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  • Angela Iantosca

Mi manca la strada

Quell’ERA suona come un verbo tombale. Un verbo che si fa fatica ad usare anche con chi non c’è più. Per una predisposizione che abbiamo a trattenere nel presente chiunque abbia attraversato le nostre esistenze. Soprattutto quando si tratta di un padre.

Ma Alessandro Gallo, a 15 anni, ha deciso di andare oltre, di usare un verbo imperfetto per un padre ancora vivo, scegliendo di prendere le distanze da quell'uomo che aveva scoperto diverso da come pensava fosse, regalandosi un altro futuro, dimostrando a se stesso e a tutti che si è davvero liberi, che si può addirittura arrivare a fare prevenzione nelle scuole, raccontando la propria esperienza, nonostante il cognome e la famiglia di provenienza. Mostrando che si può avere un'altra occasione e che si può costruire un futuro nuovo per i propri figli.

Lo ha raccontato nel romanzo “Era tuo padre” (Rizzoli), ma lo racconta ogni giorno con il suo impegno, il teatro, gli incontri e i libri.

Come stai vivendo questo momento in famiglia?

“Piacevole anche se ci sono alcuni momenti durante i quali i 52 mq di casa da dividere con moglie, due figli ed un cane sono abbastanza stretti e poco comodi. In questi mesi subisco il disagio delle quattro mura domestiche che prima non subivo perché passavamo davvero tanto tempo fuori. Lavoro, scuola, sport, cinema, piazza, parco. Noi siamo mai stati una famiglia di pantofolai”.



Pensi che ci cambierà tutto questo?

“Me lo auguro anche se per ora restiamo i soliti lunatici, un pò ipocriti ed un pò opportunisti”.

I teatri sono chiusi e si dice che apriranno a fine anno: cosa comporta questo per il teatro? E per te?

“Comporta che non ci resta altro che osservare il tetto di casa cedere sulla nostra testa senza poterlo mettere in sicurezza perché ormai è troppo tardi”.

Come cambierà la rappresentazione teatrale? O assisteremo al tramonto del teatro dopo 2500 anni di storia?

“Io non ho paura di dovermi adattare scenicamente, di mettere in discussione un codice, lo trovo addirittura stimolante è nella natura del teatro e dei teatranti mettersi in gioco ed opporsi alle proprie convinzioni artistiche ed intellettuali, ho paura però che per lo spettatore non sarà facile. Sarà restio nell'andare al mare o al parco con la famiglia non oso immaginare cosa accadrà nelle platee dei piccoli e dei grandi teatri”.

Si parla delle mafie che in questo momento hanno e avranno ancora più terreno fertile: cosa pensi?

“Che attendevano da tempo di potersi riprendere potere economico in alcune luoghi del paese e ci sono riusciti. Non è una novità: è nella loro natura occupare lo spazio vuoto dello Stato, mi preoccupa che prima riempivano i vuoti in quei luoghi già caratterizzati dal disagio sociale, economico e culturale. Oggi con il Covid arriveranno anche dove non c'è disagio, dove si stava bene fino a 50 giorni fa ed ora non più. Questo mi fa paura”.

Avevi da poco pubblicato un libro ed eri in tour promozionale: come ti sei reinventato?

“Ho scoperto l'utilità del web: didattica a distanza e webinar. Ho scoperto di quanto siamo stupidi a credere che non avrebbe funzionato perché il ragazzo/studente sarebbe stato un "utente" distratto al contrario ho trovato un pubblico attento e con tanta voglia, se pur virtualmente, di relazionarsi. Non me lo sarei mai aspettato”.

Stai scrivendo altro?

“Non riesco a scrivere se non la lista della spesa”.

Cosa stai leggendo?

“Giovanissimi di Angelo Forgione, un piccolo gioiello che consiglio a tutti”.

Cosa ti manca?

“Mi manca la strada. Ho voglia di sbatterci con la testa a terra”.

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©2018 by ask4angela

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