• Angela Iantosca

Non starò a guardare

Ci sono degli incontri nella vita che cambiano la tua esistenza.

Come quello che sto per raccontarvi.

Un giorno di qualche tempo fa, curiosando tra gli stati di Whatsapp, ho visto una locandina che annunciava una sfilata di moda per beneficienza e ho pensato che fosse un bell’evento da raccontare. Ho iniziato a cercare qualche informazione in più e ho scoperto che quella sfilata, dietro le luci della ribalta, gli abiti e lo show, aveva un mondo popolato di medici e volontari e soci che mettevano a disposizione le proprie professionalità o anche solo la propria buona volontà per aiutare il prossimo. Un prossimo rappresentato delle donne e dai bambini dell’Uganda, un Paese a me del tutto sconosciuto. Allora mi è venuto in mente quello che una volta, durante un’omelia, disse un sacerdote: “Non occorre andare lontano per aiutare qualcuno, è sufficiente aiutare chi ti siede accanto se ne ha bisogno”. Per questo mi sono domandato che bisogno ci fosse di arrivare fino a lì. Ma la risposta mi è arrivata in tutta la sua semplicità: in Africa il diritto alle cure non è garantito per nessuno, ci sono tante persone abbandonate a se stesse che muoiono senza ricevere un aiuto o un conforto. Ed è così da sempre.

Così sono diventato anche io volontario prima e poi socio Afron, oncologia per l’Africa. Una Onlus che si occupa di prevenire il cancro attraverso la sensibilizzazione. Ma anche di garantire cure a chi è stato colpito da tumore.

Noi non ci pensiamo mai a loro, agli altri, perché noi siamo fortunati: siamo in quella piccola parte di pianeta in cui la Sanità è gratuita. Ed eccellente, come ha dimostrato in molte occasione durante la pandemia. Ma in posti come l’Uganda le strutture sanitarie sono poche, le cure costose e le persone diffidenti nei confronti dei medici e della medicina. In dieci anni, Afron ha saputo aiutare i più deboli. Come mi racconta colei ha fondato la Onlus e che tutt’oggi ne è presidente, Titti Andriani.



Titti Andriani, una donna che dieci anni fa ha lasciato il lavoro di manager in ambito congressuale, anche molto apprezzata per serietà e dedizione, per inseguire un sogno: alleviare il dolore degli altri. È questo il motore che fa nascere Afron?

“Sì, è la volontà di intervenire laddove la sofferenza non consente alle persone di vivere una vita serena e dignitosa. Nell’estate del 2006 ero in Uganda per un’esperienza di volontariato e mi sono resa conto di come dei diritti umani, come la salute, non fossero garantiti, soprattutto ai bambini, al pari di quanto accade nei paesi occidentali. Ho provato un grande senso di ingiustizia e al rientro in Italia ho cominciato a maturare l’idea di poter fare qualcosa di concreto per colmare questo grande gap”.



I sogni si possono concretizzare, se si ha il coraggio di viverli e di impegnarsi per vederli realizzati: questa frase è sulla quarta di copertina del libro “Non starò a guardare”, edito da Edizioni Magi, che hai scritto per raccontare la tua storia e quella di Afron, dopo dieci anni di attività. Il sogno è realizzato?

“Il sogno è stato realizzato perché non sono stata a guardare, come dice il titolo del libro. Per 3 anni, dal 2006 al 2009, mi sono impegnata studiando per acquisire le necessarie competenze nel Terzo Settore, ho lasciato il mio precedente lavoro, ho coinvolto alcuni amici/clienti oncologi in un progetto che aveva lo scopo di prevenire e curare i tumori nelle donne e nei bambini africani. Mi hanno seguita con entusiasmo. Eravamo pronti a garantire loro il diritto alla salute. Finalmente nel maggio 2010 è nata Afron Oncologia per l’Africa”.



Nel libro parli della tua rinascita, ma Afron in questi anni ha coinvolto 800.000 persone nelle campagne di sensibilizzazione, ha curato 16 mila donne con visite al seno e pap-test gratuiti e sostenuto oltre 100 bambini durante il decorso della loro malattia oncologica. Forse bisogna parlare della rinascita che avete offerto alle donne e ai bambini ugandesi.

“Afron è nata da un percorso personale che mi ha portata a mettere in discussione tanti aspetti della mia precedente vita e a rinascere in una nuova veste più autentica ed altruista. Ho “contagiato” moltissime persone in questi 10 anni, al punto da creare un Team dedicato che oggi conta 30 Soci e una decina di volontari. È grazie a questo prezioso lavoro di squadra che Afron è riuscita a portare a casa risultati così brillanti. La salute di queste donne e bambini è oggi la nostra priorità”.

Due riconoscimenti ricevuti da due presidenti di due nazioni diverse, quello italiano e quello ugandese. Una vita, negli ultimi dieci anni, divisa tra Africa e Italia. Dove ti vedi nel tuo futuro?

“Sicuramente ancora divisa perché appartengo ad entrambi i mondi. In Italia gli affetti, i Soci, gli eventi Afron, in Uganda le mie donne ed i miei bambini. Ogni volta che parto mi accolgono sempre con grande emozione, facendomi sentire a casa”.

Nel libro “Non starò a guardare”, i cui proventi saranno tutti destinati ai progetti di Afron, racconti i traguardi conseguiti. Quali sono le ambizioni di Afron oggi, vista anche l’esperienza degli ultimi dieci anni?

“Vogliamo raggiungere un numero di beneficiari sempre più alto, garantendo screening e cure ed implementare maggiormente la formazione del personale sanitario degli ospedali con cui collaboriamo. Negli ultimi anni abbiamo svolto dei programmi oncologici in Mauritania ed in Rwanda. Non escludiamo di oltrepassare i confini dell’Uganda per offrire il nostro supporto anche ad altri paesi africani. Non ci fermeremo finché l’accesso alle cure non sarà uguale per tutti. Per continuare questo nostro cammino, abbiamo bisogno del sostegno dei nostri donatori, che in questo momento possono sostenerci donando il loro 5 x 1000, approfitto per ricordare il nostro codice fiscale 97604500583”.

di Emanuele Scigliuzzo

©2018 by ask4angela

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