• Angela Iantosca

Disturbi alimentari: "Fondamentale in questo momento di stress il sostegno di noi terapeuti"


Il 15 marzo è la Giornata nazionale per la lotta contro i Disturbi Alimentari. In Italia sono ammalate di queste patologie 3milioni di persone. Con una prevalenza delle femmine, ma con una crescita preoccupante dei maschi. Per approfondire ho raggiunto la dottoressa Laura Dalla Ragione, Psichiatra e Psicoterapeuta, Direttore Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell'Umbria, Docente Università Campus Bio-Medico di Roma, Presidente SIRIDAP - Società Italiana Riabilitazione Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso; è referente scientifico del Numero verde nazionale SOS Disturbi Alimentari della Presidenza del Consiglio, è referente scientifico per il Ministero della Salute su tale patologia. Ha dato vita prima in Umbria e poi in altre Regioni a strutture dedicate interamente al problema. Oltre che autrice di diversi libri sul tema.

Come si affronta un momento complesso come questo quando si hanno disturbi alimentari? Potrebbe essere un motivo di stress ulteriore?

“Sicuramente questo è un momento difficile per le nostre strutture, che sono tutte aperte e con tanti ragazze e ragazze ricoverati. A Todi le due strutture ospitano pazienti con Anoressia e Bulimia molto giovani, addirittura bambini; a Città della Pieve sono ricoverate persone affette da Obesità e Disturbo da alimentazione incontrollata, in questo caso più adulti. Oltre le misure necessarie per la sicurezza dei pazienti, per noi è molto importante sostenere le paure, direi a volte le angosce, che si sono scatenate in questa particolare emergenza. Infatti questa situazione determina un ulteriore stress, che si aggiunge a quello della patologia, teniamo anche conto, ad esempio, che le pazienti non possono piu uscire né ricevere visite dei familiari. Sul cibo si riversano tante emozioni e quindi tutte tre le patologie (Anoressia, Bulimia e Disturbo da alimentazione incontrollata) possono subire un ulteriore aggravamento. È chiaro che diventa molto importante il nostro ruolo di terapeuti, il lavoro di sostegno e rassicurazione. Un altro elemento importante, però, è la relazione tra le pazienti che in questo momento si sostengono l’una con l’altra, pur non potendosi abbracciare lo fanno simbolicamente, le più grandi aiutano le più piccole, cercano di farsi forza e di lottare tutte insieme”.

Come state affrontando nella vostra struttura l'emergenza?

“Le strutture residenziali e semiresidenziali sono tutte attive in questo momento, anche se abbiamo bloccato i ricoveri. I trattamenti ambulatoriali, sia quelli psicologici che quelli nutrizionali, li facciamo via Skype, e questo ci aiuta a non fare sentire soli i pazienti e le loro famiglie. Tutte le attività, oltre a lavorare sui contenuti specifici della patologia (paura di aumentare di peso, ossessione sul corpo) cercano di contenere le ansie e le paure collegate alla epidemia in corso”.

Quali sono i dati aggiornati sui disturbi alimentari?

“In questo momento è in corso un Osservatorio epidemiologico del Ministero della Salute, coordinato dalla regione Umbria, e purtroppo i dati si confermano molto preoccupanti. Circa tre milioni di persone in Italia sono ammalate di queste patologie, con una diffusione omogenea in tutte le regioni italiane. Mentre è molto disomogenea la rete di assistenza, a macchia di leopardo. Molte regione sono prive di strutture e questo crea molti disagi. Infatti il dato di mortalità di queste patologie (3200 pazienti deceduti nel 2918) è diverso da regione a regione. Si muore di più dove non ci sono strutture e e centri specializzati. Esiste un numero verde della Presidenza del Consiglio attivo dal lunedì al venerdiì 800180969, che da informazioni su tutte le strutture italiane”.

Più ragazze o ragazzi?

“È ancora una patologia al femminile, ma le cose stanno cambiando. Nella fascia tra i 12 e 17 anni i maschi sono il 20% della popolazione affetta da DCA. Probabilmente tra 10 anni non sarà più un disturbo di genere. Per i maschi l’intercettazione del disturbo è ancora più complicata perché si vergognano a chiedere aiuto, proprio perché ancora è considerata una malattia da femmine”.

Quali possono essere le cause scatenanti?

“È una patologia sicuramente multifattoriale con cause psicologiche, caratteriali, familiari, culturali, probabilmente genetiche. I fattori di rischio per un esordio precoce di DCA sono senz’altro aumentati: i modelli culturali della magrezza a cui i bambini sono sempre più esposti attraverso i mass media, ma anche attraverso la famiglia, la scuola e i luoghi di aggregazione; abitudini alimentari scorrette e sempre meno regolari in ambito familiare; l’aumento dell’incidenza dell’obesità infantile e sicuramente eventi traumatici. Le patologie alimentari hanno preso il posto di altre forme di disagio, non a caso sono diminuite le forme depressive dell’adolescente e le tossicodipendenze. Un grande lavoro di prevenzione andrebbe fatto nelle scuole e nei luoghi dello sport per cercare di modificare gli stili di vita e i modelli culturali della magrezza ad ogni costo. La presenza di eventi traumatici (in particolare abusi o molestie sessuali) è collegata all’esordio precoce di tali patologie nel 38 % dei casi".

Quale è l'età?

“La fascia di età colpita è molto più ampia che in passato , quando riguardava solo adolescenti. Oggi colpisce bambini di 8/10 anni e persone adulte che si ammalano per la prima volta . L’abbassamento dell’età di esordio costituisce uno dei fattori più preoccupanti di questa che si configura come una vera e propria epidemia. Nell’ultimo decennio, infatti i casi clinici di Anoressia Nervosa ed altri Disordini Alimentari sono stati sempre più frequentemente segnalati in bambine/i in età prepuberale. Il quadro clinico che osserviamo in queste bambine/i è del tutto sovrapponibile a quello delle ragazze adolescenti e giovani donne che abbiamo osservato sino ad ora. Ciò pone problemi nuovi e complessi e costringe medici, pediatri, psicologi e nutrizionisti a costruire percorsi assistenziali che tengano conto dell’età delle pazienti e programmi di prevenzione familiari e scolastici per riconoscere e/o prevenire un disturbo così insidioso, il cui esordio precoce comporta alti rischi di compromissioni organiche e psicologiche, anche irreversibili.In italia ci sono 450000 pazienti sotto i 14 anni”.

È un disturbo che si lega ad altre dipendenze?

“Sì, generalmente nella Bulimia Multicompulsiva il disordine alimentare si associa ad altre dipendenze , perché la caratteristica è proprio quella del discontrollo degli impulsi. Per cui può essere associata a abuso di alcool , di sostanze, cleptomania, disturbi della condotta sessuale, gambling. È quasi sempre associata a Disturbo di personalità border line e autolesionismo superficiale (tagliarsi, graffiarsi, bruciarsi con le sigarette).

Come lavorate con chi ha disturbi alimentari?

“Si lavora a 360 gradi con un equipe multidisciplinare che comprende medici, psicologi, nutrizionisti, filosofi, educatori, fisioterapisti. Perché è necessario aggredire il disturbo dal punto di vista della mente e del corpo. Dal punto di vista psicologico, la terapia cognitivo-comportamentale continua ad essere l’approccio privilegiato nel trattamento degli adulti.La CBT-E è efficace per la bulimia nervosa e altri disturbi dell’alimentazione infatti in soggetti normopeso circa la metà dei pazienti va in remissione e mantiene i risultati. Circa il 30% dei pazienti affetti da anoressia nervosa e trattati a livello ambulatoriale ottiene un successo con la CBT-E; la percentuale è leggermente superiore se si considera la fine del trattamento in regime di ricovero. Oggi di queste patologie si può guarire, ma è necessario intercettare precocemente la patologia, prima possibile”.

Le cause dell'anoressia sono diverse da quelle della bulimia? Cosa determina la 'scelta' dell'una o l'altra via?

“In questo momento la prevalenza dei Disordini alimentari è costituita da Bulimia e Disturbo da alimentazione incontrollata (70%), l’Anoressia nervosa costituisce il 30 % dei Disturbi. Proprio perché viviamo in una società discontrollante più che controllante. Le cause dei DCA sono comuni e sono una grande mancanza di autostima, in un certo senso sono forme nuove di depressioni. La maggioranza delle pazienti inizia con una Anoressia nervosa restrittiva, poi non ce la fa più e sviluppa una Bulimia nervosa. La bulimia nervosa è in un certo senso una Anoressia che fallisce. Si ottiene sempre una magrezza patologica, perché le pazienti bulimiche sono magre, ma è ottenuta attraverso i metodi di compenso, come ad esempio il vomito autoindotto”.

Quanto tempo ci vuole perché si recuperi peso e stabilità?

“Per guarire da un Disturbo alimentare servono almeno due anni, perché il peso è solo la punta dell’iceberg , di un dolore più profondo che ha bisogno di un lavoro più lungo. Sopratutto dal punto di vista psicologico”.

Quali libri consigli di leggere sul tema?

“Il mio “La casa delle bambine che non mangiano” (Il Pensiero scientifico editore) e il testo che ho scritto con Marta Scoppetta “Giganti d’argilla. I disturbi alimentari maschili” (Il pensiero scientifico editore), “Le mani in pasta. I disturbi alimentari infantili” scritto da me e Paola Antonelli (Il Pensiero scientifico editore).

In questo momento si sta dedicando alla scrittura di un nuovo libro?

“Si , sto scrivendo un libro sull’obesità infantile e adolescenziale, dal titolo “Gli invisibili”. Il problema dell’obesità infantile è un problema enorme in Italia , siamo il primo paese in Europa, abbiamo superato la Grecia e la Spagna. E collegato ad esso c’è il tema del bullismo a cui i bambini e adolescenti obesi sono sottoposti. Sono grandi ma invisibili, da qui il titolo del libro”.


©2018 by ask4angela

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