• Angela Iantosca

Il potere di una foto

Mi sono sempre interrogata sulle foto dei bambini. Se pubblicare o non pubblicare. E ho cercato sempre di attenermi alle regole del giornalismo serio. I bambini non si pubblicano... Soprattutto se in situazione di difficoltà fisica... Ma mi continuo a interrogare. Come tanti colleghi. E come sta accadendo in questi giorni con la bambina yemenita, Amal, morta di fame.


Non pubblicarla significherebbe rispettare le regole della deontologia. Ma pubblicarla significa aprire le coscienze, far comprendere cosa sta accadendo in Yemen, Paese di cui ci stiamo dimenticando.

Quella foto racconta tanto. Racconta Amal, racconta una guerra che va avanti dal 2015, racconta una capitale occupata, racconta la disperazione, le vittime innocenti, le vittime civili che soccombono sotto i colpi di chi decide nella propria stanza dei bottoni cosa deve o non deve accadere nel mondo. Racconta il "nemico che non ha divisa". Racconta l'impotenza, forse la paura, le lacrime di chi l'ha messa al mondo, la sopraffazione. Ma ci racconta anche chi l'ha immortalata, la mano ferma del fotografo premio Pulitzer che ha avuto la forza di non spegnere l'occhio della sua macchina e di urlare nel silenzio di quella immagine la verità.

Quella che ci inchioda, quella di fronte alla quale non possiamo raccontarci storie, che non ci autorizza a crearci un alibi, quella che schiaffeggia le nostre coscienze.

Ancora una volta una foto racconta più di un ar

ticolo. Una foto racconta più delle testimonianze ad un processo. Una foto costringe i potenti (forse) a fare un passo indietro. Perché di fronte a quella foto nessuno è innocente.


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©2018 by ask4angela

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