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  • Angela Iantosca

Oggi è importante dire "ti voglio bene"

Psicologo, psicoterapeuta e vittimologo, l'ho conosciuto tempo fa per confrontarci su un tema delicato come quello dei minori di ’ndrangheta, prime vittime dell’organizzazione criminale calabrese, presso l’Università Cattolica di Brescia dove insegna. Oggi, in tempi così drammatici, anche da un punto di vista psichico e psicologico, il professor Antonino Giorgi, con la dottoressa Martina Roverselli, ha realizzato due questionari, attraverso i quali capire come la gente stia vivendo questo momento e soprattutto per dare un sostegno a chi ne ha bisogno ora e in futuro.

Cominciamo dal test sull’impatto emotivo del Covid-19 che avete deciso di somministrare: da cosa nasce questa scelta?

“L’idea del questionario è nata semplicemente per cercare di capire come le persone stanno vivendo questa cosa (Il primo: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSe2oku5gSw8yLj6pBFI8-ltWNHa4Oxt-cDeFvz9JF_Us9nCeg/viewform).

Il coronavirus ha sconvolto le vite di tutti, da un punto di vista sociale ed economico. Per preparare il test, ci siamo chiesti quanto e se le persone stiano vivendo situazioni difficili o se stiano fronteggiando in maniera adattiva la situazione e rispetto a che cosa per esempio sono più arrabbiate, motivando le ragioni della rabbia. Dai primi test arrivati, stanno venendo fuori tante informazioni importanti. Come per esempio il fatto che le persone sono arrabbiate perché devono stare a casa o perché hanno perso il lavoro. Il secondo test che abbiamo somministrato riguarda il supporto sociale percepito (https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeAzWrgakrhLmPz4uF_teUkFtjdO6t3CXGjWoJLi-wIFe2d4w/viewform). Quello che viene fuori, soprattutto in Lombardia, è che il supporto sociale è legato quasi esclusivamente alla famiglia e agli affetti. Oltre che alla figura dei medici che, lavorando in prima persona, sono percepiti come un sostegno che aiuta a vivere”.



Differenza tra Nord e Sud?

“Il 75% delle risposte ci arriva dal Nord, soprattutto dalla Lombardia, dove la percezione del pericolo è molto più forte che al Sud, meno colpito”.

Differenza nella percezione a seconda del titolo di studio?

“La fatica è trasversale. E i titoli di studio hanno aiutato nella fase iniziale, dopo hanno inciso di meno. Mentre le variabili più importanti sono state e sono quelle legate alla misura della casa, alla presenza o meno di un giardino, all’isolamento. Altri aspetti che incidono sono quelli legati alla presenza dei servizi, a quali si può accedere, al buon vicinato o alla presenza di un balcone in casa. Tanti, per esempio, stanno prendendo un animale, sia per avere la scusa di uscire, sia perché un animale fa tanta compagnia e dà l’idea di sentirsi vivi e utili. Inoltre, la percentuale di risposta è molto più femminile, come dire che le donne hanno più voglia di mettersi in gioco e di capire cosa sta succedendo”.

Diventerà un libro?

“Faremo sicuramente delle pubblicazioni su delle riviste. Poi si vedrà. Comunque devo dire che le persone sono gentilissime: sino ad ora abbiamo ricevuto bellissime risposte. Molti hanno scritto dicendo che i questionari li hanno aiutati a capire cosa stava accadendo. Soprattutto dentro di loro: stiamo vivendo una condizione interiore complessa non perché siamo ammalati, ma perché stiamo reagendo ad un alto grado di stress. La possibilità di poter fare una riflessione su di sé aiuta a normalizzare l’impotenza che è l’elemento più forte. Più forte della rabbia è il senso dell’impossibilità di reagire e agire”.

Come state vivendo questo momento?

“Io vivo in zona Brescia e quindi sono nell’epicentro del virus. Ho la fortuna di poter lavorare da studio, on line, e questa cosa mi alleggerisce molto. La città, dal canto suo, sta rispondendo in maniera molto diligente alle disposizioni del Ministero e a quelle regionali. Ma non possiamo nascondere che la situazione è complessa: come parola per definire ciò che sta accadendo abbiamo scelto “obnubilamento”, perché è come se fossimo dentro la nebbia. Brescia è una città viva, ma che è sopita, vuota, nonostante sia piena di vitalità. Io non la definirei una città in guerra, ma una città che combatte un nemico invisibile e si difende. Con tutte le difficoltà economiche e sociali. E con dei traumi psichici e psico-sociali che dovremo affrontare”.

Cambieranno i nostri stili di vita?

“Il rientro non sarà come prima, ma non sappiamo come sarà il futuro. Sicuramente siamo già di fronte a dei cambiamenti e un trauma collettivo che coinvolge l’intera comunità inevitabilmente andrà a rompere i legami sociali, mutando gli stili di vita. Il tempo di mutazione non lo sappiamo perché ancora siamo in quarantena. E soprattutto, quando rientreremo in comunità e incontreremo un amico, cosa faremo? Lo baceremo? Lo abbracceremo? Ci sarà un mutamento antropologico e molti cambiamenti già stanno avvenendo”.

Cosa è la paura ora?

“È una dimensione importante, perché ci aiuta a vivere bene e a rispondere allo stress e al pericolo. Ciò che ci preoccupa è la sua trasformazione in ansia e angoscia. La paura è funzionale ad uno stimolo di pericolo, l’ansia è una disfunzione della paura. Le persone che abbiamo intervistato sono impaurite, molte sono in ansia, molte in angoscia. E questo accade loro soprattutto la sera, quando si allenta il fare, quando si è a contatto con se stessi. Per questo abbiamo una robusta presenza di disturbi del sonno: o si dorme male o troppo sonno che è una reazione del corpo a proteggersi dall’incertezza e dal quotidiano che non cambia”.

Non potrebbe acuirsi una dipendenza dai social?

“Consigliamo di usare tutti gli strumenti tecnologici per metterci in contatto, per creare o mantenere una relazione. Ma se uso internet, isolandomi, creandomi una difesa schizoide, ritirandomi, è chiaro che il rischio è il ritiro sociale eccessivo o un eccesso di dipendenza. Non solo, potrebbe anche svilupparsi l’uso di sostanze, come alcol, che si cercano come se fossero una anestesia, un ansiolitico”

Che notizie avete in merito allo spaccio e all’uso della droga?

“Noi abbiamo notizie che le piazze di spaccio continuano ad operare e che le organizzazioni mafiose anche: la criminalità non ha paura del virus, anzi è una occasione. Ma pensiamo a chi soffriva già di una dipendenza. Ho colleghi che avevano delle persone in carico con fenomenologia di dipendenza e la situazione non è semplice e sto vedendo dal mio osservatorio che sta cominciando a diffondersi un eccessivo uso dell’alcol, che va distinto dall’uso dell’alcol come relazione: il tema è sempre quello del come uso l’alcol e quanto ne utilizzo”.

Hai un metodo da consigliare per continuare ad affrontare la chiusura?

“Consiglio sicuramente di alzarsi, farsi una doccia: è importante curare il corpo al mattino e soprattutto vestirsi. Non rimanete in pigiama. Ascoltate musica che vi aiuti a riconnettervi con la vostra storia e il vostro mondo. Contattate persone mantenendo vive le relazioni. In questo momento è anche molto importante darsi la possibilità di dire ‘ti voglio bene’. Occorre, dunque, lavorare per una economia delle relazioni, anche dicendo “papà sto male”. Anche piangere può servire. È un modo per esprimersi e non trasformare in altro una emozione, mostrandosi pro-attivi. Consiglio anche di fare un po’ di esercizio e di seguire una sana alimentazione. Inoltre, centellinate le informazioni al millesimo, non fatevi portavoce delle fake, scrivete come vi sentite, provando a capire il futuro in termini di possibilità. Altra cosa: per chi ha avuto una perdita, celebrate il funerale in termini rituali. Pensateci, accompagnate mentalmente il morto, chiamate il parroco o chi si occupa di assistenza spirituale, chiamate lo psicologo per chiedere come fare il rituale. È importante accompagnare chi non c'è più e lasciarlo andare via. Ci sono migliaia di persone che non hanno potuto celebrare il funerale, cosa molto grave da un punto di vista psichico”.

Il rischio Hikikomori è molto alto?

“Mentalmente si potrebbe innescare questo meccanismo: è così pericoloso fuori che mi ritiro, mi isolo. Quindi sfruttate tutte le occasioni di buon vicinato. Rimanete in relazione. Per esempio a Pasquetta, a Brescia, rispettando tutte le regole, hanno organizzato delle tombolate di quartiere. Approfittando per stringere nuove relazioni, rinnovando lo spirito. In tanti, in questo momento, si stano chiedendo cosa sia importante nella vita. Si pongono domande esistenziali, domande alle quali prima, nella corsa quotidiana, non si pensava”.

A te cosa manca?

“Mi manca la Sicilia, mi mancano i miei genitori che sono giù e che non posso vedere con le videochiamate perché non sono così smart! Sicuramente ho paura per loro, perché stanno arrivando notizie di casi in Sicilia. Sicuramente, altra cosa che mi preoccupa, è l’aspetto economico. Mi sarei aspettato una maggiore coesione sociale, una solidarietà di tipo economico. In questo momento trovare spazi di creatività è fondamentale: nei momenti di crisi puoi cambiare il mondo… O crolli o crei. E sicuramente da solo non ce la fai”.

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©2018 by ask4angela

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