nostre casa (se non noi stessi) e quindi quello che forse ci viene chiesto, specialmente dai nostri bimbi, è quello di giocare, ma giocare davvero. Sembra banale, ma non siamo proprio capaci. Anzi non generalizzo, non sono proprio capace. Mi trovo spesso a consultare lo smartphone alla ricerca di notizie e aggiornamenti mentre gioco con Anna. Lei mette il suo viso, a un centimetro dal mio, infilandolo tra me e lo smartphone. Insomma giocare è una cosa seria e la regola principale del gioco è giocare. Quindi più che trasformare IN gioco sarebbe bello trasformare IL gioco, il nostro giocare”.





Come trasformarlo in una occasione di dialogo e crescita?

“Ecco, per fare questo ho scoperto che ci vuole metodo e qui entra in campo mia moglie Daniela, io non ce la farei. C’è bisogno di organizzare la giornata. Per esempio anche con Anna abbiamo fatto un cartellone intitolato “La giornata di Anna” dove sono riportate le attività di Anna durante la giornata. Sembra quasi un controsenso, ma anche le occasioni di dialogo, che immaginiamo sempre debbano essere spontanee e non forzate, in realtà si posso costruire e organizzare. Per questo abbiamo istituito un momento di condivisione serale attorno al tavolo della cucina dove ci raccontiamo, meditiamo, preghiamo (per chi vuole farlo), esterniamo le nostre paure e le nostre speranze, ricordiamo i nonni (magari con una chiamata), le persone che si sono ammalate e che stanno morendo da sole, i loro parenti e tutte le persone che stanno lavorando per tirarci fuori da questa situazione. È un momento molto potente e spero venga mantenuto anche per il futuro”.



Avete fatto le scorte? Anna di cosa proprio non può fare a meno?

“Sinceramente non abbiamo fatto scorte alimentari o di generi di prima necessità, ci stiamo fidando e attenendo alle disposizioni generali. Le indicazioni dicono che non c’è motivo di fare scorte. In verità qualche scorta di pazienza e fiducia la stiamo facendo perché la strada potrebbe essere ancora lunga. Anna non può fare a meno del nostro affetto, della nostra presenza, del nostro esserci e noi lo stesso. Ma di affetto e attenzioni non si può fare scorta, devo essere serviti sempre freschi”.

Il comportamento degli italiani di questi ultimi giorni come lo definirebbe Anna?

“Direi che Anna in questo momento non è nelle condizioni di dare lezioni sul comportamento e sul rispetto delle regole perché, da bambina qual è, ci sta mettendo alla prova testando i confini per capire cosa succede se disobbedisce, se fa i capricci, insomma il sacrosanto lavoro di tutti i bambini. La vera differenza è che una disobbedienza di Anna si risolve con un piccolo castigo, per esempio non potrà vedere il suo amato cartone animato, mentre una disobbedienza nostra alle indicazioni ricevute di “RIMANERE A CASA” può valere molte vite. Non ci crediamo fino in fondo a questa verità e per questo motivo siamo un po’ superficiali. Forse siamo semplicemente poco allenati alla fiducia”.



Che consigli di lettura daresti?

“Come direbbe mia moglie, sostenuta dal coro delle mie figlie, sono l’ultima persona che potrebbe dare consigli sulla lettura. Chi già legge abitualmente non ha bisogno dei miei consigli, ma chi non ha mai letto nulla o quasi approfitti di questo momento. Approfitti per fare cose che non ha mai fatto. Prenda un libro e provi. Certo, potrebbe non piacere, ma scoprirebbe che è il libro o l’autore a non piacere e non la lettura. Finalmente, come direbbe Pennac, si sentirebbe un vero lettore libero di non leggere, di saltare le pagine e di non finire un libro”.



Tu cosa stai leggendo?

“Non ditelo alle mie figlie perché mi prenderebbero in giro, ma ho ripreso in mano un super classico scritto da uno dei miei balbuzienti preferiti: I Promessi Sposi. Lo ammetto, non tutto, ma mi sono concentrato sulla parte che racconta la peste a Milano. Ritrovare come si sottovaluta il pericolo, come ognuno si senta il più furbo con comportamenti inadeguati, come le indicazioni date dagli esperti e dalle autorità non vengano prese in considerazione è davvero molto interessante. Ritrovare poi una sovrapposizione geografica quasi perfetta è davvero incredibile. In ogni caso il caro Manzoni è davvero bravo a cogliere l’essenziale degli eventi che sopravvive agli eventi stessi e si ripropone nella storia. Mi colpisce molto come Manzoni sottolinei l’importanza delle parole e la responsabilità di chi le utilizza in maniera sbagliata, “anzi trufferia di parole, e che pur faceva gran danno”. Se volete fare pace con i Promessi Sposi che qualcuno forse vi ha fatto odiare a scuola, questo è un buon momento per provarci".



Stai/state scrivendo altro?

“Sto scrivendo molto, moltissimo, ma talmente tanto e disordinato che prima di parlarne devo assolutamente ascoltare la saggezza di Daniela e mettere un po’ di ordine”.





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