• Angela Iantosca

7mila libri a Forcella in nome di Annalisa


Le macchine si fermano con il verde al passaggio di pedoni indisciplinati. Voci si rincorrono. Sonorità. Musica di un Sud che riconosco. Frasi sussurrate. Napoli è lì con le sue contraddizione, la sua ferita sempre aperta, la povertà a volte ostinata e quel flusso che ti prende e trascina. Le strade in via di ri-costruzione, i lavori in corso e gli odori che arrivano prepotenti dai locali che si aprono alla strada. Lascio la stazione, proseguo per piazza Garibaldi, supero Porta Capuana e mi dirigo verso via Duomo. Dieci minuti a piedi o poco più. E poi eccolo sulla destra quel murales che è la copertina di accesso al quartiere Forcella: il San Gennaro di Jorit, così umano e a cui spesso si è tentato di dare altre identità. Un caffè zuccherato preso al volo in un bar all’angolo e poi poco più avanti, sulla destra, in via Vicaria Vecchia 23, l’Associazione Annalisa Durante, uno spazio aperto a tutti, gratuito, che è diventato un polmone in un quartiere fin a pochi anni fa inaccessibile. Grazie ad Annalisa e a suo padre Giovanni. Che è lì che mi aspetta.

«Qui a Forcella c’erano persone particolari. Era un quartiere chiuso. I turisti non venivano. La scuola anche era chiusa. Lo spazio nel quale abbiamo creato l’Associazione era abbandonato. Ma ora le cose sono cambiate. Il quartiere si è svegliato. Forse doveva capitare la morte di mia figlia… (Annalisa uccisa il 27 marzo 2004 in una sparatoria nel quartiere Forcella – ndr). Io mi sarei potuto chiudere in me stesso quindici anni fa. Ma ho deciso di reagire. Forse è lei che mi spinge. Lei era innamorata del quartiere, pensava tante cose. La sera parlavamo di tante cose. Parlava sempre del quartiere e mi chiedeva perché non poteva essere come piazza Plebiscito. E allora ho deciso di reagire e di fare».

Così è nata l’Associazione.

«Dopo qualche anno dalla morte di Annalisa ho fatto una proposta a Bassolino e alla Jervolino per aiutarmi ad aprire questo spazio. Era un vecchio cinema e apparteneva ad un privato, ormai chiuso da 28 anni. Mi hanno sostenuto nella ristrutturazione ed ora è un luogo aperto a tutti, dove si fa teatro, si proiettano film, cartoni animati, dove ogni giorno si organizzano eventi, presentazioni di libri e dove è nata una biblioteca. Abbiamo circa settemila libri. La gente mi manda libri e chi vuole li prende e li legge. Abbiamo anche fatto riaprire la scuola, nella quale negli anni Ottanta dormivano i terremotati e che oggi ospita circa 300 bambini. Posso dire che per me questa è una battaglia già vinta, perché sto frequentando tante persone, la gente viene e finalmente ha un luogo nel quale incontrarsi, fare qualcosa, imparare, crescere. Chi viene non paga niente. E in questo spazio convivono altre 12 associazioni. Cosa significa questo? Che anche altri hanno cacciato fuori il coraggio di fare qualcosa per il quartiere. Qui c’era un silenzio totale e ci si nascondeva. Ora stiamo cominciando a volare».

Il sabato si proiettano cartoni animati per 50 bambini, si fa musica gratuitamente, grazie agli strumenti che sono stati donati, si organizzano incontri, presentazioni di libri, ma c’è sempre bisogno di un sostegno.

«Noi abbiamo bisogno di tutto. Di strumenti. Soldi no… o meglio, se qualcuno vuole donare soldi ci servono per i ragazzi. Ma la cosa importante è che puntiamo tutto sulla cultura e la lettura. Per questo organizziamo anche il book cross. Abbiamo talmente tanti libri nella biblioteca che abbiamo deciso di far circolare quelli che abbiamo in più. Li lasciamo nelle stazioni, in metro, nei locali, nelle pizzerie. Se lo trovi, lo leggi e poi lo fai circolare. C’è sopra una scritta che chiede anche di donare altri libri. In più abbiamo aperto delle piccole biblioteche intitolate ad Annalisa negli ospedali: a Santa Lucia e anche al Monaldi. E ora abbiamo in mente di fare la stessa cosa a Poggioreale. I detenuti non si devono abbandonare. Hanno sbagliato, certamente, ma bisogna dargli una seconda possibilità. Ho parlato con il prete e lui mi ha capito. Le stanze ci sono. Ci sono tanti detenuti che hanno lavorato quando stavano fuori e che poi hanno sbagliato… loro potrebbero pitturare lo stabile con tutti i colori che esistono. Perché i colori gli farebbero bene, gli darebbero aria e gli potrebbero far capire che fuori puoi vivere a colori. E a noi interessano più loro che i ragazzi buoni. Qui da noi, in Associazione, devono entrare più i ragazzi con la cioccolata in testa che altri… e qui quelli con la cioccolata sono 28».

Quanto è importante tutto questo per il quartiere?

«Quando ho aperto la biblioteca mi hanno detto: “Una biblioteca a Forcella?”. Non veniva nessuno all’inizio, ora vengono in tanti. E uno dei primi a leggere sono stato io… avevo una piccola bancarella come tutti, ma da quando sto qua sto riuscendo a leggere anche io. Sono tutti contenti e dicono che dobbiamo continuare. La gente vuole passeggiare qui e noi vogliamo far camminare la gente del quartiere e anche la gente fuori. Qui negli anni Settanta trovavi tutto, dalle sigarette di contrabbando a qualsiasi cosa, che in altri posti non trovavi. Era un mercatino… ma libri no. Ognuno pensava alle cose sue. Ora è tutto diverso. C’è un po’ più di ossigeno».

E lo sport?

«Stiamo provando a trovare un campetto… Pino Perna, presidente dell’Associazione, lo dice sempre: «Appena facciamo qualcosa a Giannino ne viene in mente un’altra!». Ma è così che dobbiamo fare...».

Vengono a dirle grazie?

«Loro vengono a dire: «Quando cominciamo a fare qualcosa?». Questo è il loro grazie!». *


* ACQUA&SAPONE di maggio anche on line https://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=3122













*



4 visualizzazioni

©2018 by ask4angela

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now