• Angela Iantosca

L'Ordinario... nello straordinario

Il nostro è uno di quei lavori fatti di mille incontri, volti, sorrisi, abbracci, conoscenze, condivisioni di momenti estremi, irripetibili, difficili da raccontare e poi di perdite, addii, arrivederci. Di esperienze intense che, al di là della quantità del tempo trascorso insieme, ti legano indissolubilmente all'altro. Qualcuno lo lascerai andar via dalla tua memoria, qualcuno sarà per sempre quel momento, quella parola, quell'abbraccio. Romina Lombardi è una di quelle colleghe che ho incrociato nel percorso della vita, quando lei viveva a Roma, e che poi ho perso, ma solo di vista. Ci siamo ritrovate un anno fa. Ed è bastata una telefonata per (ri)cominciare da dove ci eravamo fermate e per capire che quell'intuizione avuta in quei brevi momenti insieme era esatta e presente. Grazie a lei sono stata a Capannori - in una delle sue iniziative per promuovere lettura e autori - dove ho presentato Dacia Maraini e il suo splendido libro "Corpo felice" (Rizzoli). Abbiamo vissuto insieme l'emozione di avere una ospite con una Storia umana e letteraria potente, per poi regalarci un 'riassunto delle puntate precedenti' della nostra vita, mangiando un gelato, sedute in macchina, ridendo come due vecchie amiche (vi ho detto che è così il nostro mestiere!).

E oggi (proprio oggi, il 24 aprile) avrei dovuto essere a Lucca a presentare il mio ultimo libro per la prima edizione di Lucca Città di Carta, una sua creatura alla quale lavorava con un team straordinario da circa un anno. Ma non vi preoccupate, il festival è solo rimandato, a fine agosto.

Come stai vivendo questo momento?

“Sto vivendo questo momento come tutti, con un grande senso di smarrimento. Uno smarrimento potente, in quanto non ha risposte, né precedenti. Già il non sapere per quanto tempo dovremmo rimanere in casa, o peggio ancora, non sapere quante vittime, questo virus, potrà effettivamente fare, è qualcosa che ci fa capire come, anche nel 2020, niente è sotto controllo, prevedibile, risolvibile in modo veloce. In modo inedito, stavolta l’uomo non arriva primo, un concetto su cui riflettere molto.

Ti sto rispondendo da Bova, uno dei Borghi più belli d’Italia, nella Calabria grecanica, in Aspromonte, un posto magnifico che mi offre la possibilità di avere parecchio spazio esterno dove sgranchirmi le gambe. Altra cosa non da poco, non ho bisogno di fare la spesa, visto che il luogo dove mi trovo è anche l’azienda agricola a km0 del mio compagno. (Avere prodotti di sussistenza e privi di veleni è un fattore che l’emergenza esalta e ricolloca tra le cose indispensabili). Mi dovevo fermare solo tre giorni, ma sono rimasta “incastrata” qui a causa dei primi due provvedimenti e ho deciso di non ripartire, di non prendere gli ultimi aerei disponibili perché a casa ho una nonna di 96 anni. Una decisione sofferta, sono a oltre 1000 km di distanza dalla mia famiglia, costantemente in ansia per loro, ma proprio perché la amo, mi sono fermata qui. Come moltissime altre persone. Non ho mai perso l’ottimismo però, che per me vuol dire essere predisposta a costruire. E infatti, da qui, pur con alcune difficoltà, ho costruito una piccola postazione dove fare le riunioni e dirette via skype, anche se, lavorativamente parlando, ho già subito diversi danni economici. Comunque, la parola d’ordine, per me, è non fermarsi, nemmeno dentro casa”.



Il Festival, che doveva cominciare oggi, il 24 aprile, viene rimandato: cosa cambierà?

“Ecco, il Festival è proprio una di quelle perdite economiche di cui parlavo. Lucca Città di Carta, il primo evento che si terrà a Lucca dedicato a libri, editoria e all’arte della carta, è un progetto su cui lavoriamo da oltre un anno, 10 ore al giorno, spesso compresi weekend. Pensa tu il lavoro.. Oltre 100 eventi organizzati, 120 ospiti, tra autori, editori, artisti. Doveva tenersi dal 24 al 26 aprile…

Ma per la famosa aurea costruttiva di cui sopra, dopo un momento di dispiacere acuto, abbiamo pensato che piangerci addosso servisse a poco, per cui ci siamo messi in moto per trovare una data alternativa. Cosa difficilissima per tutte le variabili in campo: tempo dell’emergenza non preventivabile, tantissimi eventi saltati spostati già all’autunno a cui non sovrapporci, quelli preesistenti, un progetto con le scuole da ricollocare ecc. ecc. Alla fine, incrociando date, idee e pure le dita, abbiamo spostato il Festival all’ultimo weekend di agosto, dal 28 al 30 agosto. Ci è sembrato simbolico: una festa della cultura alla fine dell’emergenza (speriamo), un evento per ripartire, per salvare libri ed editoria. Questo è lo spirito con cui abbiamo incominciato una nuova fase di lavoro. L’animo e lo spirito del festival rimangono, i partner, che ci hanno scritto costantemente in questo periodo, incoraggiandoci a non mollare, rimarranno ma - è doveroso dirlo, se non falliranno prima - Perché questo è un problema reale, che potrebbe travolgere tutti. Anche a noi, appena recuperato un poco di entusiasmo per la nuova data, è arrivata subito un’altra “mazzata”: i finanziamenti pubblici già stanziati per gli eventi culturali sono al momento bloccati dalla situazione e non si sa se li sbloccheranno. Una bella botta. Spero vivamente che lo Stato non solo mantenga fede ai fondi già stanziati, ma che ne trovi di nuovi per aiutare la cultura, altrimenti muore tutto. E dobbiamo dircelo ora, non dopo. Ci sono due emergenze in questo Paese, non una. E la seconda, non meno grave, è quella economica. Uno dei nostri sponsor tecnici ha uno storico di 20 anni, sentirgli dire “se tra 20 giorni non riparte tutto penso di chiudere”, è una pugnalata al cuore. Ma questa è la realtà e, ripeto, dobbiamo urlarla forte ora questa realtà, perché dopo sarà troppo tardi per tutti”.



Da giornalista dove pensi sia stato commesso un errore nella comunicazione?

“Oltre al mio “costruttivismo” c’è una parte di me che è molto arrabbiata, soprattutto da giornalista. Ti dico solo questo: a inizio marzo continuavo a leggere “è poco più che un’influenza”, confrontavo i dati con i decessi per influenza degli anni precedenti ed ero serena, non sopportavo gli allarmismi e mi sono sempre sentita dotata di un buon senso critico. Anche in questa occasione. Motivo per cui ho preso quell’aereo molto tranquilla. Sono partita da Pisa, nessun controllo. L’aeroporto era pieno, tutto normale (era il 6 marzo - ndr) Sono scesa a Lamezia e lì ci hanno controllato la temperatura. Un’ora in fila a 20 cm di distanza l’uno dall’altro. Man mano che controllavano, le persone che non avevano febbre venivano mandate via. Esco indignata, pensando, una volta in più, come tutta la gestione fosse assurda. A Pisa nessun controllo, a Lamezia controllo ma nessuna distanza di sicurezza. Mi sono anche chiesta, ma se risultasse qualcuno con la febbre alla fine della fila che fanno? Nel frattempo gli altri se ne sono andati tutti, hanno preso mezzi pubblici, sono arrivati chissà dove, come li rintracci? E se uno fosse stato contagiato voleva dire che poteva aver contagiato tutti, a Pisa, in aereo, a Lamezia? Una situazione - pagliacciata, che ha rafforzato ancora di più le mie convinzioni che i dati oggettivi mi davano. Il giorno dopo però mi arriva un messaggio da una delle mie migliori amiche che ha una sorella medico. “Dove sei, come stai? Stai attenta, decidi dove vuoi essere quando scoppierà questa guerra”. Io gli dico come la penso, le mi ribatte, prospettando una catastrofe. Alla fine mi arrabbio e le dico: Senti, o mi dici che i medici sanno qualcosa di diverso o smettila di mettermi ansia. Lei mi risponde che i medici sanno qualcosa di diverso ma che non possono dirlo. Le rispondo: allora è bene che lo dicano, perché così è inaccettabile!”. Lei mi risponde: le diranno presto. Lì mi sono ghiacciata, spaventata e indignata, tutto insieme. Pochi giorni dopo è stata chiusa tutta l’Italia. E io sono rimasta qua...”.

Quale è il quadro?

“Il quadro di questo Paese in questo momento è fatto di tante realtà quotidiane differenti, non si può ragionare su questa emergenza non tenendo conto di questo, è uno sbaglio enorme. La verità è che ci vorrebbe una task force anche per ri-organizzare il Paese, fare una previsione dell’andamento dei comparti in base a tutte le tempistiche ipotizzate. Un gruppo di lavoro di esperti dedicato h24 a questo. In modo che alla fine dell’emergenza, si sappia già che cosa fare e con quali soldi e metodologie. Non si può aspettare”.

Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

Continuo poi i miei racconti per bambini, il secondo romanzo e, ogni giorno, non mancano due o tre articoli per il Blog Magazine che dirigo, L’Ordinario (www.lordinario.it )”.



Che consigli di lettura dai?

“Tra i miei libri preferiti ci sono “I Pilastri della terra”, “Il Petalo cremisi e il bianco”, “L’ombra del Vento” e “Con i Lupi”, un libro che in pochi conoscono e che parla di un esperimento di sopravvivenza di una coppia tra i lupi. È l’unico libro che mi ha fatto piangere come una bambina.

Di bei libri ce ne sono tanti, basta scegliere. Soprattutto scegliete autori che, dietro, abbiano spessore umano. Scegliamo l’autore, non solo il libro, è il mio consiglio!”.

E tu cosa stai leggendo?

“Guarda, io, in previsione di rimanere solo tre giorni ero partita con un unico libro già iniziato che si intitola “Un regalo sotto la neve” di Karen Swan, autrice del bestseller “Un diamante da Tiffany” che non ho letto e non conoscevo. Ho amato molto le atmosfere di questo volume ambientato in un’isola della Scozia. L’ho divorato, per cui poi, disperata, mi sono messa in cerca di libri qui a casa e ho trovato “Fa bei sogni” di Gramellini – che mi è parso di buon auspicio - e “Anime Nere” di Criaco, famosissimo e, purtroppo, caratteristico della storia di questa parte dell’Italia”.

Tempo e silenzio: sono occasioni?

“Sarò un po’ controtendenza, ma sono occasioni solo per chi non si ferma mai a riflettere sul senso della vita e su quello che fa, per chi fa fatica ad esprimere le proprie emozioni o a dire ciò che pensa veramente. Per tutti gli altri, sono buone pratiche e spazi quotidiani necessari. Tradotto: non dovremmo aver bisogno di eventi come questi per capire chi siamo, cosa vogliamo e che cosa è prioritario. Se così è, ritenetevi degli idioti (con simpatia eh :-)!!)”.

Ci cambierà tutto questo?

“La mia più grande paura è che tutto questo, come sempre, non ci cambi tutti e tutti nello stesso modo. Sono contenta che la gente abbia voglia di cantare dai terrazzi e che siano diventati tutti artisti della comicità con i video sui social, ben venga, è un modo positivo di reagire. Ma allo stesso modo, la gente deve pensare che questa crisi lascerà sul campo non solo morti e feriti “sanitari”, ma anche morti e feriti economici. Non siamo tutti uguali e le nostre situazioni nemmeno. C’è differenza tra chi ha un lavoro statale, chi fisso con garanzia, chi fisso ma senza garanzia (ho amici che sono responsabili di reparto di una grossa catena e non vengono pagati in questo momento, ma nessuno lo dice!) e chi ha un lavoro autonomo; c’è differenza tra i comparti commerciali - c’è chi in questa crisi ha incrementato fatturati come il settore alimentare ad esempio, c’è chi non ha mai chiuso e c’è chi ha dovuto tenere chiuso per un periodo prolungato andando in deficit. Non si possono risolvere i problemi con “una tantum” o bonus baby sitter, o cassa integrazione a oltranza. Stiamo scherzando? Qui c’è da riaccendere il motore del Paese, non so se è chiaro. I cittadini hanno il dovere, in modo compatto, di pretendere una ristrutturazione di questo Paese che dia garanzie, aiuti, servizi, diritti, cultura e possibilità reali di ripartenza a tutti nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute personale. Altro che investire nel 5G. Se non agiamo in modo unitario non so come andrà a finire”.

Cosa ti manca di più?

“Oltre al mio cane Pluto??? Mi manca andare al cinema e dialogare con i miei amici davanti a un buon bicchiere di vino mentre intorno a noi il mondo vive con i suoi profumi e i suoi chiacchiericci. Osservare le persone senza essere vista è una delle mie attività preferite. E anche una deformazione professionale. Ma tu, questo, lo sai bene”.

©2018 by ask4angela

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