• Angela Iantosca

Droga: l'emergenza perenne di cui non si parla

Durante il lockdown non se n’è parlato proprio di droga. Se non per raccontare qualche episodio di colore: il ragazzo fermato con quell'autocertificazione che dichiarava la sua tossicodipendenza e la necessità di fare 'acquisti' o gli spacciatori dotati di mascherine e guanti nell’esercizio delle loro funzioni. Ma della situazione reale non si è scritto. Nessuno ha raccontato cosa sia significato vivere in casa con un tossicodipendente, non avere la possibilità di chiedere aiuto, di avere un supporto concreto da associazioni e comunità di recupero necessariamente chiuse causa Covid. È stato un periodo complesso per tutti. Ma lo è stato ancor di più per chi, per motivi diversi, vive nell’emergenza perenne. E ora che è tutto ‘normale’, il mercato della droga, che aveva subito un leggero calo, è tornato più vigoroso che mai e ci si augura una attenzione maggiore dei mezzi di comunicazione e della politica anche in vista del 26 giugno Giornata internazionale contro l'abuso e il traffico illecito di droga. 

Oggi, in modalità webinar, la comunità d San Patrignano ha presentato i dati dell’Osservatorio tossicodipendenze, giunto al quinto anno di attività, aprendo le sue porte. Porte che erano state chiuse il 24 febbraio, rendendola immune al contagio.


“È stato un anno difficile – ha spiegato Alessandro Rodino Dal Pozzo, Presidente della comunità - che ha influito sulla tossicodipendenza: il disagio che si è creato con il lockdown ha moltiplicato e aumentato i problemi nelle famiglie, anche in relazione all'uso di sostanze stupefacenti”. Famiglie che, secondo l’Osservatorio, ogni anno affrontano una spesa di 586 euro per acquisto di droga: media pro capite calcolata su 26milioni di famiglie.




Da sin. il Presidente RODINO, il vicepresidente BOSCHINI, il responsabile accoglienza ALBERTINI


Anche quest'anno i dati forniti dall’Osservatorio sono molto interessanti, soprattutto per chi è interessato ad analizzare come sono cambiate le droghe nel corso dei decenni e per chi vuole fotografare la situazione attuale, perché San Patrignano, comunità nata nel 1978, ha ospitato in più di 40 anni quasi 30mila persone, raccogliendo di ognuno di loro sin dagli inizi informazioni sul tipo di droghe usate, sulla provenienza, sull'età ed anche sulle storie...  

“Abbiamo una banca dati sulle dipendenza – spiega il vicepresidente nonché medico della comunità Antonio Boschini - forse più grande in Europa, perché abbiamo raccolto dati dagli anni Ottanta. Dati su migliaia di persone delle quali si conosce tutto. Questo ci permette anche di fare confronti con i dati attuali e capire cosa è cambiato e come cambia l’utenza e le modalità di assunzione. Se guardiamo ai maschi e alle femmine possiamo dire che le percentuali non sono molto variate nel corso degli anni. E la dipendenza da sostanze rimane prevalentemente un fenomeno maschile. Un dato che è tuttavia contraddetto dai minori che stanno entrando ora: purtroppo stanno aumentando le ragazze. Non solo: da molti anni è stato rilevato che le sostanze non vengono assunte più in modo prevalente per via iniettiva, ma o fumate o inalate, cosa che ha ridotto notevolmente malattie come epatite e Hiv. Oggi, invece, tra i giovanissimi, soprattutto le ragazzine, si sta evidenziando una controtendenza: un ritorno delle siringhe, tanto che abbiamo ragazzine di 15 anni che entrano in comunità e che sono state già curate per epatite...”.


Altro aspetto da sottolineare, che si conferma in linea con gli anni precedenti, è la poliassunzione.

“Negli ultimi 10 anni - spiega Boschini - si osserva in modo graduale un cambiamento dell’epidemiologia nell’uso delle droghe. Tutte le persone che arrivano hanno una storia di sperimentazione di varie sostanze che è abbastanza omogenea. La cannabis è sempre la prima sostanza utilizzata con età media di 14-15 anni. Poi segue un periodo di sperimentazione di droghe sintetiche (allucinogeni, ecstasy, anfetamine...) consumate ai rave o in discoteca che sono in genere utilizzate dai 16 ai 18 anni. E poi si entra in contatto con cocaina ed eroina. Le persone che arrivano in comunità quasi tutte hanno fatto uso di cocaina che è la droga più diffusa. E quasi tutte hanno cominciato con la cannabis. Se l’eroina era negli Anni Ottanta la droga usata dal 100% delle persone, ora siamo intorno al 40%. Tuttavia cocaina ed eroina rimangono le sostanze che creano maggiore dipendenza”.


Come detto si evidenzia un minore uso di siringhe che da una parte rappresenta un vantaggio di tipo sanitario, dall’altro rallenta in chi fa uso di sostanze la percezione di avere bisogno di aiuto in quanto tossicodipendente.

“Ciò che abbiamo osservato – spiega Boschini – è che spesso fa meno fatica a intraprendere il percorso in comunità chi ha vissuto esperienze più traumatiche dovute per esempio all’uso della siringa, alle overdose, a delle epatiti...”.


Altro dato è quello legato all’alcol, sostanza sottovalutata negli effetti e nella pericolosità.

“Rispetto agli anni Ottanta, l’uso problematico di alcol supera il 40%. Ma la persona non ne ha percezione: percepisce di avere un problema con la droga, ma non sa di avere un problema con l’alcol. Negli ani Ottanta l’uso problematico di alcol riguardava il 20% delle persone”.

Se si guarda alla storia delle persone, poi, quasi tutti hanno genitori con dipendenze o sono persone che hanno subito traumi o molestie in giovanissima età. Le droghe, quindi, rappresentano la manifestazione esterna di irrisolti e problemi che hanno radici profonde che devono essere affrontati per poter uscire dalle dipendenze. E per evitare che ricada sui figli tutto ciò che non è stato risolto... A tal proposito sono molti gli ospiti della comunità che hanno dei figli.

“Tante persone che entrano in comunità hanno figli: 103 di quelli entrati in comunità nel 2019 hanno un figlio. Molti li hanno a casa, molti sono stati dati in affido. Solo uno è entrato in comunità con la mamma”.


E a proposito di bambini, la comunità ha anche un centro minori che a breve diventerà molto più capiente: “Il centro minori può ospitare 12 ragazze e 12 ragazzi. Dai 17 anni i minori possono essere inseriti nei settori dei maggiorenni. Dal 2021 si arriveranno ad ospitare 24 minori maschi. La richiesta è sempre più alta e in aumento rispetto al passato. Soprattutto è aumentata la richiesta da parte di ragazze”.


Un momento della CONFERENZA STAMPA del 23 giugno 2020


Intanto, da fine maggio la comunità ha riaperto le sue porte. E molte famiglie potranno tirare un sospiro di sollievo.

“Avevamo programmato ingressi a febbraio, ma il 24 abbiamo dovuto chiudere – spiega Virgilio Albertini, responsabile dell’accoglienza -. In questo periodo abbiamo ricevuto molte email e telefonate, perché la convivenza forzata tra genitori e figli ha fatto emergere diverse problematiche. Da parte nostra abbiamo continuato a dare sostegno e consigli ai genitori e ai ragazzi. Non appena la situazione si è ‘ridimensionata’, con il dottor Boschini, abbiamo pensato ad una modalità, stilando un protocollo che ci desse la possibilità di riaccogliere ragazzi in comunità. Il primo ospite è entrato il 29 di maggio. Ad oggi sono arrivate 16 persone un po’ da tutte le parti d’Italia, dalla Sicilia al Trentino. Per permettere ai ragazzi di entrare, abbiamo chiesto un tampone all’ingresso e un periodo di isolamento in comunità. Un tempo stabilito in base anche alle zone di provenienza e in base al comportamento avuto dai ragazzi. Le richieste continuano ad essere tante perché in questi mesi si sono accumulate. Il nostro intento, come sempre, è dare risposte a più persone possibile”. Secondo parametri di valutazione che non sono cambiati: “I parametri di valutazione sono sempre gli stessi – continua Albertini -. Quello che cerchiamo di approfondire ancora di più è la motivazione proprio perché abbiamo un numero limitato di posti per l’isolamento (6 per i maschi e 4 per le femmine - ndr). Entrare in questo momento significa far aspettare altre persone. Quindi invitiamo chi vuole entrare ad approfondire bene dentro di sé la scelta”…

Nonostante le difficoltà che la comunità inevitabilmente sta attraversando. Comunità che, ricordiamo, è gratuita e vive grazie alle attività che ci sono all’interno e ai benefattori.

“Noi abbiamo un importante sostegno che viene dai settori produttivi – spiega il Presidente – che, oltre ad essere formativi per i ragazzi, hanno l’onere di portare un contributo alla comunità. Molti settori sono stati messi in ginocchio. E abbiamo attività che non hanno ancora ripreso. Tutto questo comporterà una revisione degli obiettivi sulla fine dell’anno. Abbiamo anche problemi sulle donazioni. San Patrignano è come una città: ha costi di manutenzione, ha personale, inoltre abbiamo spese che stiamo affrontando proprio per fare entrare tutti in sicurezza… Ancora non abbiamo chiaro dove ci porterà da qui alla fine dell’anno”.


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©2018 by ask4angela

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