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  • Angela Iantosca

Questa volta si gioca insieme!

In redazione, alla sua scrivania, mentre le arrivano mail e telefonate. O nell’atrio di quel palazzo che si trova sulla Cristoforo Colombo a Roma nel quale viene editato il giornale per il quale lavora da tanti anni. Ad un festival, mentre la scorta non la perde di vista per un attimo o alla presentazione del suo ultimo libro, “Il gioco di Lollo” (Baldini+Castoldi), in una libreria... Ci incontriamo sempre così, tra le cose della vita, promettendoci ogni volta un po’ di tempo in più, un caffè più lungo, un attimo per scambiare due chiacchiere normali. Ma poi il lavoro, i libri, le redazioni, i tour lo rendono complesso. Anche se lei non si dimentica di esserci, con tutti e tre i figli, quando sei tu dall’altra parte, dietro un tavolo a parlare. Federica è così: energica, generosa, forte, ma anche fragile, se quella parte di lei sai vederla. Perché quello che si presenta insieme alla stretta di mano è sempre il suo sorriso, la sua disponibilità e la voglia di crederci ancora.


Giornalista d’inchiesta, cresciuta con l’odore della strada, con il desiderio di capire incastri, relazioni, collegamenti, da quasi sette qanni vive sotto scorta, per aver svolto il suo lavoro. Da mamma di tre figli ha provato a trasformare questa limitazione della libertà in un gioco a punti da fare tutti insieme, in cui le Forze dell’Ordine che la seguono sempre rappresentano un premio che pochi giornalisti possono avere! Ha raccontato la sua storia in “A Mano Disarmata” (Baldini+Castoldi), da cui è stato tratto un film, uscito nelle sale a giugno 2019 e andato in onda la sera dell’8 marzo su Sky Cinema. Poi ha ribaltato il punto di vista e fatto narrare al figlio più grande quanto successo e ne è venuto fuori un quadro tenero, difficile da immaginare per chi ha fatto altre scelte nella vita.

Che gioco ti stai inventando in questo periodo con la tua famiglia per affrontare il Coronavirus?

“Nessun gioco, questa volta si gioca insieme per passare il tempo! Giochi da tavola, si legge insieme, si guardano film”.

Quanto è difficile per una giornalista abituata agli incontri, all'odore della strada, all'inchiesta sul campo stare a casa?

“Io continuo a lavorare in redazione e, se vi è necessità per le notizie del day by day, ad andare sui posti e a respirare il clima purtroppo drammatico per via questa pandemia”.

Troppe notizie, poche notizie, fake news: quale è il modo giusto di parlare di un virus?

“Fare cronaca, rispettare a verità: niente di diverso da quello che faccio per notizie di nera e giudiziaria. Senza allarmismi né corse allo scoop. Siamo al servizio dei nostri lettori, ieri, oggi e sempre





”.

Come associazione #NOI che provvedimenti avete preso?

“Abbiamo dovuto annullare tutti gli eventi in programma fino al 3 aprile: corsi di giornalismo, di fotografia, presentazioni dei libri, tutto sospeso fino a nuovi ordini”.

Come evitare che questo mese a casa dalla scuola diventi un 'buco nero' difficile da recuperare? Da mamma che consigli daresti?

“I miei figli ricevono dai registri scolastici delle insegnanti i compiti da fare e ogni pomeriggio sono lì a studiare: la mattina, quando non sono fuori per lavoro, li facciamo insieme”.

Nonostante tutto, le inchieste vanno avanti e si procede agli arresti: quanto rischiano in questo momento le Forze dell'Ordine? Quanto rispetto merita questo mestiere?

“Le Forze dell’Ordine sono sicuramente più esposte in questo momento rispetto ad altre categorie: meno di medici ma più di altri, dovendo stare a contatto per forza con le persone in strada”.

Che consigli di lettura daresti?

“Le letture che consiglio sono i libri dei miei amici: il tuo ad esempio ("In Trincea per Amore" - Paoline), “Casamonica” (Utet) di Nello Trocchia e i miei ultimi due: “Il Gioco di Lollo” e “A Mano Disarmata”. Appena hanno letto questi quattro, procedo con altri consigli!”.

Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

“Sì: sto scrivendo il mio primo romanzo!”.

Che libro c'è sul tuo comodino?

“Sul mio comodino proprio ieri sera ho messo “L’educazione di un fascista” (Feltrinelli) di Paolo Berizzi”.

L'essere 'costretti' a stare insieme in famiglia può essere una occasione per tornare a parlare?

“È una occasione di riflessione sul valore della vita e su quanto sono importanti certe cose a dispetto di altre”.

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