• Angela Iantosca

La gatta morta? Sempre perfetta. Anche in questo momento

Ci siamo perse nelle campagne umbre un pomeriggio di qualche mese fa mentre da Roma tentavamo di arrivare in una tenuta in zona Orvieto. Ma mi aveva avvertito che con lei sarebbe successo qualcosa di insolito. Sicuramente qualcosa da raccontare. Le capita sempre: soprattutto se deve andare in vacanza. O arriva uno tsunami o un tifone. Ma le capita anche se va da un ortopedico perché è caduta e si è fatta male alle ginocchia. A lei in quel momento, di fronte alle domande di rito del medico sulla sua situazione sentimentale (nubile, sposata, figli?), cosa viene in mente? Di dire che è vedova… facendo cominciare così, poi, un suo romanzo (“Volevo essere una vedova”, Einaudi)! Chiara Moscardelli è una comica inconsapevole. Dovrebbe fare l’attrice (oltre che continuare a scrivere) e sicuramente andare più spesso in tv (recentemente l’abbiamo vista spesso dalla Balivo su RaiUno ed è stato un trionfo!), visto la sua verbosità, la sua vis comica e quella fonte inesauribile di ispirazione che è la sua vita. Io l’ho conosciuta grazie al suo romanzo d’esordio, “Volevo essere una gatta morta” (Giunti) e da lì non l’ho più abbandonata!

Ammettiamolo Chiara, noi single stiamo sul pezzo: in questo momento possiamo dire che siamo sole per colpa del virus...

“Vero! Ma se c’è una cosa che non mi angoscia è lo stare a casa da sola! Il pensiero di essere in coppia e di rimanere incastrata dentro 50 metri quadri con una persona... sono sicura che sarebbe andata a finire malissimo!”.

Come stai vivendo questo momento?

“Erano 32 anni che non stavo più di due giorni a casa! Per me è una meraviglia stare ferma e non sento l’angoscia della costrizione casalinga!”.

Come si svolge la tua giornata?

“Mi sveglio sempre alla stesa ora, come se dovessi andare in ufficio. Quindi mi alzo alle 7.45, faccio colazione, mi vesto, guardo il tg e poi mi metto a lavorare. Lavoro un po’ meno ora, avendo sospeso le presentazioni. Ma da oggi voglio cominciare a mettermi a scrivere. Anche se nn è una condizione ideale. Uno dovrebbe essere sereno, tranquillo, non avere angosce e preoccupazioni, per poter scrivere”.

Tu dove ti trovi?

“Io sono a Milano, i miei sono a Roma e gli amici sparsi… In queste condizioni è difficile scrivere il prosegui di “Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli” (Giunti). Ma deve uscire a settembre… quindi devo mettermi sotto. Ma, diciamolo subito, nel libro non ci sarà traccia del virus: che sarà presente in moltissimi libri!”.

Oltre a scrivere?

“Sto scoprendo l’arte del pulire casa, cosa che non ho mai fatto in vita mia. Avevo la donna di servizio e ora ovviamente no! Sto imparando un sacco di roba: per esempio come si lavano i bagni, gli specchi, che in effetti erano zozzi nonostante la donna! Ho comprato anche il Vetril quando ho fatto lo spesone… Mi piace fare la casalinga: disperata, ma mi piace. Sto là a rastrellare, pulire nervosamente, un po’ anche perché sono preoccupata per l’igiene. Anche le cose con cui esci per fare la spesa sono tutte da lavare! Ieri alle 12 avevo già fatto sette bucati per lavare tutto quello che avevo messo fuori e portato dentro casa, senza sapere che portavo dentro il virus… Comunque sto pensando di fare dei tutorial da postare sui social”.

E con la cucina come te la cavi?

“Non ho mai cucinato in vita mia e siccome sono nella fase di mantenimento della dieta che ho cominciato a novembre sto provando a cucinare bene. Ho seguito una dieta molto seria: l’ultima volta che mi sono pesata, il 15 febbraio, risultava che avevo perso 11 kg! Ora stare a casa a dieta è roba difficile: sto con la testa sempre nel frigo. Allora, per evitare le tentazioni, ho comprato solo cose proteiche. Così, se mi viene fame, mangio il prosciutto. E niente dolci. Poi mi sono fatta dare delle ricette per dolcini proteici dalla nutrizionista su whatsapp e dovresti vedere come mi vengono i pancake proteici: il sapore è buono, la forma un po’ così. L’altro ieri ho fatto dei muffin proteici che erano palle da biliardo… ma non voglio lasciarmi andare fisicamente. Questo è importante. Già siamo abbrutiti fisicamente”.

Qualche giorno fa c’è stata la fuga dal Nord verso il Sud: tu sei romana. Ci hai pensato?

“Non mi ha sfiorato neanche per un secondo l’idea di partire. Neanche se fossi stata isolata su un eremo mi sarei mossa. Non avrei mai potuto fare un danno del genere, a maggior ragione con una madre ad 85 anni. Ma neanche i miei amici sono scappati da Milano. Trovo sia stata una cosa vergognosa. E poi per cosa? Per andare a mangiare il sughetto da mamma, dopo che ti ha accolto la città di Milano”.

Ci cambierà tutto questo?

“Siamo già cambiati! Quando vado a fare la spesa, appena vedo qualcuno da lontano, passo sull’altro marciapiede. C’è diffidenza. E credo che la cattiveria che c’era prima si sia acuita. Chi voleva sparare ai barconi ora vuole sparare a chi fa la spesa. Vedo la gente che sui social posta foto di metropolitane piene: ma si rendono conto che la gente va a lavorare? Che ci sono persone che stanno sostenendo questo Paese? In che altro modo potrebbero muoversi, se non hanno altri mezzi? E poi se state continuamente su Amazon ad ordinare oggetti e libri (speriamo – ndr), come ti arrivano questi oggetti? Chi te li porta?”.

Però poi tutti a cantare sui balconi…

“Fino al giorno prima non ci si salutava nemmeno, ora tutti amici? Lo trovo finto e ipocrita e tra due mesi tutto come prima. Ma l’Italia è così. Gli italiani sono così. Sono retorici, sono imbroglioni. Senza generalizzare, ovviamente. Comunque io non canto sui balconi, non ci penso proprio, ma mi chiudo dentro casa!”.

Ma perché hai cominciato a scrivere?

“Ho cominciato a scrivere non per pubblicare. Avevo quasi 30 anni, avevo preso una casa in affitto, con il mio misero stipendio pensavo di fare la vita di “Sex and the City” e invece riuscivo a coprire solo l’affitto. Tutti i miei amici uscivano a fare aperitivi sushi e io dovevo rimanere in casa. Così decisi di mettere ordine nella mia vita passata: ero nel fiore degli anni, avrei dovuto divertirmi e vivere ciò che era giusto e invece… Così è nato “Volevo essere una gattamorta”. E pensa che, nonostante quel libro, che tra l’altro è andato benissimo, fino a due anni fa non mi consideravo scrittrice. Non potevo pensare di valere qualcosa. Quando mi chiedevano cosa facessi nella vita, dicevo sempre: “Faccio l’ufficio stampa”. Per me il primo romanzo era un unicum, quasi senza rendermi conto di aver scritto altre cose. Ora sto prendendo consapevolezza. L’anno scorso sono andata in vacanza con Avventure nel mondo, come faccio sempre. In 15 giorni non ho mai detto di essere l’autrice del libro che, tra l’altro, alcuni avevano letto… Lo hanno scoperto dopo e hanno cominciando a mandarmi messaggi per chiedermi perché non lo avessi detto! Non so… ora pian piano ci sto riuscendo”.

E a proposito di quel primo romanzo, ma una gattamorta come vive questo momento: anche lei tuta e ricrescita?

“No! La gattamorta riesce a farsi la tinta e le unghie. Tra l’altro lei è autonoma, si sa fare tutto. È perfetta! Io, invece, sono bicolore in testa. Le unghie credo siano passati due mesi… ma perché per me non sono beni di prima necessità”.

Ti abbiamo vista in tv e sei stata una rivelazione!

“Quello che dico sempre è che ho scoperto a quasi 50 anni quello che voglio fare nella vita. Quel tipo di televisione mi diverte. Con la Balivo ero a mio agio. Non mi sono mai sentita impacciata. Era come se ci fossi sempre stata. Me lo hanno detto anche quelli della redazione… Ora vediamo cosa succederà!”.

Cosa stai leggendo?

“Prima che cominciasse questa fase di reclusione, avevo finito Elena Ferrante e “Il Colibrì” di Sandro Veronesi (La Nave di Teseo”. Avevo cominciato a leggere Manzini… ma ora non ho voglia di leggere. Ho fatto un sacco di video dicendo di leggere. Ma io sono la prima ad essere in difficoltà… Credo sia una fase di assestamento a cui devo sottostare. La ripercussione psicologica doveva esserci”.

Cosa vedi fuori quando esci?

“Sto sempre dentro casa: la mia vita da due settimane è quella che vedo attraverso i social… Sono una ligia! Ho fatto due spese, quindi una settimana. Compro tutto ciò di cui ho bisogno per evitare di uscire”.

Cosa ti manca?

“Vedere gli amici. Abbiamo fatto telefonate su skype, abbiamo cenato insieme e fatto aperitivi. Ma non è la stessa cosa”.

La prima cosa che farai quando torneremo liberi?

“Andrò in un centro benessere. Mi dovrò rimettere in sesto! Mani, capelli, massaggi… Ecco, andrò alle terme…”.

Prossimo viaggio?

“Vorrei andare in Russia”

Che libri consiglieresti di leggere?

“Io consiglierei tutti i libri classici. Gli intramontabili di Jane Austen e tutte quelle storie di fine Ottocento”.

E la tv?

“Sempre accesa. Per forma mentis la tv ce l’ho sempre accesa da quando vivo da sola. Ma non la guardo. La tengo come sottofondo di solito accesa su top crime, canale 39. Evito Netflix perché sono compulsiva e se comincio una serie la devo finire tutta!”.



©2018 by ask4angela

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