• Angela Iantosca

Paolo Ercolani "Contro le donne"

Proviamo ad essere oneste: la parità non esiste. Non esiste per strada, sul lavoro, neanche quando si è alla guida. Non esiste in un dialogo, in un colloquio, la sera quando si esce. Non esiste neanche se si accetta di bere una bevanda o un caffè con qualcuno. Non esiste quando ti dicono “ringrazia che sei femmina perché altrimenti chissà cosa ti avrei fatto”… Non esiste quando i nostri ‘NO’ non hanno alcun valore. Non esiste quando si ha quella costante sensazione di essere un corpo prima che un’anima, una persona… Non esiste quando pensiamo che comportarci come i maschi sia una affermazione di libertà...

L'assenza di parità, dunque, è come una patina sottile che si insinua in ogni anfratto dell’esistenza, come se ci fosse sempre qualcosa di sottinteso, qualcosa da cui difendersi, qualcosa che ci mette in pericolo. E allora in ogni istante ci si trova a recitare una parte: più o meno fredde, più o meno dispotiche, più o meno brillanti, più o meno carine, più o meno truccate, più o meno intelligenti, più o meno...

Se dovessi tradurre la sensazione è come se vivessimo con una cintura di sicurezza, facendo in ogni istante i conti con questa diversità che spesso ci spinge ad essere (o apparire) troppo aggressive, troppo autonome, troppo determinate, troppo diverse da un qualche stereotipo che ci sfugge, nel tentativo di sottrarci ad esso, ma finendo in un altro...

La verità è che nonostante la diversità sia dichiarata da molti una ricchezza straordinaria, nella realtà, poiché temuta dai più, è ridotta ad un ‘minus’, umiliata, ghettizzata, usata come capro espiatorio delle nostre frustrazioni.

Da cosa dipende tutto questo? Dove affonda le radici? Dove nasce il pregiudizio? Davvero dipende solo dai maschi o è tempo di assumerci la nostra responsabilità rispetto ad una cultura che ci pone sempre ‘un passo indietro’? 

Per provare a capire, sono tornata dal filosofo Paolo Ercolani per viaggiare nel mondo dei pregiudizi sulle donne attraverso la filosofia, così come ha fatto con il saggio "Contro le donne - Storia e critica del più antico pregiudizio" (Marsilio)



Il pregiudizio contro le donne: è qualcosa di antico o è estremamente contemporaneo?

“Entrambe le cose. Anzi, ti dirò di più, proprio perché è il pregiudizio più antico, avendo potuto «lavorare» per secoli si è radicato negli anfratti profondi dell’animo umano, come una sorta di archetipo junghiano. Questo ha fatto sì che oggi si manifesta nella maniera più subdola: cioè come senso comune, a guisa di una convinzione di fondo che mettiamo in atto anche senza esserne consapevoli, senza accorgercene”.



Da cosa nasce l'ispirazione per un tema così ad un uomo (mio pregiudizio :-) ?

“Prima di essere un uomo (nel senso di maschio) sono un filosofo: conoscenza e ricerca della verità sono le mie stelle comete. Infatti non è stato soltanto un lavoro di scrittura, ma alla fine anche di catarsi. Ho dovuto fare i conti con i miei stessi pregiudizi, con quei frammenti di misoginia che nel tempo mi sono entrati dentro attraverso una società che ne è culturalmente, pedagogicamente e fattualmente pervasa”.


A che punto stiamo con le donne?

“Siamo al paradosso: tanti sono i diritti acquisiti nei paesi più evoluti, che però contrastano enormemente con la mentalità reazionaria e bigotta ancora molto diffusa. Mettiamola così: oggi il pregiudizio misogino è lo specchio di una società tanto evoluta sul piano pratico quanto retrocessa su quello mentale, culturale, dell’elaborazione teorica”.


La letteratura ha contribuito a fissare il pregiudizio o a renderlo noto?

“A seconda degli autori e delle opere, direi entrambe le cose. I romanzi più impegnati, in genere, lo denunciano. Solo che poi c’è, per esempio, tutta una letteratura per bambini che ancora tende spesso a riprodurre stereotipi decisamente rigidi. In linea assoluta, comunque, direi che è bene leggere (per esempio «L’eleganza del riccio», capolavoro anche di personaggi femminili). Se si leggesse di più, avremmo molti meno problemi rispetto a quelli cui accennavo nella risposta precedente”.


Dove nasce l'errore? In che momento della vita? In quale tipo di approccio? In quale dei genitori?

“Stiamo parlando del pregiudizio più antico, trasversale e radicato della storia umana. Estinta l’ovvia premessa per cui stiamo generalizzando, rispondo che nasce con l’uomo stesso, perché rientra in quella legge naturale del più forte che per istinto tende a esercitare dominio, prevaricazione e sfruttamento verso tutto ciò che è più debole. Ciò basti a capire che nessuno ne è escluso, certamente non le donne stesse”.


Il pregiudizio nasce nella testa degli uomini o è radicato nella testa delle donne?

“È nato nella testa degli uomini, ma nel tempo ha mostrato una straordinaria capacità di radicarsi anche in quello delle donne. Possiamo dirla così: è come con i virus. Quando l’organismo (in questo caso la testa) è debole, l’elemento patogeno si inserisce con facilità. Il nostro tempo, non è certo quello delle teste che in linea generale tendono a rinforzarsi…”.


Quale è il primo pregiudizio della Storia contro le donne?

“Il primo personaggio femminile della letteratura occidentale è Gaia (narrata da Esiodo nella Teogonia). In greco antico voleva dire terra. La donna come la terra, capace di dare la vita ma anche la morte nella maniera più crudele (Gaia convincerà il figlio a evirare il padre donnaiolo…). Donna uguale terra. Che male c’è? Nulla, se non fosse che da terra derivano termini come terrore, terribile, terrificante, perfino terrone…”.

Quali passi dobbiamo fare per abbatterlo?

“Istruzione, conoscenza, educazione al pensiero critico e autonomo. Tutto il contrario della società trash in cui siamo immersi oggi. Quella, per capirsi, in cui un noto psichiatra risponde «stai zitta» all’intervistatrice, un deputato dà della «troia» alla presidente della Camera che lo riprende, o in cui dei ragazzi di Udine si presentano in discoteca con una maglietta inneggiante allo stupro. Un paese che rinuncia all’educazione, si autocondanna a essere popolato da barbari”.

Chi è stato il primo filosofo a teorizzare l'apertura alle donne?

“Se parliamo di donne disposte a uniformarsi completamente agli uomini, direi già Platone. Altrimenti John Stuart Mill, che però riconosceva come compito principale della donna quello di scegliersi l’uomo che deve «governarla». Allora Marx, sicuramente il più radicale, che però nella vita schiavizzava moglie e figlie. In termini poco filosofici, direi che è un gran casino…”.


Perché le donne fanno (ancora) paura?

“A me questa storia delle donne che fanno paura non ha mai convinto. Mi è sempre sembrato un contentino: le sfruttiamo, le discriminiamo, nei casi peggiori le violentiamo, però diciamo loro che tutto ciò avviene perché fanno paura, e loro «contente» a giocare alle streghe. I pregiudizi non derivano dalla paura, ma dall’ignoranza, dall’incapacità dell’uomo di innalzarsi sopra a quel dato biologico che pure costituisce la sua radice esistenziale”.


#metoo #datecivoce: ancora siamo a questo punto di doverci far sentire?

“Il punto è ancora questo, temo. Semmai, a convincermi meno talvolta è il modo. Quando questi movimenti che lottano per una questione sacrosanta finiscono col mettere in campo estremismi, fanatismi, conflittualità esagerate contro il maschio in quanto tale, allora mi sale lo sconforto. Perché la misoginia è un pregiudizio che nasce da ignoranza e ottusità. Combatterlo con armi simili, alla stretta dei conti, significa soltanto rinforzarlo. Vorrei vedere battaglie più inclusive, un’alleanza fra uomini e donne di buona volontà, di buone letture e soprattutto di pensieri elastici e aperti”.

©2018 by ask4angela

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