• Angela Iantosca

L’attesa della felicità è essa stessa felicità…

"Da qualche parte starò fermo ad aspettare te" potrebbe essere il titolo del periodo che abbiamo appena vissuto. Quello dell’attesa. Attesa di tornare a ciò che è stato, attesa della ‘normalità’, attesa di un cambiamento, attesa di un ritorno e di un nuovo incontro… una parola che apparentemente sembra priva di movimento, di azione, di scelta. Forse spesso, ma non qui, nella storia d’amore raccontata dalla scrittrice Lorenza Stroppa, dove l’attesa si colora di altro. Si colora di movimento, di desiderio, di azione, di volontà di conoscere l’altro, intercettandolo nel luogo dei suoi sogni.

Da cosa trae ispirazione il romanzo edito da Mondadori?

“Il libro nasce dalla lettura di un altro libro, "La scuola degli ingredienti segreti", di Erica Bauermeister. In quel romanzo l'autrice semina un'idea di storia che poi non utilizza: uno dei protagonisti trova a terra una lista della spesa che recita "pane, latte, olio e una pistola". Questa lista mi ha mosso mille idee in testa, ne è nato un intero libro. La lista della spesa è diventata una to do list scritta in un'agenda (persa da Giulia e ritrovata da Diego) e la pistola... be', la pistola è diventata qualcos'altro, ma l'alone di minaccia è rimasto”.



È ancora possibile credere e investire nell'amore?

“Sono convinta di sì, anche se oggi gli affetti e i rapporti con le persone sono inquinati dai social, da un approccio diverso che sembra (ma non lo è) più aperto, più facile. L'amore, quello vero, va difeso e coltivato, nutrito di cure e di pazienza, per durare in mezzo ai ritmi frenetici e alle giornate che sembrano non finire mai”. 

Quali sono le esperienze che ha inserito nella 'sua' lista?

“Mi piacerebbe imparare a dipingere in modo serio e poi andare in giro con il mio treppiede e passare così le ore, a trasferire su tela ciò che vedo e sento. Vorrei saper suonare il pianoforte e avere una piccola casa sul mare da dove rincorrere le onde con lo sguardo mentre penso a cosa scrivere. Vorrei poter godere del calore della mia famiglia a lungo. Più che to do list è una wish list, me ne rendo conto. La mia to do list temo che sarebbe molto noiosa, da mamma lavoratrice...”.

In quali aspetti dei due personaggi si ritrova?

“Come si sarà già capito, amo l'arte. Da piccola sognavo di fare la pittrice (come lo zio di mio padre, amico del pittore Novati) ma purtroppo le scelte della vita mi hanno portato altrove. A fare, guardacaso, il lavoro di Diego: l'editor. A parte le loro professioni, che rappresentano quindi ciò che ho sempre sognato di fare e ciò che faccio, non c'è molto altro di me in Giulia o in Diego. Il loro approccio alla vita è molto lontano dal mio, le loro paure e preoccupazioni non mi appartengono. Solo, forse, posso dire di subire anch'io i ricatti di un gatto viziato, quello dei vicini, che spesso entra in casa (nonostante lo sguardo di rimprovero del mio cane) facendo il bello e cattivo tempo”.

Il lockdown secondo lei ha spinto più persone a pensare alle cose da fare prima di...?

“Di sicuro ha posto l'accento sulle cose più importanti: la vita, gli affetti. Ha fatto capire a tanti che tutto il resto sono orpelli, che non abbiamo bisogno di molto, per vivere. Non so se però abbia portato la gente a capire cosa vuole fare davvero, prima di perderne l'occasione. In realtà la minaccia del Covid ha fatto preoccupare soprattutto di rimanere senza cibo, a giudicare dagli assalti ai supermercati. È stato un periodo sospeso che ha lavorato sulla mente in modo diverso: c'è chi si è sentito derubato (del tempo, di una parte della propria vita), chi è riuscito a fare progetti (ma non è detto che adesso trovi il tempo di portarli avanti), chi ha sfruttato quel periodo per cimentarsi in cose nuove o per ribaltare la casa da cima a fondo e chi si è semplicemente perso nel grigiore e nella desolazione di quei giorni, annientato dalla pressione e dalle emozioni”.

Cosa porterà nelle relazioni il post Covid? 

“Temo un po' di sospetto, di distanza. Si prediligeranno i rapporti più profondi, quelli insostituibili, quelli che abbiamo coltivato anche durante la quarantena con quelle videotelefonate che celavano sempre un fondo di malinconia. Le persone che prima si incontravano con più leggerezza, magari per un caffè, per una cena ogni tanto, rimarranno indietro per un po', dimenticate. Si starà tanto (spero) all'aria aperta, alimentando con il respiro della natura la propria energia, cercando di rilassarsi un po'”.

Il periodo appena vissuto ha influito sulla sua scrittura?

“Ho scritto poco, pochissimo durante il lockdown. Mi sentivo azzerata. Riuscivo a leggere, perché la lettura per me è sempre fonte di distrazione, ma faticavo a scrivere. Perché per scrivere servono energie, idee, serve il contatto con le persone, l'osservazione, gli stimoli... Ora ho ripreso, ma ancora mi sento un po' svuotata: ho bisogno di fermarmi un po'. Spero che le prossime vacanze mi restituiscano un po' a me stessa”.

Sta scrivendo qualcosa di nuovo?

“Sì, è un romanzo che ho iniziato ancora quando "Da qualche parte starò fermo ad aspettare te" era un manoscritto che viaggiava da casa editrice a casa editrice. E' un libro diverso da questo, con più personaggi, storie che si intrecciano, e ambientato in una terra che amo: la Bretagna, patria dei pirati e dei romanzi cortesi, dei castelli e dei fari, dell'oceano e dei menhir”. 

Da qualche parte le è mai capitato di star ferma ad aspettare?

“Sono sincera: di natura non sono una persona che ama aspettare. Di solito riempio le attese di cose da fare, per distrarmi: nelle code leggo un libro, mentre aspetto risposte importanti (magari da una casa editrice che ha in lettura il mio manoscritto) ne inizio a scrivere un altro... Aspettare mi rende nervosa, a meno che non si tratti di aspettare una notizia o una persona che già so mi piaceranno. Allora l'attesa della felicità di leopardiana memoria è davvero essa stessa felicità. L'attesa di veder nascere i miei figli, l'attesa di trovare in libreria il mio romanzo, l'attesa di avvistare una stella cadente... uno dei miei giochi preferiti dell'estate”.

©2018 by ask4angela

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