La Terra dei Santi… di Fernando Muraca

Fernando Muraca racconta ciò che sino ad ora nessuno ha ancora raccontato: la rivoluzione. Quella culturale e umana alla quale, da pochissimi anni, stiamo assistendo in Calabria. E lo fa attraverso il cinema con un film che non può non far riflettere: “La terra dei Santi”, in uscita il 26 marzo nelle sale di tutta Italia. Ma di quale rivoluzione parla? Della rivoluzione di chi decide di uscire dalla ‘ndrangheta, di quelle donne (poche) che trovano la forza di dire basta alle violenze, ai soprusi, ai riti, alle menzogne e a quel mondo privo di bellezza. Perché lo fanno? Per i figli, per amore. Perché la vera rivoluzione è proprio nell’amore, nel far comprendere che ciò che viene coltivato nelle famiglie dell’Onorata non è amore, ma odio e violenza. Perché loro parlano di famiglie, di madre, padre, figli eppure queste parole sono prive del loro significato più vero. Sono parole usurpate a chi nella madre, nel padre, nei figli, nella famiglia crede davvero. E il regista Muraca, nato a Lamezia Terme e cresciuto in quel contesto fino ai 18 anni, subendo anche la violenza senza giustificazioni della ‘ndrangheta (il padre si è vista distruggere la sua azienda), lo ha capito che se si salverà la sua terra ciò sarà possibile grazie alle donne. E lo ha capito ancor prima che le donne cominciassero a ribellarsi, da una parte in modo evidente, come Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo, Simona Napoli e Giuseppian Pesce, dall’altra in modo silenzioso, attraverso il tentativo di spingere i figli ad uscire da quella spirale di morte. “La Terra dei Santi” racconta questo: di una madre ferita e di un giudice donna capace di comprendere quale direzione prendere per mettere in moto il cambiamento. E guardando Vittoria, il giudice interpretato da Veleria Solarino (molto intensa), e Assunta, la donna appartenente ad una famiglia onorata interpretata da Antonia Daniela Marra (una bella scoperta), sembra di vedere la storia di Giuseppina Pesce, la “postina” del clan di Rosarno che, dopo 6 mesi di carcere, quando di fronte a sé trova una donna decide di cominciare a parlare, di fare il salto, di tradire, di diventare una infame per quei 3 figli che ha messo al mondo. Assunta di figli ne ha due. Il marito le è stato ammazzato ed è stata costretta a sposare il cognato, senza amore, come tante (ancora oggi) donne della Locride. Il film parla di donne, ma parla anche di figli e di quel provvedimento con il quale si stabilisce di togliere i figli alle madri non degne di essere madri e ai padri non degni di questo nome. Una decisione che lacera chi la deve mettere in pratica, chi deve firmare le carte, ma che spesso è necessaria, come accade per i figli dei tossici (Proprio così dice la Solarino). Perché che futuro possono avere i figli in quelle famiglie se non il carcere o la morte? La ‘ndrangheta è come una droga e gli ‘ndranghetisti sono drogati da disintossicare da quella sete di potere e sangue che fa accettare loro tutto: anche di uccidere il sangue del proprio sangue. Scritto da Monica Zapelli (tra le sceneggiatrici de “I cento passi”) e Fernando Muraca, è stato girato in Puglia, pur avendo tentato la produzione di  realizzarlo in Calabria. Distribuito da Asap Cinema Network, nata a fine 2014 e specializzata nella distribuzione del cinema indipendente, è prodotto da Kinesis Film e Rai Cinema. Per ora solo due sale cinematografiche calabresi lo hanno in programmazione. Ma il film è da far vedere, è necessario, può animare dibattiti, è da mettere in programmazione al cinema, ma anche nelle scuole: quelle della Calabria, per mostrare ai giovani a quale destino vanno incontro, a quelle del Nord perché si comprenda la drammaticità di ciò che La Terra dei Santiaccade ogni giorno a pochi chilometri da noi.

“Onora la madre – storie di ‘ndrangheta al femminile”

Il 9 maggio del 2013 ho pubblicato il mio primo saggio “Onora la madre – storie di ndrangheta al femminile”, edito da Rubbettino con prefazione di Enzo Ciconte.

Nel saggio parlo delle donne e del loro ruolo nella ’ndrangheta dai primi del Novecento a oggi. La domanda da cui prendo le mosse è se la donna è davvero solo vittima o se è anche carnefice. Il libro vuole mettere in luce come le donne, sempre più, tirano i fili della ’ndrangheta, sostituendo gli uomini in caso di loro assenza, educando i figli ai valori cardine dell’associazione.

Quello che si compie è un viaggio in quella Calabria sconosciuta che si declina al femminile, attraverso i documenti, i riti, le tradizioni, la fede, le parole dei pm, degli storici, della gente, per arrivare ad affermare che la donna, da sempre, è asse portante di una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo.Schermata 2015-04-16 alle 18.04.18

“Bambini a metà” dietro le sbarre…

Sabato 18 aprile, alle ore 9, appuntamento presso la Casa Circondariale Regina Coeli di Roma per il convegno “Mafia, donne e minori – dalle catene della schiavitù alle ali della libertà”.

Introducono il convegno il Dirigente C.C. Regina Coeli Silvana Sergi, il Provveditore Regionale del Lazio Maria Claudia Di Paolo, la psicologa, criminologa Presidente CESAD Susanna Loriga, la Presidente dell’Associazione Sostegno Donna Rita Trasolini, la Presidente dell’Associazione Telefono Rosa Frosinone Patrizia Paolombo, Francesco Prunella, presidente dell’I.P.A. (International Police Association) di Ascoli Piceno.

Io interverrò per parlare dei figli della ‘ndrangheta di cui parlo in “Bambini a metà”, il saggio recentemente pubblicato con Perrone Editore. Con me Valeria Grasso, imprenditrice e testimone di giustizia e Simonetta Spiri, cantautrice e finalista di Amici 7.

Modera il giornalista Pasquale Lancia.

 

 

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