Il nuovo saggio: “Bambini a metà – i figli della ‘ndrangheta”

Della ’ndrangheta, degli uomini e delle donne che ne fanno parte si sa molto di più rispetto al passato. Ma c’è una grande lacuna, ieri come oggi, e riguarda i figli. Bambini cresciuti in un clima di violenza, omertà e sopraffazione: uno sfondo costante, un destino già stabilito, al quale difficilmente possono opporsi.

Bambini che invece di giocare vanno a trovare il padre nascosto in un bunker, in vece di sbucciarsi le ginocchia imparano a sparare. Bambini che poi crescono e, a 14 anni, non corteggiano le amiche a scuola, ma vengono affiliati con il rito del battesimo per poter diventare futuri uomini d’onore.

Ma come vivono da giovani mafiosi?

C’è chi è affascinato dal potere, chi cresce convinto che sia la violenza l’arma giusta; ma c’è anche chi rinnega la scia di sangue che il proprio nome si porta dietro.

Come aiutarli?

E’ difficile entrare nei loro pensieri, comprenderne le esigenze, intime necessità e desideri inespressi.

Ma una domanda è d’obbligo: se conoscessero un altro modo di crescere cosa accadrebbe? E che cosa è accaduto a chi ci ha provato?

Da questo nasce “Bambini a metà – i figli della ’ndangheta” che tenta di dare una risposta a questi interrogativi ricostruendo le azioni del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria in grado, forse, di riacciuffare queste esistenze a metà.

Cuore del libro gli incontri/interviste con Libero, figlio di una famiglia importante della Calabria, che per un anno è stato inserito in un progetto a Messina con Addiopizzo che lo ha portato a sconvolgere i suoi punti di riferimento e a sognare altro per il suo futuro; Aurora che, sottratta alla sua famiglia, ora vive al Nord con una famiglia che la ama; Francesco Rigitano, che ha conosciuto l’Istituto, il carcere e che a 20 anni ha dato vita al cambiamento, creando una comunità per minori nella Locride; i bambini di San Luca e la sua preside coraggiosa che sta tentando di mostrare loro la bellezza; i ragazzi e la preside del Piria di Rosarno; Don Pino De Masi, che opera da sempre nella piana di Gioia Tauro, suor Carolina, ex braccio destro di Don Puglisi che oggi lavora a San Luca, da sempre al fianco di quei bambini, Don Giacomo Panizza, da 40 anni al servizio dei giovani a Lamezia Terme, Don Luigi Ciotti.

 

“Bambini a metà – i figli della ‘ndrangheta”, è edito da Perrone.

La prefazione è di Enzo Ciconte

 

Cover Bambini a metà

La Terra dei Santi… di Fernando Muraca

Fernando Muraca racconta ciò che sino ad ora nessuno ha ancora raccontato: la rivoluzione. Quella culturale e umana alla quale, da pochissimi anni, stiamo assistendo in Calabria. E lo fa attraverso il cinema con un film che non può non far riflettere: “La terra dei Santi”, in uscita il 26 marzo nelle sale di tutta Italia. Ma di quale rivoluzione parla? Della rivoluzione di chi decide di uscire dalla ‘ndrangheta, di quelle donne (poche) che trovano la forza di dire basta alle violenze, ai soprusi, ai riti, alle menzogne e a quel mondo privo di bellezza. Perché lo fanno? Per i figli, per amore. Perché la vera rivoluzione è proprio nell’amore, nel far comprendere che ciò che viene coltivato nelle famiglie dell’Onorata non è amore, ma odio e violenza. Perché loro parlano di famiglie, di madre, padre, figli eppure queste parole sono prive del loro significato più vero. Sono parole usurpate a chi nella madre, nel padre, nei figli, nella famiglia crede davvero. E il regista Muraca, nato a Lamezia Terme e cresciuto in quel contesto fino ai 18 anni, subendo anche la violenza senza giustificazioni della ‘ndrangheta (il padre si è vista distruggere la sua azienda), lo ha capito che se si salverà la sua terra ciò sarà possibile grazie alle donne. E lo ha capito ancor prima che le donne cominciassero a ribellarsi, da una parte in modo evidente, come Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo, Simona Napoli e Giuseppian Pesce, dall’altra in modo silenzioso, attraverso il tentativo di spingere i figli ad uscire da quella spirale di morte. “La Terra dei Santi” racconta questo: di una madre ferita e di un giudice donna capace di comprendere quale direzione prendere per mettere in moto il cambiamento. E guardando Vittoria, il giudice interpretato da Veleria Solarino (molto intensa), e Assunta, la donna appartenente ad una famiglia onorata interpretata da Antonia Daniela Marra (una bella scoperta), sembra di vedere la storia di Giuseppina Pesce, la “postina” del clan di Rosarno che, dopo 6 mesi di carcere, quando di fronte a sé trova una donna decide di cominciare a parlare, di fare il salto, di tradire, di diventare una infame per quei 3 figli che ha messo al mondo. Assunta di figli ne ha due. Il marito le è stato ammazzato ed è stata costretta a sposare il cognato, senza amore, come tante (ancora oggi) donne della Locride. Il film parla di donne, ma parla anche di figli e di quel provvedimento con il quale si stabilisce di togliere i figli alle madri non degne di essere madri e ai padri non degni di questo nome. Una decisione che lacera chi la deve mettere in pratica, chi deve firmare le carte, ma che spesso è necessaria, come accade per i figli dei tossici (Proprio così dice la Solarino). Perché che futuro possono avere i figli in quelle famiglie se non il carcere o la morte? La ‘ndrangheta è come una droga e gli ‘ndranghetisti sono drogati da disintossicare da quella sete di potere e sangue che fa accettare loro tutto: anche di uccidere il sangue del proprio sangue. Scritto da Monica Zapelli (tra le sceneggiatrici de “I cento passi”) e Fernando Muraca, è stato girato in Puglia, pur avendo tentato la produzione di  realizzarlo in Calabria. Distribuito da Asap Cinema Network, nata a fine 2014 e specializzata nella distribuzione del cinema indipendente, è prodotto da Kinesis Film e Rai Cinema. Per ora solo due sale cinematografiche calabresi lo hanno in programmazione. Ma il film è da far vedere, è necessario, può animare dibattiti, è da mettere in programmazione al cinema, ma anche nelle scuole: quelle della Calabria, per mostrare ai giovani a quale destino vanno incontro, a quelle del Nord perché si comprenda la drammaticità di ciò che La Terra dei Santiaccade ogni giorno a pochi chilometri da noi.