• Angela Iantosca

Farinelli: l'America di oggi in un quadro del 1930

L'America inarrivabile, il luogo delle libertà, dei grattacieli, dei surfisti sempre abbronzati, degli effetti speciali e dei chopper che percorrono strade senza confini. E poi l'America svelata, quella senza più maschere, quella della verità che si fa dramma quotidiano, degli schiavi che continuano ad esistere ed hanno diversi colori di pelle, dei diritti negati, della povertà, di un tampone che in pochi si possono permettere, dei milioni di disoccupati, dei muri, delle disuguaglianze, della Sanità privata, delle guerre senza giustificazione, dei poliziotti che uccidono (ancora) i neri, di quel fiato spezzato sull'asfalto, delle barricate, del fuoco, dei giornalisti arrestati mentre fanno il loro lavoro. E allora l'America perde quell'abbronzatura eterna che avvolge le bagnine di certe serie tv e i grattacieli scintillanti protagonisti di molti film diventano una vuota scenografia, le luci si spengono e quello che rimane è un quadro di Grant Wood degli anni Trenta, dai colori cupi e dai presagi spettrali: "Gotico americano". Proprio in questo quadro ha trovato ispirazione la politologa italiana Arianna Farinelli, in America da 20 anni, tanto da farlo diventare il titolo del suo primo romanzo, inserito nella collana diretta per Bompiani da Roberto Saviano, Munizioni. Un libro che è solo il primo di una trilogia, della quale sta scrivendo il secondo capitolo.



Perché la scelta di questo titolo: cosa c'è di gotico in America?

«Il dipinto raffigura una coppia di persone, un uomo e una donna, non più giovani, bianche, vestite con abiti coloniali, di fronte ad una casa che sembra una chiesa (lo stile architettonico si chiama proprio “gotico americano”). L’uomo stringe in mano un forcone quasi a voler difendere la sua casa. La donna ha uno sguardo tra lo spaventato e il minaccioso. Il protagonista del mio romanzo è un ragazzo afroamericano convertito all’Islam. Lui dice “l’America di oggi è ancora come nel quadro di Gran Wood, Gotico Americano: facce bianche di vecchi impauriti che pensano di difendere il loro mondo con un forcone ma il loro mondo già non esiste più”. Ciò che i bianchi in questo Paese cercano di difendere è il loro privilegio. In realtà l’America è già cambiata. I bianchi presto non saranno più maggioranza nel Paese ma la più grande delle minoranze. Questo li spaventa e li porta a reagire cercandosi un nemico comune. Il nemico crea identità e unità. Questi sono gli americani bianchi che hanno votato Trump alle elezioni del 2016, l’anno in cui è ambientato il mio romanzo».



Come è cambiata l’America da quando è andata a vivere lì?

«Vivo qui da 20 anni. Ho vissuto l’11 settembre, l’invasione dell’Iraq, la crisi finanziaria del 2008, l’elezione di Trump e ora la pandemia e le proteste razziali. Negli ultimi quattro anni il Paese è diventato ancora più polarizzato. La divisione è generazionale (vecchi contro giovani), razziale (bianchi contro minoranze) geografica (le coste dove si trovano New York e Los Angeles contro gli stati interni e quelli del sud) politica e culturale. Le tensioni razziali e le disuguaglianze economiche però non erano sparite neppure negli anni di Obama. Forse per questo nel 2016 molti afroamericani disillusi e non convinti dalla candidatura di Hillary Clinton non andarono a votare. La libertà in America è ancora tutta da conquistare per alcuni gruppi etnici. Come diceva lo scrittore James Baldwin negli anni Sessanta “noi non saremo mai liberi finché loro non saranno liberi”. Se questo Paese vuole uscire dalla pandemia e dalla crisi economica, a causa della quale 40 milioni di persone hanno perso il lavoro, potrà farlo solo mettendo mano alle disuguaglianze economiche e alle enormi sacche di povertà che l’arrivo del virus ha reso ancora più profonde».

Cambierà qualcosa dopo le proteste di questi giorni?

«Non so se dopo le proteste razziali di questi giorni le cose cambieranno davvero. Me lo auguro. La rabbia non è di oggi. È antica di 400 anni. Gli afroamericani sono passati attraverso 250 anni di schiavitù, 90 anni di segregazioni, e poi incarcerazione di massa e brutalità della polizia. Durante la pandemia si sono ammalati tre volte di più dei bianchi, in alcune città sono il 50 percento dei morti. Hanno perso il lavoro, l’assicurazione sanitaria e hanno fame. I loro figli vengono nutriti dalle mense scolastiche rimaste aperte. A luglio finiranno i sussidi di disoccupazione e il blocco agli sfratti, la situazione economica è destinata a peggiorare. E questo non bisogno dimenticarlo è un anno elettorale. Trump ha detto: “Io sono il presidente della legge e dell’ordine”. E ha dato ordine all’esercito di intervenire per reprimere la protesta. Attorno a questo si giocano le prossime elezioni».


La pandemia cosa sta facendo emergere a livello mondiale?

«La pandemia cambia la geopolitica. Le relazioni tra Cina e America sono anche più tese di prima. C’è disinformazioni che arriva da ogni dove, soprattutto quella riguardante l’origine del virus. Spero che queste tensioni vadano a scemare nelle prossime settimane perché questo clima da guerra fredda non è favorevole alla ripresa economica. Per sconfiggere il virus e superare la crisi c’è bisogno di cooperazione tra gli stati».


E alle donne cosa è successo in questa pandemia?

«Le donne sono state maggiormente penalizzate dalla pandemia. Hanno perso il lavoro o dovuto rinunciare al lavoro per stare con i figli a casa da scuola. Si sono prese cura della famiglia, figli e anziani. Sono spesso operatrici sanitarie e lavoratrici essenziali. Sia in Italia che in America si prendono cura della famiglia quasi completamente da sole. Allo stesso tempo sono state escluse dal processo decisionale che riguarda la riapertura economica. Senza le donne è impossibile ripartire».




©2018 by ask4angela

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