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  • Angela Iantosca

Gli apici insospettabili dell'adattamento

Collettivo a geometrie variabili. Dal multiforme ingegno. Appassionati di calcio - un tempo - al punto di scegliere un’ala sinistra del Catanzaro degli anni Settanta per comporre una parte del loro dato identificativo che è esso stesso un collettivo da decifrare. In cui Lou sta per Luigi, nome di un protagonista dei primi due romanzi, ma anche per Luther Blisset, pseudonimo dietro il quale si nascondono vari artisti degli anni Novanta. Da dieci anni scrivono a più mani, mani che cambiano e che diventano le voci dei loro romanzi che sono delle non fiction novel.

Come è cambiato il lavoro del collettivo Lou Palanca al tempo del metro di distanza?

“È una delle poche cose che, apparentemente, non sono state travolte dalla pandemia. Diciamo apparentemente perché non è cambiato niente sul piano creativo: usiamo da sempre email e social vari per comunicare tra noi e scambiarci materiali e bozze. Tutt’altra storia, invece, se ci spostiamo sul versante della promozione. Erano previste in questo periodo diverse presentazioni di “Mistero al cubo” che abbiamo dovuto rinviare (speriamo proprio di recuperarle prima o poi) e questo ci dispiace molto, perché teniamo in maniera particolare all'incontro con il pubblico”.



Quanto soffre un collettivo che nel nome nasconde la passione per il calcio, ora che il calcio non c'è?

“Non la viviamo tutti allo stesso modo. C'è chi è tuttora un appassionato e chi indifferente. Il riferimento a Massimo Palanca nel nostro nome ha radici che vanno ben al di là dello sport, raccontando di valori etici e di memorie ancora vive dopo decenni dalla sua vicenda sportiva. Ma Nicola – quello che rimane appassionato – aggiunge che il calcio non gli manca troppo, magari l’odore dell’erba, la confusione dello stadio, le storie dei giocatori di quarta serie, ma il calcio televisivo proprio no”.

L'esodo dal Nord per far ritorno alle cucine familiari come l'avete vissuto?

“Prima o poi dovremo ragionare freddamente su tutto quanto sta succedendo in questi giorni. A caldo ci è parso tutto poco razionale ma molto comprensibile, comprese le scene della "fuga" da Milano. Occorre distinguere però tra chi si è mosso solo per un desiderio di comfort – anche gastronomico – chi ha pensato egoisticamente solo a se stesso e ha messo a repentaglio intere comunità e chi invece non aveva altra scelta, per mille ragioni. C’è stato un deficit di umanità in molti che sono scappati ma anche in tanti che dalle loro tastiere hanno lasciato vincere paura e rabbia”.

State pensando di scrivere un romanzo ambientato in un momento storico così complesso?

“Prima di Covid avevamo in mente almeno tre ipotesi di romanzo e un paio di graphic novel. Si avvicinava il momento delle decisioni, ma tutto è inevitabilmente rinviato. Ora stiamo ragionando intorno a una scrittura su questi giorni, forse non necessariamente un romanzo, ma è davvero difficile farlo "in corsa"”.

State scrivendo qualcosa di nuovo?

“Diciamo che stiamo "prendendo appunti". Un tema che ci aveva ispirato era ad esempio la ricorrenza del quarantennale degli omicidi Lo Sardo e Valarioti (i primi omicidi politico-mafiosi in Calabria), ma sappiamo che altri autorevoli scrittori, saggisti in particolare, colmeranno la mancanza del nostro apporto”.



Come è cambiata la scansione del vostro tempo?

“Come collettivo non è mutata. Individualmente abbiamo vite abbastanza diverse. Alcuni hanno figli piccoli, altri più grandi. Abitiamo in città diverse e svolgiamo attività diverse. Diciamo che il lockdown rende il tempo meno segmentato, le giornate troppo simili e il futuro assolutamente necessario”.

Cosa vi manca?

“La possibilità di scegliere, probabilmente. Come collettivo, le presentazioni, i viaggi in macchina verso le librerie, gli appuntamenti che saltano. E mangiare e bere in compagnia: per noi la convivialità è un fondamento esistenziale”.

Cosa avete scoperto di voi stessi in questo periodo?

“Ancora una volta la risposta deve essere doppia. Come collettivo, che la carica che ci vede insieme da quasi dieci anni non si è affatto esaurita. Individualmente stiamo ancora ciascuno indagando su di sé, ma certamente la capacità di adattamento sta raggiungendo apici insospettabili”.

Che libri consigliereste di leggere?

“Per chi non avesse mai letto nulla di Emmanuel Carrere uno dei suoi libri, a partire magari da “Limonov”. Un romanzo recente che abbiamo amato molto è sicuramente "Patria" di Ferdinando Aramburu. Tra gli italiani non vogliamo far torto a nessuno, per cui consigliamo di leggere uno dei nostri romanzi: noi siamo legati ad ognuno di essi; i nostri lettori preferiscono "Ti ho vista che ridevi". Quello che abbiamo appena finito è “Io sono il potere”, uno spaccato potente dell’alta burocrazia italiana. Quello che ci apprestiamo a cominciare è “Tutto il ferro della Torre Eiffel”, di Michele Mari”.



Tempo e silenzio: due grandi occasioni soprattutto per chi scrive. O no?

“Uhm, può essere paradossale ma non sentiamo questo periodo come particolarmente propizio per la scrittura. In verità il silenzio circonda lo spazio esterno delle città, mentre le parole intorno a ciò che accade producono un rumore di fondo che non aiuta affatto la concentrazione. Ed anche di tempo, alla fine di ognuna di queste giornate consumate in spazi chiusi e sempre uguali, ce ne rimane effettivamente ben poco. Ma quel poco che sappiamo della scrittura sta tutto nella certezza che quando si accende la scintilla non è più questione né di tempo, ne di spazio, né di voglia, né di concentrazione. Scrivere, per chi deve raccontare le storie che gli si agitano dentro, è un dovere irresistibile ed un piacere senza confini”.

Quanto ci cambierà tutto questo?

“Tantissimo. Siamo destinati ad un salto di civiltà, a cambi di paradigma sul piano sociale, economico, ecologico e persino antropologico. Noi vogliamo senza alcuna esitazione essere partecipi di questi cambiamenti per indirizzarli nel senso dei nostri valori, che sappiamo anche dove andare a reperire, volendo: sono scritti in maniera sempre attuale nella Costituzione della Repubblica Italiana, nei volti degli ultimi, nelle pieghe della natura”.

Quanto è variabile la vostra geometria, con queste nuove variabili impreviste?

“Ma..., in dieci anni ci sono stati diversi mutamenti nel gruppo. I nostri cinque romanzi sono stati scritti in cinque formazioni diverse. Solo due di noi li hanno firmati tutti e il gruppo attuale, formato da quattro attivi nella scrittura e qualcun altro "di supporto", si è definito più per sottrazione che per addizione. Negli ultimi mesi, però, ragionando sulle diverse ipotesi di nuova scrittura individuavamo sempre per ciascuna di esse dei nuovi possibili apporti. Finita la pandemia passeremo al setaccio progetti, illusioni e variabili. E sapremo come ripartire”.

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©2018 by ask4angela

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