Cerca
  • Angela Iantosca

La prossima notizia che vorrei dare? Annunciare i concerti di Baglioni e Consoli

Chi fa o è giornalista, in questo momento, più di sempre, dovrebbe essere cosciente delle proprie responsabilità. Delle parole e degli aggettivi che sceglie per dare una notizia. Perché basta poco per spaventare, fare sensazionalismo, apparire superficiali o far passare informazioni sbagliate. Basta omettere un dettaglio, alzare un sopracciglio, calcare il tono mentre si pronuncia una parola, per far intuire molto più di quello che il testo scritto e preparato può ad un primo sguardo far capire. Ce lo racconta Fausto Pellegrini che si è occupato di “informazione necessaria” in un suo libro che ci lascia una immagine iconica di questa professione, o meglio di chi questa professione la 'indossa', “La bisaccia del giornalista”. In prima linea contro le mafie, da cittadino e giornalista, ha partecipato alla realizzazione del “Libro bianco” sui fatti del G8 del 2001 e di alcune delle inchieste che hanno raccontato quegli avvenimenti. Oggi è vice caporedattore cultura e spettacoli di RaiNews24.

“Affrontare il virus da giornalista significa essere costretti a tornare a ragionare sulla grande responsabilità della nostra professione. In situazioni come queste, per esempio, il concetto di servizio pubblico assume più che mai un significato profondo. E allora devi ricordarti che corretta informazione e scoop non sono necessariamente la stessa cosa, che arrivare meglio su una notizia è più importante che arrivarci prima, che la competenza conta più della competitività. Penso ad esempio alla pubblicazione delle bozze di provvedimenti spacciate per la versione finale degli stessi che hanno provocato scompiglio nell’opinione pubblica. Penso a quei giornalisti che si sono difesi appellandosi a sproposito all’art. 21 della Costituzione. Deve essere invece chiaro che non è vero che tutto quello che ti arriva tra le mani deve essere pubblicato. Esiste una responsabilità morale e professionale che impone a volte dei passi indietro nell’interesse della verità e dei cittadini. E se questa emergenza servisse a farcelo capire sarebbe una gran cosa”.



Il tempo a disposizione come può essere impiegato, anche dagli studenti?

“Il tempo a disposizione può essere impiegato in vari modi, secondo me. Anche ad annoiarsi. Nessuno riflette più sul significato anche positivo di questo stato d’animo. La noia può essere creativa, l’inutile può essere meravigliosamente utile. Quindi al di là delle scontate raccomandazioni a non abbandonare lo studio, a dedicarsi alla lettura, alla musica, a tutte quelle attività che nella vita frenetica di tutti i giorni non riusciamo a compiere, direi che anche abituarsi ad annoiarsi potrebbe essere un grande insegnamento”.

Da padre come stai affrontando con la famiglia questo momento?

“Come molti genitori della mia generazione, con un figlio che studia e lavora all’estero, sono alle prese con la schizofrenia quotidiana che mi fa oscillare tra la voglia di essere rassicurante e quella di avere rassicurazioni. Un mix esplosivo che si risolve solo puntando tutto sulla fiducia nei comportamenti del figlio”.

Credi che anche giornalisticamente questa esperienza ci cambierà?

“Se accade quello che ho detto nella risposta precedente, sì. E spero in meglio. Tornare a ragionare sulla responsabilità del proprio lavoro è importante. E credo anche che, come ha recentemente detto Papa Francesco, sarà bello tornare alla nostra normalità con la consapevolezza che tutto quel bello a cui siamo abituati non è scontato. E va vissuto con gioia ancora maggiore”.

Eccesso di informazioni o fake news, come districarsi senza impaurirsi?

“Una risata seppellirà anche questo virus. Credo fermamente che l’unico modo per uscire indenni da a tutte le informazioni da cui siamo bombardati passa per la leggerezza (che ovviamente, non ha niente a che vedere con la superficialità, anzi è il suo contrario). Chi mi conosce sa che in situazioni come questa, ripeto spesso le parole di una canzone scritta da Pier Paolo Pasolini e cantata da Domenico Modugno: “Il derubato che ride ruba qualcosa al ladro / il derubato che piange ruba qualcosa a se stesso”. Ecco penso che per non farci rubare nulla da questo malaugurato virus dobbiamo essere capaci di attrezzarci in una allegra, responsabile, resistenza”.

Consigli di lettura?

“Io sto leggendo la Chimera di Sebastiano Vassalli e Economia rock di Alan B. Krueger. Credo che un classico faccia sempre bene. Non necessariamente italiano, penso alla letteratura francese o russa dell’Ottocento. E ancora: un libro che ho sempre amato è “Il resto di niente” di Vincenzo Striano”.



Stai scrivendo qualcosa di nuovo, dopo "Incanto. Viaggio nella canzone d'autrice" (L'Erudita)?

“No. Non sto scrivendo nulla si nuovo. Ma il mio viaggio nella musica continua . E chissà...”.

Che musica stai ascoltando?

“Innanzi tutto penso sia importante ascoltare musica. Credo che questo valga in ogni momento della nostra vita (come diceva Cervantes “dove c’è musica non può esserci nulla di cattivo...). E valga, a maggior ragione nei momenti difficili, come quello che stiamo vivendo, in cui ci viene regalato tanto Tempo. E questo significa, per esempio, che possiamo decidere di ascoltarla non come semplice sottofondo. Proprio perché il tempo a disposizione in questi giorni è dilatato, facciamo una cosa per volta. E quando decidiamo di ascoltare musica....ascoltiamo musica. E torniamo ad ascoltarla in silenzio, davanti a quel vecchio sacro totem della mia generazione che è lo stereo (per chi c’è l’ha ancora). Io, in questi giorni, insieme a tanta musica “moderna” sto riascoltando i “miei” classici: dai cantautori come Guccini, Vecchioni, Battisti, Baglioni, De Andrè, Conte, Brel, Brassens, Ferrè, Leonard COHEN, James Taylor...ai grandi gruppi come Led Zeppelin, Pink Floyd , Genesis, Procol Harum, Beatles… e via dicendo”.

La prossima notizia che vorresti dare?

“Due belle chiacchierate: una con CLAUDIO Baglioni che mi racconta i suoi 12 live di giugno a Caracalla. Un’altra con Carmen Consoli che annuncia ospiti e scaletta della sua performance all’Arena di Verona del 25 agosto organizzata per festeggiare le sue nozze d’argento con la musica. Se ciò accadrà vorrà dire che ci siamo lasciati alle spalle gli incubi di questi giorni...”.

—-

20 visualizzazioni

©2018 by ask4angela

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now