• Angela Iantosca

Quando il tempo è sospeso...

La sua missione è ridar voce alle vittime innocenti di mafia. Lo ha fatto con la piccola Annalisa Durante, con l’altro casalese Domenico Noviello e con Federico Del Prete. Lo ha fatto con Giancarlo Siani e la sua Mehari, la macchina che lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno e che da alcuni anni gira per le strade e le piazze italiane per tenere vivo il ricordo. Lo fa ricostruendo la vita professionale e personale di ognuno di loro, i caratteri, le emozioni, le preoccupazioni e i silenzi, ridando corpo e memoria alla loro storia.

Come stai vivendo questo momento?

“Uno scrittore, normalmente passa gran parte del suo tempo in casa dietro ad uno scrittoio, davanti alla tastiera del suo personal computer (io di più con il taccuino e la penna in mano). Questi sono i luoghi dove egli produce la sua narrazione, assembla le sue parole. Normalmente tutto questo lo scegliamo. Scelgo di chiudermi in casa soprattutto quando il lavoro richiede un’accelerata, perché l’editore mi sta alle calcagne. Per me rifugiarmi nella scrittura spesso è una necessità, non una costrizione. In passato, per dei problemi legati alla salute della mia tiroide, fui costretto ad un periodo abbastanza lungo di quarantena. Ne approfittai e, chiuso nella mia stanza, senza vedere nessuno, scrissi il libro “A testa alta”, una storia di resistenza alla camorra. Fu un successo editoriale, che fece contento il mio editore e soprattutto la famiglia di Federico Del Prete, l’ambulante solo che fu ucciso nel 2002 perché si era messo in testa di sconfiggere la camorra dei “casalesi”. In questo tempo sospeso, in cui, senza aver commesso alcun reato, ci è imposto l’isolamento domiciliare, sto cercando di produrre. E uno scrittore non può che produrre libri. Libri che non sono solo quelli che scrivo io. Infatti, proprio pochi giorni prima che ci venisse imposto di rinchiuderci dentro alle nostre case, con altri tre amici sognatori abbiamo costituito una casa editrice indipendente, Terra Somnia Editore, con l’idea di creare un asse culturale tra il Salento (mio luogo d’origine e dove abbiamo voluto stabilire la sede legale), la città di Caserta (dove insieme ad una dei soci risiedo) e Napoli (città in forte fermento culturale e luogo di residenza del quarto socio). È stata una scelta coraggiosa in un tempo in cui la crisi dell’editoria si fa sentire più che in altri periodi, ma che in questa particolare circostanza ci sta aiutando anche a tenerci impegnati, programmando le uscite dei nostri primi libri appena torneremo, per così dire, in libertà. Tra queste stiamo lavorando all’antologia Ekatomere. Brevi storie tra Decameron e pandemia, una raccolta di racconti brevi proprio per lasciare traccia di questo particolare periodo che l’umanità sta attraversando”.



Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Matite rotte. Storie di donne che resistono è il titolo a cui sto lavorando da qualche tempo e che conto di terminare proprio in questo periodo. Nella vita ho fatto tanti mestieri, dal contadino al muratore, dal ragazzo destinato a fare l’operaio al poliziotto, dall’aviatore allo scrittore, ma mai avrei pensato che un giorno mi sarei scoperto poeta, direi più poetastro. Poi certi incontri fortunati, di quelli che ti fanno star bene ed ecco che scopri la magia del suono delle parole in liberi versi. E così finisci per scrivere poesie e, con una certa timidezza, tiri fuori quelle che avevi nel cassetto e che non pensavi neanche che potessero essere considerate tali. In questo modo sta nascendo una raccolta di poesie realizzata a quattro mani con Alessia Guerriero dal titolo Istanze poetiche. Fottutissimi pesatori in liberi versi. Liberi versi che saranno corredati dalle illustrazioni di due giovani architetti, Arianna e Oreste Montinaro. Qualcuno gli ha già definiti “brividi lessicali”. Vedremo. Con la stessa Alessia Guerriero stiamo lavorando alla programmazione degli eventi della rassegna letteraria itinerante #discorsiindivenire, con l’obiettivo di portare l’arte e la cultura nei luoghi altri, i luoghi non tradizionalmente ad essa deputati”.

Cosa stai leggendo?

“Ho tra le mani Lettere a Bruna, un appassionante e tenero rapporto epistolare tra Giuseppe Ungaretti e la giovane italo brasiliana Bruna Bianco. Un libro che fa comprendere come l’amore non ha età, quando è così meravigliosamente grande; poi La luna e i falò, l’ultimo romanzo di Cesare Pavese; non potrei, però, lasciare indietro i miei classici e, quindi, a queste letture alterno Orestea, il dramma, la maestria teatrale di Eschilo, dove non è più un dio che guidare e sospinge, ma la legge dell’uomo”.

Come è cambiata la tua giornata tipo?

“Non c’è paragone con le mie giornate tipo. All’inizio è stato come se non riuscissi ad organizzare il tempo. La giornata finiva, con la sensazione di non aver concluso nulla. Pensavo fosse solo un problema mio, ma poi parlando con gli amici ho capito che era una condizione psicologia generale: nel tempo fermo, avendo tanto tempo era come non avere tempo. Poi, l’organizzazione della giornata è venuta da sola ed ora i ritmi sono ben scanditi. La tecnologia con la quale combatto una battaglia persa, comunque mi sta aiutando. Il web, le piattaforme per le videoconferenze sono l’unico modo per restare in contatto con il mondo. Sto imparando, gradualmente a prendere confidenza anche con loro”.

Sei abituato a presentazioni e incontri: lo stare chiuso in casa ti fa soffrire?

“Per chi come noi è abituato ad incontrare persone, ad organizzare eventi, presentazioni di libri, partecipare a tante iniziative, se all’improvviso, arriva qualcuno e ti dice che da oggi non potrai più uscire di casa, è una vera privazione, una sofferenza, perché sei costretto ad annullare tutto, gli incontri con i ragazzi nelle scuole e tante iniziative che avevi in programma. Per fortuna noi abbiamo abitazioni confortevoli, dove ognuno ha i suoi spazi, dove ci si può muovere senza che chi vive con noi se ne accorga. Si, indiscutibilmente, anche questa è una sofferenza, perché vorresti vedere ed abbracciare le persone che ami e non lo puoi fare. Poi, però, pensi a chi è costretto a vivere in spazi limitati, angusti, senza aria, pensi ai detenuti, alla povera gente che ora è sempre più povera, pensi agli anziani che normalmente non andrebbero essere lasciati soli e che ora soffrono due volte, pensi a chi una casa neanche la tiene e la sofferenza tua finisce per contare poco, perché pensi alla loro e sai che puoi fare poco e niente, che l’unica cosa che puoi fare, oltre a qualche minimo gesto solidale, è restare a casa. Pensi ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai tuoi ex colleghi poliziotti e finisci per domandarti perché questo mondo così globalizzato, con tanti nemici visibili e invisibili, ora è prigioniero del più subdolo dei nemici e pensi se per caso anche tu non abbia delle colpe. Forse le colpe le abbiamo un po’ tutti e quindi di nessuno, ma qui il discorso si farebbe lungo”.

Le preoccupazioni varie rispetto alle mafie e alla possibilità che hanno in questo momento di avanzare pericolosamente: cosa ne pensi?

“Argomento delicato questo delle mafie e dei ragionamenti intorno alla loro diffusione e ai loro interessi. Come al solito, sento molti che esprimono opinioni senza neanche essere opinionisti e soprattutto senza sapere nemmeno di che cosa stiano argomentando. È, dunque, alle opinioni che esprimono quei pochi esperti che studiano gli andamenti dei fenomeni criminali e ai magistrati e poliziotti impegnanti in prima fila sul fronte del contrasto alle mafie che dò credito. E questi ci stanno dicendo che, come noi, anche gli interessi delle mafie stanno soffrendo. È indiscutibile che nell’ultimo mese i reati in generale siano fisiologicamente calati. “Non c’è dubbio”, dice il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, “che chi del profitto illecito e mafioso ne ha fatto una professione si attrezzerà e cercherà di approfittare anche di questa situazione sanitaria e sociale al collasso”. Sappiamo bene che le mafie, in simbiosi con i colletti bianchi, ne hanno sempre approfittato delle situazioni di crisi, come terremoti, emergenze in generale. Sappiamo anche che è stata proprio la sanità pubblica il settore ad essere più insidiato dalle infiltrazioni mafiose. L’azienda ospedaliera di Caserta, tanto per fare un esempio, è stata commissariata proprio a causa delle ingerenze mafiose negli appalti per le forniture di beni e servizi. L’allentamento delle maglie sui controlli per ragioni emergenziali potrebbe rappresentare una ghiotta occasione per i gruppi di potere politico/mafioso, così come sicuramente vedremo crescere il fenomeno dell’usura, perché le mafie sono le uniche, oltre alle banche, a detenere la liquidità di denaro da immettere sul mercato legale o illegale che sia”.

Pensi che tutto questo ci cambierà?

“Oggi dobbiamo registrare un fatto estremante importante e cioè che tanti medici, infermieri, operatori sanitari, forze di polizia e volontari stanno aiutando chi soffre pur sapendo di mettere a repentaglio la loro vita. Tuttavia, che il mondo fosse mal fatto e che bisognava rifarlo lo scrisse Cesare Pavese già nel 1950 nel suo romanzo “La luna e i falò” e chissà quanti altri ancora prima di lui. Sta di fatto che il mondo malfatto lo abbiamo sempre rifatto e che sia venuto sempre peggio è un dato di fatto. Sarò pessimista, ma sono portato a pensare che sarà così anche questa volta. Spero di sbagliarmi, ma non mi illudo, il mondo tornerà ad essere quello di prima, peggio di prima. Io, comunque, continuerò a credere nelle persone e, naturalmente, non in tutte”.

©2018 by ask4angela

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now