• Angela Iantosca

Il caporalato non va in quarantena...

Ci sono fenomeni che hanno a che fare con la violazione dei diritti umani che neanche un virus può fermare. Come lo sfruttamento dei lavoratori, la negazione della paga giusta, l'assenza di norme di sicurezza, oltre che igieniche, la sottrazione dei documenti, l'impossibilità di avere una vera e propria casa, lo stato continuo di sudditanza, le violenze fisiche e psicologiche su chi è piegato in un campo per far guadagnare quello che loro chiamano padrone. Il 21 marzo è la giornata della Memoria di tutte le vittime innocenti di mafia: per prepararci a un evento, che per la prima volta o ci vedrà solo simbolicamente uniti in marcia, ho raggiunto telefonicamente Marco Omizzolo, Sociologo Eurispes, direttore editoriale di ISTISSS Editore e responsabile scientifico dell'ass. In Migrazione, e autore del recente “Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana” (Feltrinelli) oltre che penna preziosa di diverse testate (Libertà Civili, Corriere delle migrazioni, Il Manifesto, Articolo21, Zeroviolenza e L’Epresso).

Come stai vivendo questo momento? Hai cambiato le tue abitudini?

“Ho necessariamente cambiato le mie abitudini. In primis per ragioni di responsabilità nei confronti della mia comunità e poi per rispetto nei confronti di tutti coloro che stanno facendo importanti sacrifici per contenere, sconfiggere e superare questa emergenza. E poi perché è un modo sano per prendermi cura di me stesso e delle persone a me care. Non voglio esporre nessuno a sofferenze o addirittura al pericolo di morte. Resto a casa, come raccomanda la scienza e il governo, riscoprendo antichi piaceri che la mia vita frenetica mi aveva fatto dimenticare”.

In tv ormai c'è un solo argomento che viene trattato: il resto? Il caporalato è cessato a causa del coronavirus?

“Purtroppo il caporalato, le agromafie, lo sfruttamento non vanno in vacanza o in quarantena. Mi raccontano i braccianti indiani e italiani ancora di furgoncini carichi di lavoratori che si dirigono verso i campi agricoli pontini. Le mafie non conoscono pause se non quelle per gli interventi delle forze dell’ordine quando mettono in galera boss e padroni. Dobbiamo sempre considerare che un’emergenza, per quanto grave, non risolve le altre, le quali continuano nel contempo a produrre i loro nefasti effetti sociali ed economici. Ciò vale soprattutto in alcuni territori come la provincia di Latina”.

Il comportamento degli italiani di questi ultimi giorni ci ha fatto comprendere meglio l'egoismo diffuso... questo che effetto ti fa, in relazione alle tue battaglie?

“Non mi sorprende, come sociologo, il comportamento egoistico e edonistico di queste settimane. E’ la conseguenza di una società che per anni ha preferito puntare sul principio del benessere per sé, che comprende anche una strumentale e pericolosa indifferenza rispetto ai problemi sociali, piuttosto che su quello del benessere collettivo. Il fatto che alcuni giovani preferiscano organizzare e partecipare a feste piuttosto che restare a casa per responsabilità nei confronti della propria collettività indica un’emorragia di civiltà molto pericolosa. E’ la stessa dinamica che ha portato milioni di italiani, negli ultimi anni, a tirare fuori dall'armadio vecchi e pericoli arnesi come il razzismo, l’egoismo estremo, gli slogan del tipo "prima gli italiani” o “L’Italia agli italiani” nel momento in cui nel Mediterraneo morivano bambini, donne e uomini. C’è un degrado etico e un’eccitazione egoistica nel Paese, secondo me ancora minoritaria ma comunque resistenze e forte, che costituisce una pericolosa ipoteca per la democrazia italiana”.

Come affronta chi è costretto a vivere insieme a tante altre persone questo momento? come affronta questo momento chi è costretto dal padrone ad andare nei campi? Come interviene in questo caso lo Stato?

“Nei campi per i braccianti sfruttati lo Stato si sovrappone al padrone. Il padrone è l’autorità e rappresenta un colui che detiene il potere assoluto o quasi. Non si lavoro senza il suo consenso e soprattutto si vieni impiegati alle condizioni economiche, sociali, di sicurezza che lui vuole. Lo Stato non c’è se non per alcuni doveri formali (rinnovo del permesso di soggiorno, dichiarazione dei redditi, controlli eventuali...). Per questa ragione secondo me il padrone è un predatore di diritti non solo relativamente nei riguardi del lavoratore o della lavoratrice ma anche nei riguardi dello Stato il cui potere pubblico perde di forza e incidenza in alcune aziende e territori. I braccianti indiani stanno diffondendo autonomamente dei video e delle informazioni nella loro lingua d’origine per chiedere accortezza e attenzione ai loro connazionali contro il Coronavirus ma manca una programmazione attenta e interventi di prevenzione in alcune aziende agricole”.

Pensi che ci cambierà in qualche modo questo momento?

“Penso che cambieranno alcune cose: spero nel rafforzamento della sanità pubblica espansa ovunque nel Paese, l’avvio di un modo di lavorare diverso, meno “sotto padrone” e più utile come quello che si svolge in alcune situazioni da casa. Inoltre questo sarà il vero esame per milioni di giovani che potranno diventare adulti attraverso questa esperienze, entrando nel mondo “dei grandi” diventando responsabili. Solo le persone mature accettano questa sfida. Gli immaturi fanno una scelta di campo che li segnerà per sempre. Avranno questo scheletro nell’armadio per il resto della loro vita. Per questo auguro loro di far parte dell’Italia responsabile e non di quella invece menefreghista e immatura”.

Cosa consiglieresti di fare ai ragazzi costretti a casa e lontano dalla scuola? Come colmare questa di chiusura forzata?

“Io suggerisco di recuperare la nostra dimensione intima e sociale. È questa anche una sfida per tornare a stare bene da soli e in famiglia, recuperare il piacere di costruire socialità, del dialogo, della dialettica tra generazioni. Ai genitori suggerisco di fare insieme ai figli i compiti scolastici assegnati loro, parlare e commentare i vari servizi televisivi anche per evitare fobie, cucinare insieme i pranzi e le cene, leggere ad alta voce e commentare poi insieme ciò che si è compreso. Stare a casa significa stare in famiglia e la famiglia, dice un proverbio africano, “matura con il dialogo”. Allora proviamo a dialogare e magari anche a staccarci un po’ dai social i quali in questa fase amplificano ansie e paure”.

Ti è mai capitato da studente di rimanere per qualsiasi motivo lontano da scuola a lungo: se sì, come l'hai vissuto?

“In realtà no. Ho vissuto per alcuni anni, quando ero studente delle superiori a Terracina, l’esperienza dei doppi turni. Era crollato il tetto della scuola e per non farci perdere l’anno ci trasferirono in un altro istituto che però dovevamo frequentare nel pomeriggio. Questo cambiava le mie giornate, generava anche un po’ di frustrazione e di paura. Ma avevo insegnanti rassicuranti che insieme allo studio sono riusciti a governare le nostre ansie di giovani che si stavano affacciando alla vita in modo inquieto”.

Consigli di lettura?

“Consiglio di leggere i quotidiani italiani più accreditati, di appassionarsi all’attualità, alla cronica, di appoggiare le proprie letture sui racconti e sugli articoli di giornalisti bravissimi che stanno affrontando le cose del Paese del mondo in modo virtuoso. Aggiornarsi sul Coronavirus certamente, ma anche su ciò che sta accadendo in Turchia, Siria, Grecia, nel Mediterraneo, nelle carceri italiane, nelle forme di discriminazione che stanno montando all’estero contro gli italiani. E poi parlarne coi genitori, gli zii, i nonni che vivono con noi in casa. Ovviamente eviterei i giornali che disseminano odio, violenza e forme varie di discriminazione. I genitori possono servire a questo straordinario compito che è quello di consentire ai propri figli di conoscere meglio il proprio Paese e il mondo sviluppando un potere di discernimento tra chi ha idee brillanti e tesi serie e chi invece specula sempre sulla pelle del Paese. Qualche mese fa il Rapporto Italia di Eurispes del 2020 ha stabilito che il 15.6% degli italiani pensa che lo Shoah non è mai esistito. Usiamo queste letture per abbassare questo pericoloso livello di ignoranza nel Paese. È il nostro antivirus possibile all’antisemitismo e all’inciviltà. Potremmo diventare così cittadini migliori”.

Tu cosa stai leggendo?

“Sto leggendo vari libri. In primis “Trattato del ribelle” (Adelphi) di Ernst Junger, poi “L’invasione immaginaria” (Laterza) di Maurizio Ambrosini, e infine “Mi rivolto dunque siamo” (Eleuthera) di Albert Camus. Letture che amo perché parlano di libertà, giustizia sociale e di impegno. A me piace la vita quando essa si spende per delle cause nobili e non quando si perde nei rivoli di un’indifferenza che lascia i potenti e i mafiosi al loro posto”.

Stai scrivendo altro?

“In realtà si. Ho appena concluso una scrittura affascinante. La Cgil mi ha chiesto di scrivere una nuova definizione di “Quarto Stato” e ne sono rimasto onorato. Uscirà un vocabolario completo a marzo a distanza di cinquanta anni dallo Statuto dei lavoratori di Gino Giugni. È stato un viaggio molto faticoso ma anche interessante nelle vene aperte di un sistema economico che produce ancora sviluppo per pochi e regresso per molti nel mondo. Poi sto finendo di scrivere una ricerca sulla condizione dei Rom in Italia e un nuovo libro che riprende le conclusioni di “Sotto padrone”. Ma di questo vi dirò meglio tra qualche mese quando le storie che sto seguendo saranno più chiare e questa mia idea più matura”.

Come vivrai il 21 marzo quest’anno?

“Sarò costretto a restare a casa ma ho deciso di accendere sul balcone di casa una candela mettendo alla sua sinistra la Costituzione italiana. Sarà il mio modo per ricordare la lotta per la libertà di tutti coloro che hanno combattuto e combattono ancora oggi contro tutte le mafie, ovunque nel mondo. Mai come oggi dobbiamo avere il coraggio di essere partigiani, ossia decidere da che parte stare, che per me significa stare dalla parte degli sfruttati, dei miserabili, delle vittime di tutti i padroni, mafie e violenti nel mondo”.

©2018 by ask4angela

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