• Angela Iantosca

I cerchi della vita

Non è semplice parlare di sé. Raccontare i propri segreti. Gli scheletri. I dolori. Le gioie. Le perdite. Gli intrecci che ognuno di noi vive e ha vissuto. Ancora più difficile, forse, per chi di mestiere si occupa di comunicazione. Un mestiere che porta chi lo fa a parlare sempre degli altri. Delle vicende degli altri. Dei programmi degli altri. Lei è Mara Fux e anche io l’ho conosciuta per il suo di lavoro. Oggi si svela attraverso un romanzo “Tutta colpa di Maria!!!” (Prospettivaeditrice) che nasce (anche) da una esperienza di vita personale non semplice e taciuta a lungo.



Il romanzo è una autobiografia?

“Lo è solamente per alcuni aspetti. Livia, la mia protagonista, e Mara, cioè me in quanto autrice, si sono vicendevolmente scambiate parti delle reciproche vite fondendole in una vicenda che calibrasse con delicatezza realtà e fantasia per renderla quanto più verosimile agli occhi del lettore. Una fusione che direi riuscita considerando le numerose conferme da lettori che mi hanno contattata attraverso i social per raccontarmi come il proprio vissuto personale corrispondesse perfettamente a quello vissuto dall’uno o dall’altro personaggio. Livia è una donna del XXI secolo che cavalca il suo tempo dividendolo tra il suo ruolo di madre e la sua attività lavorativa per cui mi sono divertita a “prestarle” marito e figli mantenendo finanche i loro stessi veri nomi oltre che piccoli siparietti di vita famigliare. Considerando poi che l’unica esperienza professionale che ho è quella di ufficio stampa prevalentemente in ambito spettacolo, ho trovato che far svolgere a Livia la mia stessa attività mi agevolava nella stesura risolvendo anche salti temporali importanti attraverso dialoghi e descrizioni di un lavoro sicuramente appassionante. A questi due aspetti autobiografici ho aggiunto quello che potremmo individuare come “nocciolo” della vicenda ovvero uno scandalo rosa degli anni ’40 che coinvolse mio nonno e che portò a una totale scissione di ogni legame tra lui, la moglie e i figli”.



Perché hai deciso di scrivere?

“Perché scrivere è meraviglioso, ti permette di esprimere emozioni e sensazioni spesso annidiate nel più profondo del proprio essere per le quali non c’è parola che tenga. Per professione ho sempre scritto interviste ma l’intervista, per articolata che sia, rimanda alla trasmissione del pensiero dell’intervistato. Scrivere un romanzo è ben altra cosa: scegli l’argomento, lo sviluppi e maturi dentro di te, trasmetti vuoi o non vuoi i tuoi pensieri. Il tema della famiglia e delle radici mi hanno sempre interessato molto, probabilmente per l’aver io stessa una famiglia alquanto articolata con radici che affondano a tanti chilometri dalla città in cui sono nata, le cui tradizioni, anche le più spicciole come la cucina o le festività, sono differenti da quelle che mi son state trasmesse”.

Come hai vissuto questo periodo di lockdown?

“L’ho passato dedicandomi ad una piccola follia ovvero la trasposizione del romanzo a sceneggiatura televisiva, una mole di lavoro inimmaginabile che mi ha tenuta impegnata legandomi anche al sottile filo della speranza che, al termine, TUTTA COLPA DI MARIA!!! possa dalla carta trasferirsi al piccolo schermo”.

Pensi che ci abbia cambiato?

“Sicuramente ci ha tutti cambiati: ci ha fatto rendere conto che può succedere quello che fino a ieri vedevamo solo nei film con Dustin Hoffmann o Brad Pitt: medici coperti da caschi e scafandri muoversi come automi negli ospedali alla ricerca di una cura contro il virus sterminatore. Poi ognuno lo ha vissuto esorcizzando la paura a modo suo, chi cantando al balcone, chi cucinando pane o pizza, chi seguendo corsi di salsa online ma il denominatore comune è che può succedere”.

Hanno senso le bugie? 

“Dice il saggio “le bugie hanno le gambe corte”. Io aggiungo che una bugia porta con sé altre bugie e se non si ha davvero un’ottima memoria prima o poi si cade in tranello. Personalmente dico sempre quello che penso, magari scelgo le parole con attenzione per non offendere ma preferisco comunque dire la verità. L’ho fatto anche nel racconto quando mi son trovata davanti all’espressione di alcune posizioni della protagonista: ho cercato di riferirle con chiarezza ma anche di farle combaciare con i miei reali pensieri che giustamente possono essere differenti da quelli di altri”.

Ogni famiglia ha i suoi scheletri, i suoi segreti: come porsi di fronte ad essi?

“Con tanta delicatezza perché dietro ad ogni scheletro c’è tanto dolore, il dolore di chi ha vissuto il segreto, il dolore di chi lo ha gelosamente conservato e tutto questo dolore bisogna rispettarlo. Nello scrivere l’ho tenuto sempre molto presente e ho cercato di coniugare vicende e pensieri esprimendoli con termini che non riaprissero ferite ma offrissero differenti angolazioni e spunti di riflessione”.

Come interrompere la catena? 

“Con coraggio e volontà. Se la catena non si interrompe ed i rancori, i fraintendimenti, gli odi permangono, a farne le conseguenze saranno sempre le generazioni successive oltre che l’anima di chi li ha vissuti in prima persona. Non riuscire a “chiudere i cerchi” con se stessi ed il proprio vissuto altera profondamente l’individuo da un punto di vista relazionale: i rapporti irrisolti portano l’individuo a gestirsi su basi inculcategli da un’esperienza spesso fatta da altri e che lui ha vissuto solo in terza persona”.

Scrivere è stato liberatorio?

“Sicuramente si, mi ha dato modo di focalizzare l’attenzione su argomenti importanti, ragionarci ed esprimerli nella concretezza della carta trasmettendo il mio reale pensiero su ogni punto”.

Se è ispirato alla tua vita, come è stata presa questa cosa dalla famiglia?

“La mia preoccupazione più grande non nascondo che fosse proprio nei confronti di mio padre, che quello “scandalo rosa degli anni ‘40” lo ha vissuto sulla propria pelle. Gli avevo accennato in più occasioni del fatto che stessi scrivendo un romanzo legato alla nostra famiglia ma non gli avevo mai parlato dei contenuti, così quando ho lasciato sul tavolo del suo salone la copia N°1 e dopo 24 ore ho ricevuto la sua telefonata, ho temuto che fosse per diseredarmi. Invece no: chiamava per scusarsi sottolineando che non si era mai reso conto di quanto le decisioni stabilite mi avessero segnato nella crescita. Un grande! Lì non solo ho compreso che sarebbe stato il mio primo sostenitore ma anche che la narrazione sarebbe potuta essere un aiuto per altri”.

Doppie famiglie, figli segreti: è molto più diffuso di quanto si pensi. Ti è capitato di avere conferma in tal senso?

“La conferma di ciò è stato uno dei punti cardine della struttura del testo il cui via è stato dato da un bellissimo barbecue cui era ospite una coppia di amici di secondo matrimonio coi propri figli che scherzavano assieme ai relativi ex coniugi accompagnati dai nuovi compagni, dai figli del primo matrimonio e da un paio di anziani che tutti i bambini chiamavano nonni. Una famiglia assolutamente extralarge! Proprio osservandola è stato naturale il confronto con quanto invece fosse avvenuto in casa mia dove la scelta di separarsi aveva portato a conseguenze differenti dettate soprattutto dalla diversa maturazione dei tempi. Se ci pensiamo la cinematografia degli anni ’50 pullula di film in cui la figlioletta incontra il genitore-peccatore solo quando questi sta sul letto di morte: quelli erano i tempi ma non scordiamoci che queste cose sono sempre esistite. Io appartengo ad una generazione che ha avuto come compagni di classe i figli dei primi divorziati: li si guardava con costrizione nel cuore. Oggi è più frequente che una coppia si divida ma al di là della tragicità con cui ogni figlio vive la separazione dei genitori, questi ragazzi possono condividere la propria esperienza con altri coetanei che vivono le medesime circostanze. Proprio per questo, nella stessa struttura del romanzo ho creato una piccola infrastruttura fatta di spaccati di una delle trasmissioni più seguite oggigiorno che, con episodi assolutamente inventati ma tutti verosimili, accompagna il lettore nello sviluppo della vicenda. Sono problematiche davvero molto diffuse”.

Come si insegna la sincerità?

“Sicuramente con l’esempio che ritengo sia sempre il mezzo di trasmissione più importante. Ovviamente poi la scelta delle parole deve essere adatto e a misura della persona con cui si interloquisce: meglio una verità che faccia un pochino male, di una bugia che prima o poi torni indietro come un boomerang intaccando oltretutto rapporti fondamentali”.

©2018 by ask4angela

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