• Angela Iantosca

Milagros Branca: In mezzo c'è stata la vita...

Le fu regalata una macchina da scrivere quando aveva dieci anni. Fu allora che cominciò, battendo quelle lettere dure e rumorose, a raccontare alcuni frammenti delle giornate trascorse nell’appartamento in cui viveva a Milano. Un microcosmo presidiato dalla madre. Apparentemente austero, si penserebbe visto l’uso della parola ‘presidio’, ma in realtà per lei molto comico... Ma è nel ’77, grazie al film “Julia” con Vanessa Redgrave e Jane Fonda, che Milagros Branca, stregata da quella donna con la sigaretta in bocca che batte furiosamente sui tasti della macchina da scrivere, decide di volerla emulare, iniziando a fissare su carta una storia. “Ho impiegato 30 anni per scrivere e pubblicare il mio primo romanzo “Conseguenza d’Amore”. In mezzo c’è stata la vita” divisa tra la famiglia, i figli, la passione per i viaggi e la fotografia… Oggi, dopo altri dieci anni, nasce un nuovo romanzo “Storia di Uliverio” (Baldini+Castoldi): un libro che è un viaggio nel tempo, nell’amore, nelle storie che hanno il sapore dei migranti, delle navi che attraversano Oceani strappando sogni e sognandone di nuovi, della passione soffocata nel fieno, di rinascite, di tronchi di ulivo in cui nascondere bambini, di adulteri e segreti mai svelati, ma anche di arte, cultura, di New York e di una Roma che sembra non esistere più, di una Dolce Vita di cui si narra come di un’illusione che ha illuminato via Veneto e le star del cinema.


(Foto di Marshall Vernet)

Nel suo ultimo romanzo c'è la Puglia, con le sue masserie, ma anche la Roma della Dolce Vita e New York: esiste ancora quel mondo?

“La Puglia dei primi del Novecento sicuramente la possiamo percepire attraversando i paesini e la sua terra con i muri a secco e gli uliveti dalla terra col ruggine. Agli inizi del 2000 la Puglia è stata “riscoperta” e in molti hanno comprato trulli e masserie per ristrutturarle e trascorrerci le vacanze. Altri le hanno trasformate in alberghi. I paesini e le cittadine hanno mantenuto il loro fascino: purtroppo ai limiti di questi borghi sono stati costruiti dei casermoni orrendi che hanno deturpato la bellezza del paesaggio, ma per fortuna siamo allenati e i nostri occhi colgono solo le cose belle… La Roma che descrivo aveva il cuore che palpitava di voglia di riemergere dalle ceneri della guerra e il fermento culturale era palpabile ovunque… Ora non so, perché non ci vado da molto tempo, anche se rimane la mia città preferita insieme a Parigi e Los Angeles! New York era e rimarrà sempre la metropoli dove tutto succede, dove tutto è possibile e dove sono nate correnti artistiche nei decenni dopo la guerra. Credo che non cambierà mai molto. Tuttavia stiamo vivendo una pandemia epocale e questo potrebbe cambiare molte cose”. 



Cosa ha guadagnato e cosa ha perso il cinema in questi anni?

“Il cinema degli anni ’50 non aveva certamente i mezzi di oggi. Il Neorealismo di De Sica, De Santis, Rossellini, Lattuada e altri rifletteva il malessere del Paese, la povertà, ma sopratutto la speranza delle persone nonostante le loro paure. Vi era il desiderio di lasciare alle spalle la guerra e di trovare una vita migliore, tutti temi trattati nei capolavori dei registi che ho citato. Molti protagonisti non erano nemmeno attori, ma gente comune. Ho rivisto di recente “Ladri di Biciclette” e “Sciuscià”. Commoventi ritratti di una società allo stremo dopo la guerra. Mi piacerebbe pensare che c’è una similitudine tra il bimbo di “Miracolo a Milano” che viene trovato sotto un cavolo a Uliviero che viene scovato dentro al tronco di un ulivo. All’epoca Cinecittà era stata presa per rifugiare gli sfollati e quindi molti di questi film venivano girati nelle strade tra le macerie della guerra. Il cinema di allora non è paragonabile a quello di oggi. Forse il malessere di oggi lo sfoghiamo sui social, è tutto a portata di un click e tranne Sorrentino non mi vengono in mente altri  registi che colgano le sfumature della nostra società come lo facevano quelli di allora. Sicuramente il cinema di oggi può avvalersi di attori eccelsi di grandi mezzi e di tecniche digitali. Ma il fascino di un film in bianco e nero di allora non è replicabile. Ecco, per rispondere alla sua domanda credo che abbia perso la poesia di allora. Se devo pensare a un regista di oggi che mi piace e che ammiro citerei senza dubbi Paolo Virzì”. 

Ha attraversato il '68 da bambina, vivendone le conseguenze negli Anni Settanta: oggi, da donna adulta e con uno sguardo che ha abbracciato molte parti del mondo: davvero sono stati fatti dei passi in avanti?

“Ho appena guardato una serie televisiva americana che si chiama “Mrs America” con Cate Blanchett. Parla del movimento per i diritti delle donne formatosi negli anni ‘60 negli Stati Uniti. La serie descrive le battaglie delle attiviste femministe come la scrittrice Gloria Steinem, l’attivista e politica Bella Abzug e  la saggista e attivista femminile Betty Friedan. Donne che si sono battute per ottenere gli stessi diritti degli uomini. Quindi ho una fresca visione di quello che ha comportato per questo donne far valere i nostri diritti: scherno e derisioni. Pensi che ho scoperto di recente che in Svizzera il voto alle donne è stato concesso nel 1971!! Quindi sì, penso che siano stati fatti molti passi avanti e spero che tutti gli sforzi per raggiungere questa emancipazione non siano stati vani, sopratutto negli Stati Uniti dove si sta rivivendo un ritorno a un passato da medioevo ad esempio con il tentativo di abolire l’aborto”.

Come vede le donne?

“Le donne di ieri e di oggi sono forti in egual misura ma quelle di oggi sono libere. Hanno subìto tante ingiustizie e in alcuni paesi purtroppo le subiscono tuttora. Ammiro le donne perché abbiamo fatto delle nostre fragilità la nostra forza. Mi spiego: compensiamo il nostro fisico più debole di quello degli uomini con la nostra resilienza, con il nostro naturale istinto di giustizia e di verità. Il mondo sarebbe un posto migliore se al posto dei capi dello stato ci fossero delle “capesse" dello stato. Sogno Michelle Obama come presidente degli USA. Una donna che ammiro molto”.

Cosa manca alle donne?

“Oggigiorno non molto, forse di avere un po’ più di fiducia nelle loro capacità è importante che non si sentano mai il sesso debole”.  

Sempre con voi”: di cosa si tratta?

“Si chiama "Sempre con voi" il fondo istituito dalla famiglia Della Valle a favore delle famiglie di medici e infermieri che hanno perso la vita mentre combattevano in prima linea contro il Covid 19. Si tratta di una causa che ho sentito di voler sostenere devolvendo parte del mio ricavato del libro. Ho visto immagini indelebili in televisione di questo periodo che abbiamo appena trascorso e che non è ancora scomparso del tutto e ho voluto dare il mio piccolo contributo a queste persone”.

Sta già pensando a un nuovo romanzo?

“Sì, ho approfittato  del lockdown per mettermi al lavoro del seguito di “Storia di Uliviero”. Sono già a metà! Lego la storia al mio primo romanzo “Conseguenza d’ Amore” per creare una trilogia. Questo perché molte persone in passato mi hanno chiesto perché non dessi alla luce un seguito del mio romanzo e allora dieci anni dopo la sua uscita, quei lettori, ritroveranno i posti dove aveva ambientato il mio romanzo d’esordio”.

Uliviero potrebbe diventare un film?

“Magari! Non è la domanda da fare me! Scherzi a parte, sì penso che potrebbe essere un film o una serie televisiva. La storia si presta sicuramente. Ne sarei sicuramente felice!”.

Perché leggere questo romanzo?

“Storia di Uliviero” è un romanzo per sognatori, per chi in un libro cerca l’evasione, un mondo che non conosce. E se quel mondo fosse uno specchio di quello che stiamo vivendo adesso in quest’epoca post pandemia? Una rinascita come lo fu il dopoguerra. Abbiamo vissuto, in modo diverso ma seppure traumatico, una guerra in questi lunghi mesi di primavera. Mi piace pensare che il mio romanzo, Storia di Uliviero, nasce alle porte dell’estate in un momento di gioia per tutti noi che abbiamo sentito questo spettro del virus alitarci sul collo. Ma non dobbiamo abbassare la guardia e continuare a mantenere delle regole di distanza e sicurezza!”.

La scrittura è stata per lei catartica?

“Nel mio caso lo è stato. Non per la storia che stavo scrivendo e i suoi contenuti ma per il momento che stavo attraversando nella mia vita (Milagros Branca ha da poco perso Carlo Tivioli, al quale era stata legata in matrimonio per molti anni, e poi da una profonda amicizia. A lui è dedicato il libro - ndr). Un momento molto doloroso con dei problemi di salute. Ho voluto distanziarmi dai miei problemi entrando nella mia storia, assorbendo il bene che mi faceva raccontare la storia di Uliviero e ne ho tratto molto beneficio. In poche parole ho messo tutte le mie energie verso qualcosa che potesse diventare qualcosa di positivo invece di lasciarmi andare alla sofferenza che stavo vivendo”.

Cosa è per lei la nostalgia?

“Bella domanda! La nostalgia è una cosa che associo alla malinconia. È un sentimento impalpabile che cresce in me quando mi sento triste. Nostalgia per il tempo che è stato, per i giorni del collegio, per i figli piccoli che adesso sono cresciuti, per la casa del mare all’Argentario dove andavo in vacanza da piccola. La nostalgia per una pietanza che non gusterò mai più perché non esiste più il posto che la faceva. La nostalgia ci prende quando meno ce lo aspettiamo, un profumo nell’aria, un quadro in un museo, una bimba che corre ai giardini che ha lo stesso taglio di capelli di tua figlia quando era piccola. Qualcuno una volta disse che una buona giornata è una giornata in cui i ricordi sono rimasti tranquilli”.

©2018 by ask4angela

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