Archivi categoria: Uncategorized

Lo SPEED-DATE dei LIBRI a MILANO dal 24 al 26 marzo

Dammi 5 minuti che ti convinco a comprare un libro!

Molto più rassicurante degli incontri al buio “umani”, quello con i libri, male che vada, è l’incontro con un mondo che non conosciamo, ma innnocuo!

In occasione di Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente che si terrà a Milano dal 24 al 26 marzo 2017, GoodBook.it presenta uno speed-date singolare e quanto mai intrigante dedicato agli amanti dei libri.

Anche quei pochi che non sono ancora avvezzi agli incontri al buio avranno l’occasione di passare un pomeriggio diverso dal solito, in cui i libri e la lettura offriranno il pretesto per conoscersi, chiacchierare e divertirsi, realizzando il sogno di ogni lettore: avere a portata di mano chi di libri vive e farsi consigliare cosa leggere.

Come da format, editori e scrittori avranno 5 minuti di tempo per conquistare il lettore partecipante con la propria proposta editoriale secondo i suoi interessi di lettura. Una volta finito il tempo a disposizione, lo speed-date letterario continua con nuovi consigli, aneddoti e racconti in rapida successione.

I libri consigliati saranno poi acquistabili sul luogo dell’evento.

Lo speed-date letterario sarà condotto da Chiara Sandrini e Serena Anselmini, responsabili del progetto Goodbook. L’evento sarà completamento gratuito e la partecipazione è su prenotazione tramite mail all’indirizzo info@goodbook.it

Climathon per investire anche a Latina nella Natura

image imageMAncano pochi giorni a Climathon 2016, la maratona scientifica e culturale per il clima promossa da Climate-Kic, che servirà da piattaforma per l’applicazione degli accordi di Parigi 2015. Tra le 120 città del mondo che parteciperanno anche Latina, unica del centro-sud Italia (le altre sono Venezia, Bologna e Torino). A promuovere la partecipazione della nostra città l’associazione Sempre Verde Pro Natura. L’evento, patrocinato dal Comune, giorno dopo giorno vede crescere il numero di associazioni e aziende che si stanno unendo all’iniziativa che coinvolge il polo Pontino della Sapienza, le associazioni di Categoria e chiama all’appello le migliori menti del nostro territorio. A parlarcene Luca Cardello, una di queste menti che, all’indomani della laurea in Geologia, ha deciso di emigrare, acquisendo strumenti utili anche all’internazionalizzazione della nostra città. “Il Polo dell’Università “Sapienza” di Latina – spiega Luca che lavora presso l’Università di Ginevra ed è presidente di Sempre Verde Pro Natura – ospiterà diversi interventi nelle sedi di Economia e Ingegneria. Il mattino del 28 si terrà ad Economia la seduta plenaria con le relazioni di importanti studiosi ed esperti. Nel pomeriggio ad Ingegneria si terranno i tavoli tecnici per poi ritornare in serata ad Economia per la plenaria conclusiva. Una degustazione sarà offerta dai produttori locali”.
Quale è l’intento?
“Fare rete tra chi vede uno sviluppo verde del nostro territorio, scrivere insieme idee vincenti, progetti concertati che possano poi vedere la luce grazie al supporto economico di alcuni sponsor, per promuovere al meglio questo angolo d’Italia che ha molte risorse. Per esempio si potrebbe usare il calore terrestre che può essere estratto a diverse profondità ed essere trasformato, se le condizioni tecniche lo permettono, in energia elettrica”.
E per quanto riguarda le risorse idriche?
“Vediamo la loro gestione nel quadro della valorizzazione e tutela delle aree naturali che le producono. Mi spiego meglio, il bene naturale numero uno del nostro territorio è l’acqua perché è da essa che dipende la prosperità della natura che ci circonda e della nostra economia. Sempre Verde appoggia da anni la campagna per far valere l’esito referendario del 2011 affinché la gestione dell’acqua sia pubblica. In particolare ci stiamo muovendo con l’IUCN, International Union for Conservation of Nature di cui Pro Natura è fondatrice, affinché le aree circostanti le sorgenti siano protette. Queste infatti raccolgono le acque provenienti da tutta la catena montuosa, che come un grandissimo serbatoio “bucherellato” di origine carsica si riempie ad ogni pioggia, ad ogni nevicata. In questo quadro va avanti il progetto per l’istituzione del Parco regionale dei Monti Lepini. Questo bilancerebbe in parte gli effetti sull’ambiente della bonifica integrale dell’urbanizzazione e industrializzazione subita dal nostro territorio. La tutela di questa zona permetterebbe lo sviluppo di attività sostenibili umane a basso impatto quali: agricoltura biologica, artigianato, ecoturismo, mobilità sostenibile, efficienza energetica e scoraggiare quelle ad alto impatto migliorando la qualità della vita della cittadinanza residente e il recupero almeno parziale dell’ecosistema originario. In questo quadro vanno i nostri progetti in merito alla riforestazione e valorizzazione dei siti naturalistici a rischio”.

L’essere all’estero ti ha permesso di inserire Latina in un contesto più internazionale, come Climathon?
“Sì credo che il percorso di ricerca mi abbia aiutato ma non sono il solo anzi. Abbiamo diversi ‘sempreverdini’ che vanno spesso all’estero o che collaborano con l’estero tra cui i naturalisti Antonio Romano e Marco Loreti e la pianificatrice territoriale Jessica Brighenti, il nostro vicepresidente e fondatore programmatore satellitare Francesco Lazzarotto e Simone Aiello, esperto in policy per l’energia e il clima. Collaborando con diversi colleghi in giro per il mondo sto facendo conoscere le potenzialità del nostro territorio e cerco di richiamare l’interesse anche di altri ricercatori. Qui a Ginevra mi occupo di Geotermia, nello specifico di determinare quali potrebbero essere le faglie capaci di dare un terremoto. Lo sfruttamento dei fluidi caldi profondi raccolti dai pozzi geotermici potrebbe infatti favorire la sismicità. Dunque sapere quali sono le faglie potenzialmente pericolose ed evitarle ci permetterebbe di sfruttare il calore per riscaldare la città. Questo si fa a Ginevra dove la risorsa geotermica è due volte più povera di quella della pianura Pontina. è da questa constatazione che nacque la conferenza “Geotermia Pontina” il 29 aprile il cui seguito è Climathon. Fu Jessica Brighenti quando era a Bruxelles a proporre al direttivo di Sempre Verde di proporre Climathon a Latina. D’accordo con il Sindaco di Latina abbiamo presentato la nostra candidatura che è stata subito accettata dalla commissione internazionale di Climathon con sede a Londra”
Si è parlato recentemente delle impronte di dinosauro. Ce ne sono altre?
“Sì ci sono altre impronte di dinosauro in zona. Ne son state scoperte circa 80 ad Esperia (FR) e più di 200 alla cava Petrianni di Sezze. A queste si aggiungono quelle di Rio Martino provenienti da una cava del terracinese; di quest’ultime solo 4 impronte son state certificate negli articoli scientifici prodotti dai Paleontologi della Sapienza ed ora anche del Museo delle Scienze Naturali di Berlino ma sono di grande importanza per quanto riguarda la ricostruzione del comportamento dei dinosauri per come lo si può rivedere dai loro movimenti impressi in quello che allora era fango e poi divenne roccia. Questi sono gli affioramenti con le impronte di dinosauro finora certificati in zona. Probabilmente ci sono altre magnifiche scoperte ad attenderci in altri luoghi inesplorati sulla dorsale dei Monti Volsci che comprende l’intera catena costiera dai Lepini agli Ausoni agli Aurunci”.

State collaborando con questi paleontologi per la loro salvaguardia e valorizzazione?

“Nel nuovo quadro politico le associazioni e l’amministrazione hanno iniziato un’intensa collaborazione, soprattutto grazie al dinamismo di Fabio D’Achille, Presidente della Commissione cultura del Comune di Latina e del Sindaco. Ora abbiamo messo in rete i nostri rapporti lavorativi e personali. Questo ci permetterà anche di meglio divulgare le scoperte scientifiche a vantaggio del territorio.
In questi ultimi mesi son stato preso dal tema della salvaguardia e valorizzazione delle impronte di Rio Martino. Il caso ha voluto che, mentre andavo a caccia di faglie in una cava nelle montagne del Giura francese per conto dell’Università di Ginevra scoprissi un altro giacimento ad impronte (circa 150 impronte). Subito ho attivato la collaborazione con gli stessi paleontologi che hanno studiato il dinosauro di Rio Martino. In primavera potremmo dire di più anche su questa scoperta e speriamo che si possa partire una bella collaborazione Berlino, Ginevra, Roma, Latina inserendo latina all’interno di un circuito di turismo e di studio scientifico internazionale”.

Da 8 anni sei fuori ma continui ad occuparti di Latina…

“Sì la mia ricerca prima a Roma, poi a Zurigo, Orleans (Francia) ed ora a Ginevra ha sempre avuto a cuore il nostro territorio. Ho studiato il Circeo, dove per la prima volta abbiamo scoperto delle ammoniti, poi è venuta la volta dell’Isola di Zannone dove abbiamo definito in senso più moderno la tettonica locale. Recentemente, ho studiato i depositi vulcanici dei Monti Lepini ed Ausoni dimostrando che sono in gran parte prodotti locali risaliti lungo le faglie alla base dei rilievi maggiori. Dovremmo conoscere di più per determinare l’origine dei terremoti anche sotto la Piana Pontina e il rischio vulcanico, per ora non conosciuto. Non sappiamo l’età dei depositi vulcanici in zona ma ora almeno sappiamo dove e come sono stati messi in posto”.

Che scuole hai frequentato a Latina? ti sei laureato alla Sapienza e sei andato fuori?
“Ho studiato al Dante Alighieri, Liceo Classico all’epoca della gestione Maulucci. Devo molto allo spirito aperto di quegli anni, agli incontri con i big della cultura, ai viaggi a Roma. Al Prof Incandela che mi ha aperto la strada delle Scienze Naturali per poi sfociare nella Geologia. Poi è stata una vita da pendolare tra Roma e Latina, ho avuto modo di conoscere la geologia di mezza Italia poi ho studiato il Gran Sasso insieme al Prof. Doglioni (ora presidente dell’INGV) e Bernoulli dove ho imparato a distinguere l’età delle faglie e ricostruire la storia geologica di un’area grande. Poi son partito per Zurigo per ampliare i miei orizzonti, sentivo che volevo fare quell’esperienza internazionale che non avevo ancora. Sono stato parte di un’equipe internazionale nel più prestigioso istituto dell’Europa continentale. Lì bastava avere un’idea e poteva essere realizzata col solo impegno senza dispersioni e baronie laceranti. Poi di lì a Orleans il passo è stato breve ed in Francia ho studiato dei settori di Grecia e Corsica per capire come le rocce di grande profondità ritornano in superficie, con che meccanismo e che velocità questo succede. Ora sono a Ginevra ma non demordo all’idea di tornare per mettermi al servizio della Repubblica Italiana”.

Caro Roberto…

Caro Roberto,

sono 10 anni che vivi con la scorta. Quanto è cambiata la nostra Italia in questi 10 anni! Quanta coscienza in più. Quanti nuovi giornalisti hanno cominciato a scrivere di mafie. Quanta gente ha “scoperto” che sono stati costruiti luoghi come Secondigliano e Caivano di cui ignoravano l’esistenza, che esiste una Gomorra e che se Gomorra non è più a Scampia si è solo spostata da un’altra parte. Che ci sono persone che considerano i boss dei modelli di riferimento. Che anche i giovanissimi sparano e quello sognano per il loro futuro, che la vita per molti non ha nessun valore e che in troppi di fronte a sé hanno come prospettiva il carcere o la morte.

Siamo cambiati molto in 10 anni. Sono nate tante associazioni e  associazioni nate dalla scissione di associazioni (anche l’antimafia ha i suoi scissionisti). E poi associazioni che “gestiscono” testimoni di giustizia e collaboratori (sono rimasta senza parole la prima volta che ho capito che c’è questa spartizione del territorio tra “portatori sani di testimoni”). Alcune poi sono sparite, altre sono rinate dalle ceneri come delle arabe fenici. E’ l’Italia, bellezza, direbbe qualcuno e anche nella cosiddetta antimafia (termine orribile, se c’è bisogno di una definizione per dichiarare da che parte si sta) c’è un po’ di confusione.

Ma, se dovessi dire cosa proprio non sopporto, direi l’antimafia che parla male dell’antimafia, cioè di se stessa.

Cosa rende forti le mafie? La loro unità, la compattezza, gli stessi intenti, l’identità militare e ideologica. E noi con le nostre divisioni interne ridicole.

Che nell’antimafia ci siano persone che rubano ogni tanto è nell’economia delle cose, che ci siano disonesti bisogna metterlo nel conto (purtroppo) perché la corruzione è insita nell’animo umano ergo anche nell’antimafia c’è qualche corrotto (e non soltanto nei piccoli centri o nel piccolo associazionismo, ma spesso anche tra i grandi addetti ai lavori). Sicuramente è un aspetto contro cui combattere, come contro la corruzione in generale, perché certi episodi degli ultimi anni ci hanno fatto male…

Ma la cosa che danneggia di più l’antimafia è sentire quelli che parlano male anche degli onesti, perché appartenenti ad altri filoni politico-culturali, perché a volte non si sopporta che i giovani ci provano a farsi strada o a dire la verità, perché c’è una strana tendenza a volersi arrogare un diritto di proprietà sugli argomenti (“e chi è ora questo che scrive di questo argomento di cui solo io posso parlare?”).

Ogni frase contro che si sente pronunciare è una frase contro di noi, contro l’unità ed è un pezzo in più di terra che guadagnano loro. Perché non lo capiscono? Perché in contesti pubblici c’è qualcuno che pensa di poter giudicare? Perché non si comprende che è importante la visione d’insieme, l’unità? Perché ci si attacca ai dettagli? Cosa importa se un film ha “osato” una forzatura storica se quel film ha la capacità di smuovere coscienze, di indignare, di far scendere in piazza, di mantenere viva la memoria? Cosa importa di che corrente è quello che parla se, quando parla, dice cose sensate e sa tenere incollate le persone alla tv e spingere forse qualcuno all’azione? Non lo capiscono che così facendo rischiamo la sconfitta? Cosa mi importa se antimafia è un aggettivo o un sostantivo (mi è capitato di sentir discutere anche su questo)?

Forse dobbiamo cominciare a fare una analisi attenta e profonda. Se siamo noi i primi a farci la guerra, a non riportare dati su una manifestazione antimafia di successo perché qualcun altro potrebbe offendersi e vedersi adombrato, se gestiamo in modo dittatoriale le associazioni, impedendo il contraddittorio, la discussione costruttiva, se facciamo personalismi, se costruiamo carriere, se ci arricchiamo, se cerchiamo la gloria in una lotta che dovrebbe vederci in talmente tanti da non essere identificabili, dove vogliamo andare?

Forse dovremmo etichettare di meno, criticare di meno, parlar male di meno, essere contro di meno. Forse dovremmo capire che i libri servono per liberare le coscienze e non per diventare dei trofei personali di cui fregiarsi.

Ricordo che quando uscì il mio primo libro una antropologa mi disse: “Non pensare ora di essere entrata nell’antimafia!”. Rimasi stupefatta e le risposi che non avevo bisogno di entrare nell’antimafia. Che non sarebbe stato un libro a farmici entrare, perché c’ero dentro sin dalla mia nascita!

Qualche mese fa, ad una commemorazione importante, di quelle che ti strappano lacrime ancora dopo anni, sentire un gruppo che sarebbe dovuto essere coeso litigare per dei dettagli di tipo quasi familiare mi ha fatto alzare la mano e intervenire: “Come è possibile che non capite che queste divisioni fanno ridere quelli che ce lo hanno ammazzato?”. Ecco è questo che non si capisce…

Allora, caro Roberto, se ti tolgono la scorta sarò felice e non penserò “ah, vedi, non gli serviva la scorta”, “ah vedi, alla fine in 10 anni che problemi ha avuto?”. Se ti dovessero togliere la scorta penserei: abbiamo vinto noi, maledetti bastardi!

002741439-0c5aeab9-a76f-4433-85d4-375b25fe6fea

Premio Nobel per la pace?

RIPORTO L’ARTICOLO DE LINKIESTA…

Ha vinto Santos… Leggete questo articolo e poi valutate…

certo il rischio era che vincesse DONALD TRUMP!!

 

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/10/07/chi-e-juan-manuel-santos-il-presidente-della-colombia-premiato-con-il-/32008/

 

Chi è Juan Manuel Santos, il presidente della Colombia premiato con il Nobel per la Pace

Da ministro della Difesa è stato prima falco e poi ha appoggiato i processi contro i massacratori. Da presidente ha avviato i colloqui di pace con le Farc che hanno portato allo storico accordo dello scorso settembre. La premiazione arriva dopo la bocciatura dell’accordo con un referendum

 

Il premio Nobel per la pace 2016 è stato assegnato al presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, per i suoi sforzi per porre fine al conflitto civile tra le forze governative e le Farc, durato 50 anni. Il riconoscimento arriva a pochi giorni dalla vittoria a sorpresa dei No al referendum che avrebbe dovuto sancire l’intesa dopo quattro anni di negoziazioni. I voti contrari sono stati il 50,23%. Alcuni punti dell’accordo erano stati contestati, tra cui l’assegnazione permanente di cinque seggi parlamentari al futuro partito che sarebbe nato dalle Farc. Sono stati bocciati anche l’indulto e amnistia per i reati commessi nella guerriglia.

Economista e giornalista, Santos è nato 65 anni fa a Bogotà e fa parte di una delle più influenti famiglie del Paese. Ha studiato negli Stati Uniti, alla University of Kansas, e alla London School of Economics. Una volta tornato in Colombia, si è iscritto all’Ordine dei Produttori di Caffè Colombiani (1972) ed è divenuto vicedirettore di El Tiempo. Si tratta del periodico della Famiglia Santos, che era stato diretto dal prozio, Eduardo Santos, il quale fu anche presidente della Repubblica tra il 1938 e il 1942.

La carriera politica inizia nel 1991, quando diventa ministro del Commercio estero. Nel 2000 il salto di qualità, con la nomina a ministro dell’Economia sotto il presidente di Andrés Pastrana Arango. Nel 2002 diventa uno dei co-fondatori del Partito sociale di unità nazionale, di centro-destra. La sua storia politica si intreccia con la guerriglia delle Farc a partire dal 2006, quando il presidente Alvaro Uribe lo nomina ministro della Difesa. Quando è in carica sceglie la linea dura. L’atto più noto e controverso è l’uccisione del segretario delle Farc Raul Reyes, il 2 marzo 2008, in un bombardamento in un campo di addestramento dei guerriglieri in Ecuador, al confine con la Colombia. Ma c’è anche la liberazione di Fernando Araújo Perdomo e quella, sempre nel 2008, dell’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt. Era prigioniera delle Farc dal 2002, assieme ad altri 14 ostaggi, tra cui tre statunitensi.

Alla presidenza arriva nel 2010, quando supera al secondo turno, con il 69% dei voti, il candidato del partito verde Antanas Mockus. Viene rieletto di misura nel 2014, battendo con il 51% Óscar Iván Zuluaga, candidato del Centro Democratico.

Sul passato di Santos e del presidente Uribe pesano le uccisioni extragiudiziali di guerriglieri, ma anche di civili. I compensi e le promozioni per le esecuzioni portarono a scandali come quello dei “falsi positivi”: uccisioni di civili che venivano spacciati per guerriglieri. Non ci sono cifre ufficiali sui massacri. Secondo la OngCoordinación Colombia-Europa-Estados Unidos e la Fundación para la Educación y el Desarrollo, tra il 1994 e 2009 le esecuzioni extragiudiziali sono state 3.756, di cui oltre tremila dopo il 2002. Santos nel 2008 ammise l’esistenza di tali esecuzioni e promise di risolvere il problema. Ventisette funzionari militari furono licenziati e il comandante in capo dell’esercito, il generale Mario Montoya, si dimise. Nel 2009 i soldati condannati furono 67 e altri 400 furono arrestati. Nel 2005 30mila paramilitari erano stati amnistiati senza alcuna indagine sul presunto coinvolgimento in crimini di guerra.

Juan Manuel Santos si dimise da ministro della difesa nel maggio 2009. Quando la Corte costituzionale colombiana vietò la partecipazione di Uribe alla campagna per il terzo mandato presidenziale, Santos lanciò la sua candidatura.

L‘annuncio dei primi colloqui di pace con le Farc fu dato da Santos nel 2012, atto che segnò la rottura con il precedende presidente Uribe. Per questi sforzi di pace, nel 2012 aveva ricevuto lo Shalom Prize. L’annuncio di un accordo definitivo e l’avvio di un processo di riconciliazione nazionale, con l’indizione di un referendum popolare. Dopo la vittoria dei No, Santos ha confermato il cessate fuoco e la fine delle ostilità bilaterali. Anche le Farc hanno detto di voler mantenere la propria “volontà di pace”.

Ama avverte in ritardo il Campidoglio della chiusura dell’impianto di compostaggio a Maccarese

“Abbiamo ricevuto ieri comunicazione che l’impianto di compostaggio dell’Ama, situato a Maccarese, è stato chiuso lo scorso 3 ottobre per lavori di manutenzione. Gli eventuali disservizi determinati da questa decisione non sono attribuibili a noi, in quanto l’Ama ha provveduto a informare prima il Comune di Fiumicino e poi Roma Capitale. Una dinamica che conferma come l’azienda non garantisca il costante coinvolgimento gestionale dell’amministrazione e dell’assessorato alla Sostenibilità Ambientale.
L’impianto era già stato oggetto di interventi manutentivi due anni fa: occorre quindi chiarire le ragioni effettive alla base dell’attuale
chiusura, avvenuta in assenza di un’alternativa. Invitiamo quindi l’Ama a mettere in campo una più adeguata programmazione”. Lo riferisce, tramite una nota, l’assessorato alla Sostenibilità Ambientale.

Caro Clemente…

clemente-russo-squalificato

Caro Clemente,

Non mi interessa il Grande Fratello, né il tuo microfono, neanche che eri nel cuore della notte a chiacchierare, non mi interessa che eri monitorato e che milioni di persone ti hanno sentito. Non mi interessa il “femminismo” (un lampo è passato nella mente di più di un uomo con questo pensiero: “Ecco ci risiamo con questa storia”) e neanche i titoli dei giornali. Non mi interessa che se ne parlerà nelle sedi politiche, né che un quotidiano freepress non scriverà più del Grande Fratello. Non mi interessa neanche l’indignazione (giusta e vera) di Signorini o il viso serio della Blasi. Né che fosse uno scherzo, né che ti sentissi complice del tuo compagno di discorsi notturni, né che sei un agente della Polizia penitenziaria e un campione olimpico.

Mi interessa ciò che hai sostenuto in tua difesa, il definire quelle parole una chiacchiera da bar, l’affermare che effettivamente in tv certe cose non vanno dette (per ipocrisia? Per bon ton? Per opportunismo?), ma che fuori da lì, a casa, al bar, nello spogliatoio, sul divano di casa… quando si è se stessi tutto è legittimo.

Mi interessa molto la chiacchiera che si fa negli spogliatoi tra amici quando si parla di tradimento (non assolvo con questa frase certe chiacchiere dal parrucchiere sui mariti traditori), mi interessa quel lasciarsi andare: che ridere a pensare di farla pagare a qualcuno, poi se è indifeso meglio ancora!

Mi interessano le giustificazioni di una moglie innamorata che ridimensiona dicendo che tra le Olimpiadi e il Gf Clemente ha avuto solo una settimana di riposo a casa. Che non voleva entrare. Che era sotto pressione…

Chi era sintonizzato ieri ha avuto ancora una volta l’immagine di una Italia a più facce: quella pubblica e quella privata, quella della necessità di essere in un certo modo e quella della verità interiore, quella dell’esteriorità e quella casalinga, quella dei post su Facebook che contraddicono i comportamenti reali.

La tv moltiplica le affermazioni, ma è nel silenzio delle nostre case che ogni giorno i bambini, i ragazzi e noi stessi veniamo nutriti di parole e gesti. Quando si pronunciano queste frasi si crea una crepa, attraverso la quale si insinua la legittimazione di una azione. Una crepa di dolore, di morte, di possibilità di morte.

Non mi interessa il Gf. Mi interessano di più le cucine degli italiani, gli spogliatoi, i discorsi tra ragazzi, le chiacchiere da bar. Mi interessa entrare lì e capire da dove dobbiamo cominciare per dar vita al cambiamento. Le parole sono importanti, ognuna di loro ha un peso, un valore.

Non mi interessa il Gf, mi interessa capire l’Uomo e quel problema culturale enorme che attraversa il nostro Paese.

 

P.S. Per la cronaca, nei primi otto mesi del 2016 in Italia – secondo l’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio ad hoc – ci sono stati 76 femminicidi che salgono a 80 se consideriamo gli ultimi fatti di cronaca, il più recente dei quali è quello di Giulia Ballestri, uccisa il 18 settembre a Ravenna a bastonate dal marito, Matteo Cagnoni, un noto dermatologo.

Negli ultimi dieci anni le donne uccise nel nostro Paese sono state 1740: 1251 (il 71,9%) in famiglia, 846 di queste (il 67,6%) all’interno della coppia e 224 per mano di un ex.

 

“Camorra Sound” tradotto in francese

“Camorra sound. ‘O sistema nella canzone popolare napoletana tra giustificazioni, esaltazioni e condanna” (Magenes 2014)  è un’inchiesta diacronica del giornalista e cantante degli A67 Daniele Sanzone che parte dagli anni Settanta sino ad arrivare a oggi per capire come e quando la camorra è entrata nella canzone popolare napoletana. Un viaggio nella storia della musica e della criminalità organizzata campana degli ultimi quarant’anni, arricchito dalle voci degli artisti e degli operatori culturali di ieri e di oggi. Un lavoro che pone una domanda all’intera società napoletana: se la sceneggiata di Pino Mauro e Mario Merola, così come certa musica neomelodica, spesso ha cantato la camorra, perché invece la “musica impegnata” non ha mai preso posizione contro?

“Camorra sound” aggiunge un nuovo tassello all’annosa discussione sul rapporto musica-camorra, con la speranza di aprire un sano dibattito su un argomento che periodicamente scandalizza e suscita l’indignazione dell’opinione pubblica.

Con interviste a: ‘O Zulù (99 Posse), Raiz (Almamegretta), Edoardo Bennato, Caparezza, Giancarlo De Cataldo, Teresa De Sio, Dario Fo, Frankie hi-eng mc.

Pubblicato nel 2014 oggi fa un altro passo in avanti.

Dopo aver vinto il 19° premio nazionale Borsellino, è stato tradotto in francese per il mercato belga ed è in vendita dal 15 aprile!

Questa parte della prefazione all’edizione francese del sociologo Marco Martiniello: “Leggendo il suo libro Camorra Sound, pubblicato nel 2014, ho pensato che il pubblico francese dovesse poter accedere a questa riflessione. Attraverso la sua domanda, che è la linea guida del lavoro (perché i cantanti napoletani hanno impiegato così tanto tempo per prendere posizione contro la camorra?), Daniele ci porta in una città estremamente complessa. La sua voce è quella di un artista, un attore sociale e un osservatore impegnato, ci insegna che la cultura in generale, in particolare la musica, possono essere armi di resistenza alle ingiustizie di questo mondo. Non vi è alcun voyeurismo in questo libro di onestà implacabile scritto da un vero amante della sua città e dei suoi dintorni, nonostante i suoi problemi. C’è una lezione umana e incoraggiante cruciale: non siamo mai condannati ad accettare l’oppressione, lo sfruttamento e l’emarginazione. Le arti e la cultura possono permetterci di non acconsentire e quindi di stare in piedi e resistere”.

Il libro verrà a breve presentato in Belgio durante festival e presso importanti università.

.Copertina Camorra Sound traduzione francese (1)