• Angela Iantosca

La mia resilienza in un corpo morbido

Apparire, mostrarsi, adeguarsi. La vita è una continua vetrina sulla quale porsi provando ad offrire il profilo migliore. Profilo che si fa sempre più social e falsato in funzione degli stereotipi, degli schemi, di quei canoni che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi. C’è chi tutto questo prova ad abbatterlo, superando lo stigma e lavorando per una società libera da giudizio e pregiudizio come Marianna Lo Preiato presidente di una associazione che già nel nome promuove la morbidezza: Curvy Pride.

Come è nato il libro “La mia resilienza in un corpo morbido” a cura di Marzia Di Sessa? 

“È nato da un'idea di Rossella Bianco, direttore editoriale della Giraldi Editore. Mi seguiva sui social e, dai miei post, ha supposto che avevo una storia di dolore e di rinascita da raccontare. Ci incontrammo e dopo una lunga chiacchierata sulla mia vita è nato il progetto del libro. Ne “La mia resilienza in un corpo morbido” racconto lo strazio di essere cresciuta con una madre inadeguata, il bullismo subito a scuola, i problemi di coppia, il rapporto con il mio corpo, la nascita di mia figlia che ha cambiato la mia vita. Ho accettato l’invito ad aprirmi perché viviamo in un mondo di apparenza zeppo di famiglie sempre contente e felici, di persone perfette con vite perfette. E io ritengo che non sia così, che dietro ogni maschera ci sono sofferenze ma anche gioie nascoste agli occhi degli altri. Spero che chi leggerà il mio libro comprenderà che la vita è dura anche per gli altri, che non ci si deve sentire gli unici ad essere sopraffatti dai problemi, che tante volte si penserà di non avere via d’uscita, ma una porta c’è sempre, bisogna solo rialzarsi e passo dopo passo arrivare ad aprirla”.



Come si è accostata al mondo curvy? 

“L'incontro con il mondo curvy è avvenuto per caso. È stato un arcobaleno dopo un temporale! Ci siamo studiati, osservati, abbiamo imparato a conoscerci e poi ci siamo innamorati. È stata una gran svolta come donna. Ho imparato anch'io ad amare me stessa e a comprendere meglio gli altri. I corpi sono l’involucro che custodisce passioni, sofferenze, gioie, traguardi. Tutti i corpi devono essere amati e rispettati perché sono la vita!”.



Perché ha deciso di sostenerlo? 

“Sostengo il mondo curvy perché mi ha dato tanto, in termini di crescita professionale e personale. Ma per essere precisi io sostengo il mondo della pluralità e dell’inclusione. Dobbiamo dire basta a un mondo basato su stereotipi nocivi e dannosi. Trascorriamo la nostra vita cercando di assomigliare a modelli irraggiungibili dimenticando di amarci, di puntare sulle nostre peculiarità, di sviluppare i nostri talenti. Non possiamo più aspettare. Bisogna impegnarci ad attuare questa rivoluzione culturale. E ho deciso di essere in prima linea per me, per gli altri e, soprattutto, per mia figlia. I giovani possono migliorare questo mondo!”.

Quali sono e iniziative? 

“Con la costituzione dell’Associazione CURVY PRIDE – APS, di cui orgogliosamente sono la Presidente, abbiamo realizzato numerose manifestazioni, da flashmob a sfilate contro i rigidi dettami dell’Alta Moda riguardo alla taglia delle modelle. Alle nostre associate offriamo la possibilità di scrivere articoli sul nostro blog, di partecipare a eventi che aiutano l’autostima e/o a incontri (in questa fase di pandemia) su piattaforme digitali, di studiare propri progetti per sviluppare i propri talenti. E tanto ancora stiamo pianificando di realizzare”.

Cosa ha incontrato in questo suo cammino? 

“Ho incontrato storie di persone vere, amicizie a distanza, affetto, gratitudine. Ma anche tanta sofferenza ingiusta e ingiustificabile, causata da preconcetti e superficialità nel giudicare le persone dal loro aspetto fisico, qualsiasi esso sia. È lì che capisci che il tuo messaggio è quello giusto. Che il cammino deve continuare”.

Quanta strada bisogna ancora fare? 

“Purtroppo la strada è ancora lunga. Molti chilometri sono stati percorsi, ma, a mio avviso, ne abbiamo ancora tanti davanti a noi. Bisognerebbe parlarne sempre: nelle scuole, nelle palestre, nei luoghi di ritrovo, sui giornali, in tv, in parlamento. Dobbiamo imparare a non accettare i soprusi, a lottare per la libertà di poter essere sé stessi senza l’ossessione del giudizio altri. E Curvy Pride lo fa costantemente da anni”.

La discriminazione riguarda anche gli uomini? 

“Certo. Ma io penso che l'uomo la vive in maniera più intima, più solitaria. Ha più pudore nell’esternare le sue fragilità, di raccontare il suo vissuto. Ed è per questo che si trovano meno testimonianze, meno denunce, meno (apparente) coinvolgimento”.

Quanto male fa lo stigma sociale? 

“Moltissimo. Ed è deleterio per i giovani. Ormai si vive solo di fermo immagine (come dico io) e la prospettiva è sbagliata”.  

Cosa può causare? 

“Prima di tutto crea l'isolamento sociale. Ci si chiude a riccio e si attraversano delle fasi che ciclicamente ti accompagneranno per tutta la vita. Si evita di incontrare gli amici, a vivere con serenità il rapporto di coppia, si rinuncia a partecipare a colloqui di lavoro. E ci si ammala. Soprattutto i giovani sono soggetti a disturbi del comportamento alimentare (purtroppo spesso si arriva anche alla morte) perché non hanno gli strumenti per reagire. Devi rappresentare uno status symbol, devi raggiungere una bellezza omologata, devi essere ciò che non sei altrimenti non vieni accettato”.

Come si può invertire la rotta?

“Facendo capire che la vita non è solo immagine, che va vissuta senza pesi interiori. La società deve cambiare rotta. Deve aprirsi a quella che è la diversità. Ognuno di noi ha dei talenti e deve sfruttarli e potenziarli. Ognuno di noi deve avere dei sogni e sapere che per raggiungerli non serve somigliare a qualcun altro ma essere semplicemente sé stesso. Come? Scuole, Istituzioni, Associazioni, Media, Imprese tutti coesi nell’attuare un cambio di mentalità. Progetti condivisi, controllo attento dei social network, film/articoli/messaggi pubblicitari/trasmissioni televisive e tanto altro che valorizzino la pluralità e l’inclusione. Bisogna parlare in continuazione e stigmatizzare i comportamenti che inducono alla discriminazione e al bullismo. E l’Associazione CURVY PRIDE – APS è in prima linea”.

©2018 by ask4angela

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