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  • Angela Iantosca

In contatto... senza contatto

È stato riconosciuto come uno dei 100 migliori insegnanti d’Italia, forse per quel motto che è il suo segreto “non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti”. Da contratto insegna lettere in una scuola media friulana, ma quello che fa Enrico Galiano ogni giorno è andare oltre i libri, per stimolare l’immaginazione, la coscienza, il pensiero critico dei suoi piccoli ragazzi. E allora, per far capire loro cosa significa morire in mare, si presenta in classe dicendo ai suoi alunni di scrivere su un foglio le persone che amano, di farci una barchetta e metterla in un secchio pieno d’acqua. O inventa una web-serie #cosedaprof. per raccontare la vita in una classe, ma soprattutto gli insegna ogni giorno come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Anche oggi, a distanza di un metro.



Da insegnante come ti sei organizzato in questo periodo?

“All'inizio è stata dura, perché per prima cosa bisognava recuperare i contatti con gli studenti, e nel mio caso non tutti avevano i mezzi o sapevano usarli: per cui ci siamo affidati ai loro genitori. Siamo partiti con i gruppi whatsapp per fare una prima quadra, e da lì piano piano abbiamo supplicato i genitori dei figli che non avevano cellulare o pc di darci una mano: chi prestando il cellulare di mammà, chi tirando fuori un vecchio tablet dalla cantina...”.

Come rispondono i ragazzi?

“Quasi tutti bene. C'è anche chi proprio ci chiede di fare lezione a distanza, gli manca il rito della scuola, e credo anche – se non soprattutto – la compagnia dei compagni”.

Come si recupera la normalità perduta?

“Quella non la recuperi: ne devi costruire piano piano una nuova, una diversa. Credo che questa situazione abbia chiesto a tutti di reinventarsi, uno sforzo a cui da insegnante sei abituato ma non in questi termini, perché devi reinventarti “senza”, devi imparare a ricreare un contatto umano senza il contatto umano diretto. Una bella sfida, non c'è che dire”.

Quali paure ti mostrano?

“Di non tornare a scuola fino a giugno. Di non uscire ancora per molto tempo. Che qualcuno dei loro cari venga colpito dal virus. Queste tre essenzialmente”.

Il non essere in classe può essere un nuovo sistema di lavoro? Cosa manca?

“Il virus ha portato alla luce tante cose, ma credo soprattutto le disuguaglianze sociali ed economiche: si è visto subito chi aveva i genitori presenti come figure di riferimento e chi no, chi ha dei libri in casa e chi no, chi ha i mezzi tecnologici per essere presente e attivo e chi no. Spero tanto che questa crisi apra gli occhi a molte persone sul problema numero uno della scuola: il grosso divario ancora esistente fra i ragazzi che la scuola da sola non può essere in grado di colmare”.

Quanto questa crisi può diventare occasione?

“Moltissimo, come tutte le crisi. Dobbiamo fare tesoro di quello che stiamo imparando giorno dopo giorno, per far sì sia di non farci più trovare impreparati, ma anche perché, quando si tornerà alla normalità, impariamo ad affrontare certi problemi anche nella scuola in presenza”.

Come hai organizzato il tuo tempo in casa?

“Sveglia alle 6.30, colazione, correzione compiti fino alle 9, poi preparazione lezioni. Alle 10 ci diamo il cambio con la mia compagna per tenere la bambina, io la tengo fino alle 12. Nel pomeriggio dalle 15 alle 17 mi metto a correggere il materiale che mi è arrivato ancora o che non sono riuscito a finire (scuola a distanza significa anche che le cose arrivano ad ogni ora del giorno...), poi dalle 17 alle 19 faccio il papà. Diciamo che, contando che ho un contratto part-time, lavoro più ora di prima!”.

Tempo e silenzio: occasioni che fanno crescere o spaventano?

“Entrambe. Di sicuro il silenzio e la noia sono due ospiti inediti delle nostre giornate. Ma sono anche due grandi fonti di creatività, per cui queste due cose le metto senz'altro fra i lati positivi di questa situazione”.

Stai approfittando per scrivere qualcosa di nuovo?

“Ho appena finito un racconto che Garzanti pubblicherà a scopo benefico per sostenere l'Ospedale di Bergamo. Finirà in una raccolta con altri grandi nomi del gruppo editoriale Mauri Spagnol. E poi, vabbè, ad aprile era prevista l'uscita del mio ultimo romanzo, “Dormi stanotte sul mio cuore”, che però adesso è slittata a maggio”.

Cosa stai leggendo?

“Io sono un plurilettore, di solito leggo 2-3 libri per volta in base alla stanza in cui mi trovo: in bagno ho "Harari" con le sue XXI lezioni per il XXI secolo (attualissimo), in camera ho i "Racconti neri di Scerbanenco" mentre in salotto ieri ho iniziato un bel libro storico per ragazzi, "Che cosa hanno mai fatto gli ebrei?", di Roberto Finzi”.

Che consigli di lettura vuoi dare?

“Se vogliamo barcamenarci in questo presente così difficile da decifrare, l'Harari che ho citato prima è perfetto. E poi ha una scrittura che riesce nel gesto difficilissimo di dire le cose difficili in modo comprensibile a tutti. Quindi senz'altro quello!”.

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©2018 by ask4angela

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