• Angela Iantosca

Confido nei giovani

L’ho conosciuto a Raviscanina, in occasione del premio organizzato da Lelio De Sisto e che è diventato un appuntamento fisso nel nostro peregrinare per l’Italia tra presentazioni, incontri e progetti. Un momento per raccontarci dei libri ai quali stiamo lavorando e anche di quei retroscena divertenti che accompagnano il nostro mestiere. Un mestiere che condividiamo, perché Salvatore Minieri è un reporter che ha deciso di vivere nella terra in cui è nato, il casertano, terra di cui si occupa anche nei suoi libri

Come stai vivendo questo periodo?

“Cercando, soprattutto, di riflettere sulle cause di una tragedia mondiale di questa portata. La globalizzazione che è solo commerciale, vacanziera, multinazionale e mai culturale. Mai umana. C’è stata la patologica corsa alla crociera e abbiamo capito finalmente tutti quanto siano ottimali, per la propagazione del contagio, le condizioni di vita a bordo di grandi navi da viaggio. Poi, la compulsiva corsa all’ammassamento in aeroporti e grandi centri commerciali, dove transitato merci e flussi umani che spostano malattie e contagi in poche ore, da un capo all’altro del continente. Il perché, secondo la mia piccola finestra di osservazione, è tutto custodito in una filosofia di vita che globalizza in maniera feroce e criminale persone e soldi, facendo circolare in maniera incontrollabile malattie e rischi pandemici. Chi pensa di poter ricominciare a vivere il mondo nevrotico di consumismo, inquinamento e spostamenti spasmodici, non ha imparato nulla da questo momento drammatico”.

Da giornalista come ti stai comportando per informarti?

“Leggo, leggo tantissimo. I miei compagni di quarantena, oltre ai libri che solo adesso ho trovato tempo di leggere, sono due iPad e tre quotidiani. Attenzione, perché l’imbecillità social rischia di contagiare in maniera più prospettica del virus stesso. Ci sono notizie false in giro che fanno venir voglia di andare a bussare alla porta di chi le ha messe in rete. Goebbels diceva che una bugia, ripetuta mille volte, diventa verità. Ecco, siamo tornati a una forma comunicativa rudimentale e passiva, tipica dei periodi di terrore collettivo. Un solo megafono urla, tutti ascoltano, ma nessuno si prende mai la briga di verificare quanta verità ci sia in quelle notizie. Ripeto, ho la sensazione di ascoltare i documentari trionfalistici dell’Istituto Luce, durante il Ventennio fascista. Noi, da oltre un ventennio, siamo diventati il popolo più recalcitrante a ogni forma di studio e approfondimento. Basti pensare alla posizione che occupiamo nella classifica dei libri letti ogni anno. Al massimo, uno. Un dato di superficialità avvilente”.

Fake news ed eccesso di informazioni: forse qualcosa è stato sbagliato?

“Non credo ci siano state notizie capaci di influenzare davvero chi si informa correttamente e non attraverso lo scolapasta mediatico dei social. Quando si attraversano momenti come questo, l’informazione massiva e capillare è un bene, perché garantisce la pluralità di vedute e una maggiore possibilità di approfondimento. Chi cerca notizie clamorose sui social, però, parte già malissimo. Forse solo perché non si sente all’altezza di fare riferimento a grandi testate nazionali o a canali storici dell’informazione. Questo è il nostro più grande fallimento culturale: non essere riusciti ad avvicinare tutte le categorie del corpo sociale a una qualità informativa alta e seria che, è bene ricordalo, è un diritto inalienabile. Hanno vinto i social con le loro mitragliatrici di splatter news e spazzatura comunicativa, utilissima a qualcuno per rimestare demagogia d’accatto in tempo di elezioni”.

Credi che la camorra trarrà vantaggi dalla situazione attuale?

“La camorra trae sempre vantaggi dalle situazioni di emergenza e di necessità collettiva. Pensiamo ai terremoti, alle grandi fette di appalti pubblici nelle quali si è sempre infiltrata, a certi comparti collaterali della Sanità Pubblica. Ancor più adesso, per colpa dell’Europa che, tendendo fermi i fondi per l’aiuto all’Italia, aprirà delle immense praterie alle mafie. I potentati criminali potranno immettere grosse somme sul mercato del reclutamento di nuove leve umane. Se non dovessero arrivare in tempi brevi i fondi di sostegno alle famiglie più bisognose, le mafie saranno già pronte con contanti e benefit poco ortodossi per aiutare migliaia di persone e poi fidelizzarle, quando i criminali avranno bisogno di nuove leve per consumare ogni tipo di aggressione al territorio. Io credo ci siano compromissioni mafiose anche sui business primari, come mascherine e altri dpi di fondamentale necessità”.



Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

“Sì, un nuovo lavoro editoriale sui cibi mortali che mangiamo quotidianamente, senza saperlo. Molte storie delle multinazionali dell’alimentazione a larghissimo consumo somigliano alle storie ecohorror di Barry Levinson in “The Bay”. Basti pensare che continuiamo ad avere a tavola, anche nei pasti dei bambini e delle persone immunodepresse, tracce di un esfoliante per i lavori agricoli, il Roundup prodotto dalla Bayer. Per il 70%, ha la stessa composizione dell’Agente Arancio, quello spruzzato sul Vietnam per uccidere vegetazione e persone e che oggi continua a far nascere bambini spaventosamente deformi. Per non parlare delle carni inserite nella grande distribuzione dei fast food: sono spesso animali che non hanno più il rumine, perché non vengono più alimentati con erba e foraggio, ma con un mais transgenico che li costringe a usare solo una parte dello stomaco. Il risultato sono cariche batteriche fortissime che gli animali si trasmettono negli allevamenti e restano nelle carni macellate che noi mangiamo. Poi, parlo anche della terrificante storia della Coca Cola, con documenti mai pubblicati prima”.

Pensi che ci cambierà questo periodo?

“Non tutti. Chi ha speso questo tempo per rivalutare, approfondire studi, ripensare, modularsi diversamente sui tempi che verranno, sarà sicuramente cambiato e avrà occasioni nuove per crescere, in un mondo che per i prossimi cinque anni non sarà più lo stesso. Purtroppo, una larga fetta sociale, non ha ancora percepito che le cose sono catastroficamente cambiate. Mi preoccupa, soprattutto, la chiusura di punti di “sfogo sociale”, come centri commerciali e locali pubblici ad alta concentrazione umana e di disimpegno. Credo che avremo una società ancora più differenziata: da una parte, chi ha messo a frutto questa sospensione sociale per programmare, dall’altra ci sarà una rabbia collettiva maggiore, proprio perché priva di punti di distrazione per le moltitudini in transumanza da black friday”.

Quali opportunità sta creando?

“Nessuna, sono molto pessimista proprio perché capisco che non siamo capaci di trarre insegnamenti da un momento storico così difficile e duro. Crediamo sia solo un periodo, prossimo alla guarigione definitiva. Non pensiamo che ci saranno effetti a lunghissima proiezione. Questo potrà alimentare scompensi sociali e culturali terribili. Quando le persone si accorgeranno di non essersi preparate al mondo “post Covid19”, arrecheranno ancor più disagi a tutto il sistema sociale. Vedrete, la fase più dura ci sarà nel 2021, quando dovremo fare i conti con chi riprenderà a fare la vita di sempre, senza tener conto che servirà una coscienza di cultura sociale e ambientale diversa e responsabile”.

Cosa ti manca?

“Il contatto con il pubblico, le giornate serene per lavorare e parlare con le persone. E poi, il mare che è sempre stato quanta scenica di quasi tutti i miei libri.

Ci vorrà molto tempo per tornare a vivere come prima e sarà una fase più dura della quarantena infinita che stiamo attraversando. Però, in mezzo a tante difficoltà, ho la certezza che la lezione sarà stata assorbita almeno dai giovanissimi. Chi ha varcato questo deserto virale in età tenera, saprà vivere il mondo in maniera più corretta e rispettosa della nostra. Almeno, è questa la mia speranza incrollabile”.

©2018 by ask4angela

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