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  • Angela Iantosca

L’artista è un essere speciale


Mancava proprio un libro che parlasse della figura dell’artista. O meglio che rendesse omaggio a tutti gli artisti, al loro sacrificio, a quella tensione che caratterizza e muove le loro scelte, le loro opere. A colmare questa lacuna ci ha pensato Fernando Muraca, regista, scrittore, insegnante, uomo, che da anni pone la sua arte al servizio degli altri.

Leggere il suo libro, “L’artista è un essere speciale”, edito da Oakmond Publishing con prefazione di Daniele Vicari, significa aprire lo sguardo su una realtà sconosciuta. Significa entrare nelle pieghe dell’animo di quei molti (pochi?) che vivono con gli occhi sempre spalancati sulla realtà, con l’anima che assorbe tutto ciò che arriva, che spesso si dimenticano di sé per dar voce a ciò che è urgente, senza volere nulla in cambio, senza cercare la gloria, ma perché è giusto così, è necessario così, perché chi sente deve raccontare ciò che vede, ciò che intuisce.

Quando ho conosciuto Fernando ho pensato fosse un visionario, perché era stato in grado di raccontare in un film (“La Terra dei Santi”, film pluripremiato non solo in Italia) ciò che doveva accadere o che stava accadendo, ma di cui non si parlava, di cui non vi era traccia. Mentre lui, uno dei pochi, aveva compreso perfettamente dove fosse la chiave di volta.

Ho pensato che fosse un visionario, un anima eccellente, ma anche un artista il cui valore non veniva adeguatamente riconosciuto. Perché non è raro che l’artista viva nell’ombra, pur lanciando messaggi importanti, fondamentali che migliorano la vita di tutti, ma da cui lui stesso non trae alcun vantaggio.

Perché un artista è un uomo senza compromessi, che non accetta proposte che per altri sarebbero non rifiutabili. È un uomo spesso solo, incompreso, poiché parla un linguaggio, che è quello della coerenza, incomprensibile ai più. Un uomo che si “rende sottile”, dice Muraca, che pone al primo posto l’opera, che vive in secondo piano, pur usando per la realizzazione della sua creatura tutte le energie di cui dispone, ottenendo in cambio ferite, vuoti, struggimento.

Per fare tutto questo non basta il talento, c’è qualcos’altro, un ingrediente particolare, un’estasi, che non ha a che fare con la fede, con la religiosità (e sicuramente non con le droghe), ma indubbiamente con il divino. Proprio per questo, per la sua purezza, per la coerenza, la fedeltà alla sua vocazione l’artista tende ad essere zittito dai falsi profeti che hanno paura di vedere smascherata la loro ipocrisia… le loro narrazioni che hanno molti proseliti, ma che non sono fedeli alla realtà, alla fondatezza antropologica di chi rappresentano con le loro opere. Proprio loro, questi falsi profeti, dunque sono i veri serial killer della nostra società, che hanno come scopo solo quello di arricchire e arricchirsi, non favorendo il movimento verso l’alto, ma soffocandolo tanto da diffondere la peste (come diceva Kandisky)…

Il libro di Muraca è una immersione nel bello, in ciò che di solito non si mostra, è un viaggio nella fragilità e nella forza di una creatura speciale, capace di muovere il mondo verso l’alto, che ha deciso di mettersi a nudo, indicandoci una alternativa (la migliore delle alternative possibili) al presente, all’ipocrisia, al tornaconto, all’incoerenza, alla violenza.



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