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  • Angela Iantosca

Disobbedire è anteporre il bene comune

Andrea Franzoso l’ho incrociato la prima volta un po’ di anni fa. Mi trovavo nella Nuvola dell’Eur in occasione di “Più Libri più Liberi”, fiera meravigliosa della piccola e media editoria che si svolge in dicembre a Roma. Lui era sul palco, con il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, intervistato dal giornalista Corrado Augias. Quello che mi colpì quella prima volta fu la ‘pulizia’ del viso di Andrea, ma soprattutto lo sguardo incredulo di fronte allo stupore degli altri per il gesto che aveva compiuto: denunciare il capo che rubava.

Sono passati un po’ di anni da allora, ma Andrea non è cambiato e il suo atto rivoluzionario ha portato a mutamenti importanti.

Ho pensato a lui per cominciare questa rubrica. Perché Andrea è il Disobbediente. E grazie a lui, al suo impegno, alle sue scelte radicali, alla sua rettitudine concreta, nel nostro Paese stanno crescendo tanti piccoli disobbedienti.

La parola Disobbedienza, di questi tempi, sembra che vada un po' troppo di moda. Ma qual è la disobbedienza di cui parli tu?

“Chi disobbedisce alle misure adottate dal governo per contenere l'epidemia del coronavirus Covid19 è un egoista e un irresponsabile. La disobbedienza di cui parlo nel libro #disobbediente! Essere onesti è la vera rivoluzione (DeAgostini editore), al contrario, è un invito ad anteporre il bene comune al proprio interesse personale e a sentirsi responsabili delle proprie scelte”.

Alcuni anni fa sei venuto alla ribalta per un gesto che in qualsiasi altro Paese sarebbe considerato normale e qui invece è eroico. Chi sono per te gli eroi?

“Non mi piace parlare di eroi, come non mi piacciono i discorsi con troppi aggettivi e avverbi. Un antico apoftegma dei padri del Deserto racconta che Sant'Antonio, il padre del monachesimo occidentale, seppe per ispirazione divina che il calzolaio d'Alessandria era più santo di lui. Volle scoprire in che cosa consisteva questa santità, e si recò da lui. Scoprì il suo segreto: ogni giorno quel ciabattino si alzava e si metteva al lavoro con onestà e umiltà, condividendo il pane con i poveri”.

Dopo aver pubblicato per gli adulti, hai deciso di raccontare la tua storia ai ragazzi: perché?

“Perché la corruzione si combatte fra i banchi di scuola, è da lì che si parte per cambiare il paradigma culturale”.

Quali sono le loro risposte?

“Sono attenti, curiosi, fanno tante domande. E poi mi scrivono.

Molti adulti insegnano loro che il mondo si divide in furbi e in fessi e li invitano a stare dalla parte dei furbi. Ma i ragazzi sentono che non si può essere felici, così”.

Sono i giovanissimi la speranza per questo Paese?

“Direi proprio di sì. Su molti temi sono più avanti dei loro genitori, e ci stanno dando la sveglia. Per esempio in tema di difesa dell'ambiente”.

Hai girato in lungo e largo il Paese incontrando migliaia di bambini per parlare di corruzione: che cosa è per loro la corruzione? E' un concetto che sentono vicino?

“Sentono che la corruzione è un furto di futuro e che loro ne sono le prime vittime”.

Che speranze hanno per il loro futuro?

“Sanno che dovranno rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Ma ce la faranno”.

Quali sono i messaggi che poi ti mandano finiti gli incontri?

“Hanno fame di autenticità, di esempi positivi, di adulti autorevoli e credibili”.

Da autore come affrontare la forzata chiusura in casa?

“Stacchiamoci dai social, spegniamo il cellulare, e apriamo un bel libro. La lettura ci permette di uscire da noi stessi e dalle quattro mura di casa e di fare viaggi meravigliosi. La solitudine forzata può aiutarci a riscoprire il silenzio, a riflettere, ad andare all'essenziale”.

E tu come stai impiegando il tuo tempo? Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

“Sì, ho un nuovo libro in cantiere. Uscirà il 1° settembre prossimo”.

Il tuo consiglio di lettura per questi giorni.

“Consiglio “La vera storia del pirata Long John Silver” di Björn Larsson”.



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