• Angela Iantosca

Dobbiamo invertire la rotta!

Ama il prossimo tuo come te stesso. È tutto racchiuso qui. In questa semplice frase che nasconde la vera rivoluzione che ognuno dovrebbe compiere dentro se stesso per cominciare a proteggere questa terra che ci è stata data in prestito e che dovremo restituire alla fine dei nostri giorni. Adriano Sella ce lo dice attraverso le sue scelte di vita, le sue parole e il suo ultimo libro “Cambiamenti a Km 0” (Paoline), con prefazione dell’arcivescovo metropolita di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi.

Stiamo assistendo alla ribellione del Creato?

“Può essere una ribellione del Creato non tanto nel senso che ci sta castigando, ma ci sta dando dei segnali fortissimi, anzi direi l'ultimo avvertimento: non possiamo più continuare così. Dobbiamo cambiare rotta perché riguarda la vita o la morte di tutti gli esseri viventi, soprattutto dell'umanità. Ossia della Madre Terra come l'habitat essenziale per vivere su questo pianeta. Mentre la terra, come dice il biologo, avrà la sua evoluzione e sopravviverà. Noi umanità ci autodistruggiamo e scompariremo”.



Cosa ci sta insegnando questo momento o cosa ci può insegnare?

“Ci sta dando una grande lezione di vita. Dobbiamo convertirci, dobbiamo cambiare il modo di vivere, dobbiamo invertire la rotta e prendere un'altra strada. Spero che esploda la rivoluzione integrale e che ci aiuti ad un profondo ed intenso cambiamento in tutte le dimensioni della vita umana e planetaria”.

Una vita a km zero non solo è possibile ma migliorerebbe la nostra esistenza, oltre che quella del pianeta: la stiamo sperimentando ora in maniera coatta?

“Ora stiamo riscoprendo tante dimensioni della vita che sono state avviate, anche da molti anni, da diverse persone, gruppi, associazioni, comunità cristiane. Come una vita a km 0. In questi anni siamo stati proiettati sulla globalità. Adesso il coronavirus ci fa riscoprire il locale e la resilienza. E con l'ausilio delle tecnologie possiamo realizzare tante cose a km 0”.

E cosa sta accadendo?

“In questi giorni si parla molto di smart working, anche se gli inglese utilizzano di più home working, ossia il lavoro da casa, perché smart working significa tante altre forme alternative del lavoro classico, compreso quello in casa. I negozi a km 0, la vendita a fondo campo e l'autoproduzione stanno decollando in questo tempo del coronavirus. Ci stiamo lamentando che molta produzione, esempio le mascherine, veniva fatta in altri paesi, a causa della delocalizzazione delle imprese, e si sta invocando di ritornare a produrre in Italia. Molte imprese stanno realizzando la riconversione industriale nel cominciare a produrre in loco quello che abbiamo bisogno in questo tempo di emergenza. Mediante l'imperativo legislativo ed etico #iorestoacasa, siamo obbligati a riscoprire quelle dimensioni della vita a km 0 che avevamo dimenticato, conoscendo anche meglio quello che circonda la nostra casa e che fa parte del nostro ambiente circondariale. La nostra casa diventa la nostra salvezza di vita. Non dobbiamo mai dimenticarlo. E anche la Chiesa sta riscoprendo il primo Tempio cristiano che era la casa o chiesa domestica. Non esistevano all'origine chiese, duomi e cattedrali, ma il popolo cristiano s'incontrava nelle casa per ascoltare la Parola, vivere l'Eucarestia e condividere la vita nel far entrare il Vangelo come forza trasformatrice del vivere”.

Lei quando ha cominciato a vivere a km zero? Perché?

“Ho iniziato la mia conversione integrale, grazie alla forte e intensa esperienza missionaria in Amazzonia del Brasile, dal 1990 al 2002, avviando così il percorso dei nuovi stili di vita nella mia vita personale e comunitaria. Infatti, nel 1995 ho promosso il movimento Gocce di Giustizia che ha come obiettivo "creare una cultura di giustizia", dicendo basta all'assistenzialismo e generando cambiamenti strutturali. Nel 2006 ho promosso la pastorale dei nuovi stili di vita e anche la Rete Interdiocesana dei nuovi stili di vita. In questo cambiamento di rotta ci sono anche le varie prassi a km 0. Per esempio, mangiare prodotti a km 0, fare l'autoproduzione del cibo, ecc. Cambiamenti a Km 0 significa anche tutte quelle nuove scelte che possiamo fare nel nostro quotidiano, senza fare tanti chilometri. Per esempio, custodire l'acqua a partire da quella che scorre nel nostro rubinetto, recuperare le relazioni umane cominciando con la nostra famiglia e con i vicini di casa...”.

L'esperienza in Brasile quanto l'ha segnata?

“Io sempre dico che il Brasile mi ha fatto un grande regalo. Mi ha fatto innamorare della giustizia sociale e ambientale. L'esperienza in Amazzonia mi ha fatto capire di dire basta all'elemosina e all'assistenzialismo, ma di impegnarci per costruire rapporti giusti in modo da rimuovere le cause strutturali delle ingiustizie sociali. E' troppo facile fare elemosina, ma è difficile impegnarsi a fare giustizia perché implica il cambiamento dei nostri stili di vita”.

Davvero ci cambierà tutto questo? Per crederlo forse bisogna nutrire una grande fiducia nell'essere umano... Lei ha questa fiducia?

“Crediamoci! Il Creato è fatto bene. Come pure tutte le sue creature. C'è un potenziale enorme nel Creato e nelle creature, che dobbiamo liberare e che può diventare un capitale straordinario di cambiamento. Dobbiamo solamente cambiare il nostro rapporto con sorella e madre terra. Da una relazione di violenza e di sfruttamento, rappresentata con le mani che la spremono; ad un'altra che custodisce, manifestata dalle mani che curano. Il resto ci pensa madre terra che ha una capacità enorme di guarire da qualsiasi situazione. Ce lo testimoniano i coniugi brasiliani, Sebastiao Salgado e sua moglie. Il noto fotografo brasiliano è ritornato in Brasile, insieme con sua moglie, con l'impegno di fare la piantumazione di un milioni di alberi nella vecchia fazenda dei loro antenati che si era desertificata. Nel 2019, hanno piantato 2 milioni di alberi e quel pezzo di terra è cambiato radicalmente dal 2001: da deserto a foresta”.

Lei è Missionario laico del Creato: come si manifesta la sua missione?

“Io sono un educatore, scrittore e conferenziere nel campo dei nuovi stili di vita, ma mi sento innanzitutto impegnato nel custodire questo nostro creato mediante le mie azioni quotidiane di cura verso tutte le creature. Come cittadini e come cristiani abbiamo una grande missione nel custodire il Creato, liberandolo da ogni azione di sfruttamento e da ogni tentativo di sfruttamento, promuovendo sane abitudini e cambiamenti alternativi a favore della vita di tutti gli esseri che abitano il Creato. Per questo mi sento un missionario del creato”.



#volersibene una collana inaugurata proprio con il suo libro. Come si può mostrare questo amore per se stessi?

“Nel mio impegno educativo come conferenziere, dico spesso che il vero egoista non è colui che pensa solo a se stesso perché alla fine raccoglie molto poco per sé. L'altruista è invece il vero egoista perché dedicandosi agli altri riesce poi ad avere un incredibile feedback per stesso. La logica dell'amore ce lo insegna: è amando l'altro che si viene amati. È il bene verso gli altri che genera anche il nostro benestare. Allora, volersi bene significa impegnarsi per la custodia del Creato e di tutte le sue creature. Se abbiamo cura di madre terra, allora essa ci custodirà e ci riempirà di frutti buoni e sani. Ne sono testimone. Infatti, sono molti i doni che ho ricevuto in questi anni di dedicazione agli altri. Insomma, l'amore per se stessi si genera mediante l'amore per gli altri”.

©2018 by ask4angela

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