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Le esperienze in radio: RadioLuna con il programma Radio Libera

E quindi uscimmo a riveder le stelle… su Radio Luna

http://www.radioluna.it/news/2016/12/e-quindi-uscimmo-a-riveder-le-stelle/

 

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Il planetario al Grassi ha bisogno di noi

 

Abbiamo tesori che non conosciamo, abbiamo panorami di cui non godiamo spesso, abbiamo montagne e mare e siamo protetti da un cielo che ogni notte per noi mette in scena uno spettacolo unico. Ci perdiamo nelle piccole questioni quotidiane, nelle dispute da bar, nello stabilire se una cosa è buona in base alla provenienza politica e ignoriamo che anche la nostra città ha tanto da offrire. Ma voi lo sapevate che al Liceo Scientifico Grassi da più di dieci anni esiste un Planetario? Che è noto a livello nazionale e internazionale e che però per il momento è chiuso? Ecco ora il Planetario ha bisogno di noi, di cittadini propositivi e interessati, curiosi e desiderosi di farsi guidare nelle stradecelesti da ragazzi e professori esperti. Qualche giorno fa il Planetario è stato aperto eccezionalmente al pubblico grazie all’Amministrazione comunale che ha voluto prenderne visione per capirne le potenzialità e come poterlo valorizzare adeguatamente… Noi eravamo lì e abbiamo incontrato Andrea Alimenti, dell’Associazione Pontina di Astronomia. Perché a Latina c’è anche chi da anni organizza visite guidate in cielo per tutti e anche per persone con disabilità.

LATINA ALLE PARALIMPIADI A Rio dal 7 al 18 settembre

http://www.radioluna.it/news/2016/08/latina-alle-paralimpiadi/

 

LATINA ALLE PARALIMPIADI

A Rio dal 7 al 18 settembre

 

Sono cominciate da qualche giorno le Olimpiadi e già alcune medaglia l’Italia le ha portate a casa

Abbiamo già conquistato l’oro nel judo e nella scherma maschili, l’argento nei tuffi, il bronzo nel ciclismo femminile… e siamo solo all’inizio.

Ma quando il 21 agosto le luci si spegneranno sulle Olimpiadi, dopo pochi giorni si accenderanno quelle sulle Paralimpiadi in programma sempre a Rio dal 7 al 18 settembre.

Ad affrontarsi nelle 23 discipline paralimpiche saranno oltre 4.300 atleti provenienti da 176 Paesi del mondo. Ed anche Latina sarà lì a rappresentare l’Italia con Fabrizio Di Somma, collaboratore tecnico della nazionale ciclisti. Una esperienza per lui cominciata nel 1998 come guida tandem ad una ragazza non vedente: ha vinto il mondiale, due europei e nel 2000 le prime paralimpiadi di Sydney, conquistando un argento e due bronzi. Fabrizio ha chiuso la sua carriera agonistica nel 2009. Dal 2010 è collaboratore tecnico della Nazionale. Nella quale, tra gli altri, c’è il nostro Zanardi, atleta handbike…

Una esperienza questa per Fabrizio Di Somma molto formativa, che gli ha permesso di comprendere come le cose siano differenti rispetto a quanto si pensa dei diversamente abili. Quando li ha conosciuti pensava che fosse molto dolorosa la loro esperienza, ma poi ha capito che non era così. Fabrizio ha capito che i ragazzi della nazionale prima di tutto sono atleti, sportivi di primo livello e il limite fisico è affrontato solo nell’ottica della gara, non come problema in assoluto.

E poi, quando nel 2010 Fabrizio è stato investito mentre pedalava sulla pontina per allenarsi e si è ritrovato a letto con più di 30 fratture e la paura di non farcela, di non tornare come prima, li ha capiti ancora di più: ha capito cosa significa poter perdere la “normalità” e ha trovato in loro supporto e consigli utili per evitare il peggio…

Ha capito che una situazione drammatica può essere trasformata in una opportunità, che spesso i limiti siamo noi a vederli, non loro. E lo ha compreso anche preparandogli in questi anni i circuiti per l’allenamento: ogni volta ha pensato che forse la discesa era troppo ripida, che le curve erano troppo a gomito, poi vedendoli in strada ha capito che per loro non ci sono ostacoli, non ci sono discese ripidi, non ci sono problemi nel frenare, nonostante siano persone senza braccia, senza gambe o con un uso limitato delle mani o con problemi alla spina dorsale… c’è solo la strada, quelle due ruote, la necessità di arrivare al traguardo, prima degli altri, prima di se stessi.

La bellezza dell’Italia e la bruttezza dell’ arrendevolezza In onda su Radio Luna

La bellezza dell’Italia e la bruttezza dell’ arrendevolezza

In onda su Radio Luna

 

http://www.radioluna.it/news/2016/08/la-bellezza-dellitalia-e-la-bruttezza-della-arredevolezza/

 

Ho pensato molto alla bellezza in questi giorni. Alla bellezza dei tramonti, del mare, dei luoghi, alla necessità di viverli a volte per sopravvivere all’inverno, al lavoro, al quotidiano.

Ho pensato alla necessità che l’uomo ha di bellezza per nutrire quella parte più intima che produce buone cose, buone azioni, buoni sentimenti.

Ho pensato in questi giorni alla bellezza ogni volta mi sono trovata in diversi luoghi d’Italia, dal Nord, al sud, dalle montagne, al lago, al mare, dove sono ora nel momento in cui vi parlo.

L’Italia è un luogo in cui la bellezza è prepotente, non ha bisogno di niente, in cui anche l’uomo nei secoli ha realizzato opere straordinarie che ancora oggi ammiriamo e che sono cornice della bellezza naturale. Luoghi di cui mi sono nutrita in questi giorni, che mi hanno emozionata oltre ogni limite, che hanno compensato a volte il dolore che si prova affrontando alcuni argomenti. Ma l’uomo può sopportare questa beatitudine senza provare quasi un dolore? L’infinito? Gli orizzonti? La luce totale? La bellezza senza confini? L’amore profondo? La brezza che viene dal mare e scompiglia i capelli? I silenzi sconfinati? I suoni della natura? La solitudine che dà pace?
Fa quasi male vedere questo mare, questo cielo, sentire questa vertigine… è un dolore acuto dettato dall’estremo piacere…

Eppure mi domando, quanto male fa la bruttezza? Quanto male fanno le case fatiscenti, i palazzoni, l’amianto, quell’umido triste di certi quartieri, quell’umido che si appiccica addosso come a Scampia, quel senso di sporco che si respira dove vive il male. Quanto male fa crescere in contesti malavitosi? Quanto male fa avere in casa morti ammazzati, prepararsi ogni mese per andare a trovare il figlio in carcere? stirare le camice per il padre che è lontano da casa, non abbracciare un figlio perché è al 416bis? Che male fa sentire i bambini che a 11 anni di fronte a loro vedono solo il carcere e sentire bambini delle scuole medie che ti dicono che pagare il pizzo è normale. Quanto male fa giocare a pallone in mezzo alle siringhe, al cemento, alle urla delle sentinelle, a parole violente? Quanto male fa sentire ragazze che dicono di avere ormai 17 anni? Quanto male fa sentire persone che non pensano di essere nate libere, ma di essere destinate a qualcosa che non conoscono ma che sarà loro imposto?

Perché per loro la bellezza non esiste? Perché a loro è preclusa? Da chi? È forse anche colpa nostra? È la bellezza un privilegio di cui godiamo inconsapevolmente e senza rendercene conto? Guardo i turisti in questi giorni: loro non lo sanno che i loro occhi guardano panorami che non tutti possono osservare. Non lo sanno che c’è chi pensa che Secondigliano sia troppo lontano da Napoli centro, non lo sanno che c’è chi non ha libertà di scegliere dove andare.

Cosa possiamo fare allora? Come rendere consapevoli coloro che non sanno? Come portare la bellezza a quei bambini? Come portare la bellezza in quelle terre nate libere e deprivate dal male? È nostra la responsabilità. Siamo noi che dobbiamo andare lì e usare la parola. È chi ha di più che deve portarli lontano da lì, creare gemellaggi e reti. Siamo anche noi i responsabili di quella bellezza rubata…

IL MONDO CHE VORREI da San Patrignano per il WeFree Day

http://www.radioluna.it/news/2016/10/il-mondo-che-vorrei/

 

IL MONDO CHE VORREI

da San Patrignano per il WeFree Day

 

Il mondo che vorrei dipende da noi. E’ questo lo slogan del WeFree Day, un evento che si svolge da qualche anno a San Patrignano in questi giorni durante i quali le porte della comunità vengono aperte al mondo esterno. Durante le quali i ragazzi dentro possono incontrare i ragazzi che stanno fori, confrontarsi, capire. Attualmente gli ospiti della comunità sono 1300

Dal 1978 ad oggi sono stati ospitati 25mila ragazzi. Nel 2015 ci sono stati 468 ingressi nella comunità romagnola, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. E le previsioni per il 2016 non sono confortanti, perché “ci potrebbe essere un altro incremento del 20%”.

Si tratta soprattutto di ragazzi, 391 in tutto, con un’età media di 29 anni, provenienti in maggioranza dalla Toscana, dall’Emilia Romagna e dal Veneto. Ma ci sono anche 30 minorenni. La droga più utilizzata, da circa l’86% delle persone, è la cocaina. Percentuale poco inferiore a quella di chi ha consumato hashish, pari a 84%. Il 58% circa poi ha fatto uso di eroina (267) ed ecstasy (265).

Il primo contatto con le sostanze? Avviene intorno ai 14 anni, a volte anche 12, per “colpa degli amici, a volte dei fratelli, a volte della noia, della paura di non essere all’altezza, della paura di vivere, per violenze subite, per un senso di inadeguatezza. E dopo la marjuana arrivano le droghe sintetiche e a 18 anni questi giovanissimi sono già nella rete dell’eroina e della cocaina. Eppure, la maggior parte di loro non si definisce tossicodipendente finchè non comincia ad usare la siringa…

Osservare San Patrignano può essere utile a capire il paese, a comprendere fragilità, solitudini, vite, a comprendere come spesso è un filo sottile che separa le esistenze, come tante storie che si sentono sono le storie che noi stessi abbiamo vissute e rispetto alle quali abbiamo avuto la forza di fare scelte diverse.

Latina unica città del centro-sud ad ospitare Climathon Con un’intervista al ricercatore Luca Cardello

http://www.radioluna.it/news/2016/10/latina-unica-citta-del-centro-sud-ad-ospitare-climathon/

Il 28 ottobre Latina sarà al centro del mondo perché da noi si svolgerà l’evento più importante dell’anno per la natura, Climathon. A parlarcene il presidente di Sempre Verde Pro Natura Luca Cardello, un ricercatore in geologia che dopo la laurea a Roma si è trasferito in Svizzera da dove continua ad occuparsi in vari modi della sua città!

 

Il destino di Martino Storia di un’orma di dinosauro su Radio Luna

http://www.radioluna.it/news/2016/11/il-destino-di-martino/

 

Il destino di Martino

Storia di un’orma di dinosauro

 

C’era una volta, più di 100 milioni di anni fa, Martino, un grande animale prevalentemente onnivoro, che abitava soprattutto in Asia e Nord America. Sembrava un uccello, con arti posteriori lunghi, il becco sviluppato e senza denti. Le gambe snelle e sottili, il cranio leggero e le orbite grandi… Martino era un dinosauro, lungo circa 3 metri, che gattonava, come i bambini…

Sembra una favola e forse lo è perché Martino (questo il nome con il quale ormai è stato battezzato dai ragazzi di Sempre Verde Pro Natura), circa 113 milioni di anni fa, è vissuto nella pianura Pontina, lasciandone traccia: le impronte delle sue zampe, infatti, sono state ritrovate su un calcare di piattaforma carbonatica scoperta a Rio Martino a novembre di due anni fa, per caso, dal fotografo Bruno Tamiozzo e segnalate dal geologo Stefano Panigutti; ad analizzarle, i paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Dall’analisi delle impronte sembra che in quel momento fosse in una posizione di riposo, che il corpo fosse molto aderente alla terra probabilmente perché era vicino ad uno specchio d’acqua o forse era pronto all’agguato…

Come è arrivata questa pietra a Rio Martino? Qualche anno fa da una cava posta nella località di Campo Soriano, presso Terracina, vennero estratte delle pietre che servivano per la costruzione del porto di Rio Martino, a una manciata di km da Latina. Così la pietra da lì è arrivata qui. In attesa di dirimere la questione “a chi appartiene la pietra”, c’è altra questione ben più importante da risolvere. Perché la pietra, che si trova all’interno del cantiere per la riqualificazione del porto canale, da troppo tempo giace all’aria aperta ignorando il proprio destino. In attesa di conoscer il verdetto della Soprintendenza, abbiamo sentito Fabio D’Achille, presidente della Commissione cultura del Comune di Latina.

Ascolta la rubrica a cura di Angela Iantosca in onda alle 11 il mercoledì (e in replica il sabato) su Radio Luna

La mafia uccide solo d’estate, la serie In onda dal 21 novembre su Rai Uno. L’incontro con Pif su RadioLuna

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La mafia uccide solo d’estate, la serie In onda dal 21 novembre su Rai Uno. L’incontro con Pif

Da “assistente volontario schiavo” (come ha dichiarato simpaticamente in conferenza stampa) de “I cento passi” a regista e ora voce narrante della serie “La mafia uccide solo d’estate”, tratta dal suo primo film. Pif torna in tv, da lunedì 21 novembre, questa volta su RaiUno, per raccontare la mafia a Palermo alla fine degli anni Settanta.

Per lui un sogno che si realizza.
Pif per raccontarci quegli anni usa il suo modo di osservare il mondo intorno e soprattutto la mafia: con l’uso del grottesco, con ironia, facendoci scoprire quanto sono ridicoli i mafiosi, perché presi da se stessi e dal loro “potere”.
Una serie tv necessaria la sua, che permetterà di avvicinare agli spettatori, attraverso la loro umanizzazione, giudici, super poliziotti che la storia, i racconti hanno reso distanti da noi e troppo eroi… Ma è proprio qui che sbagliamo.
Ascolta la rubrica a cura di Angela Iantosca in onda alle 11 il mercoledì (e in replica il sabato) su Radio Luna

Chi ha ancora diritto di parlare? Su RadioLuna

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25 novembre, Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne

Chi ha ancora diritto di parlare?

 

Tempo fa ci sono state interrogazioni parlamentari e ci sono stati ministri che sono scesi dal monte per esprimere il proprio disappunto per quanto affermato da Clemente Russo nella casa del Grande Fratello Vip, di notte, a ‘microfoni spenti’. Un giornale si è rifiutato di parlare oltre della trasmissione e le conseguenze per Clemente (giustamente) sono state dure! Per giorni non si è parlato di altro in tv e in rete: colpevole o innocente? Consapevole o no? grave o no?

Poi qualche giorno fa un Presidente di Regione ha detto esattamente la stessa cosa, indirizzando le proprie parole violente contro Rosy Bindi, presidente della commissione antimafia.
E cosa è accaduto? Il diretto interessato ha parlato di strumentalizzazione, come se non fosse stato lui a pronunciare quelle parole. Perché, ancora una volta, si prova a porre l’attenzione sulle circostanze e non sulle parole. Non si comprende che sono gravi anche se vengono pronunciate privatamente o mentre non si pensa di essere ripresi. Non si comprende che quelle parole sono la prova che esiste un problema culturale in Italia che deve essere affrontato.

Non solo: per ora non mi sembra che i Ministri siano scesi dallo stesso monte dal quale si sono calati per il caso Grande Fratello e non mi sembra che ci sarà alcun ostracismo o provvedimento serio.

Anzi coloro che si sono espressi non sono andati oltre la manifestazione della propria solidarietà alla Bindi e il tentativo di ridimensionare la faccenda. Ora la domanda che mi pongo è: perché? Perché dobbiamo accettare queste espressioni? Perché consideriamo spregevole un pugile che si esprime in modo violento contro le donne e assolviamo un politico

Perché dobbiamo ridimensionare? Perché devono sempre essere usati due pesi e due misure nel nostro paese? Cosa mi importa del ruolo politico del Presidente di Regione se quanto afferma è degno di essere condannato?

Meno male che il senatore Grasso ha detto che espressioni simili le sentiva ai tempi della procura nazionale antimafia.

Ora mi auguro che chi ha chiesto di ridimensionare la questione non osi pronunciare alcuna parola “femminista” il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, e in tutte quelle manifestazioni che quotidianamente si organizzano nel nostro paese per condannare ogni forma di violenza.

Con quella richiesta di “ridimensionamento” avete perso ogni diritto di parola.

Ascolta la rubrica a cura di Angela Iantosca in onda alle 11 il mercoledì (e in replica il sabato) su Radio Luna

Tutti gli animali sono uguali…ma alcuni sono più uguali di altri su RadioLuna

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Tutti gli animali sono uguali…ma alcuni sono più uguali di altri

Storia di Adele e Antonina

 

Cari Ministri e addetti ai lavori,

voi che avete tanti soldi e potete rivolgervi a chi volete in caso di difficoltà, voi che non sapete quanto costa un litro di latte, che non sapete quanto è difficile viaggiare ogni giorno usando i mezzi pubblici, che sicuramente non prendete i treni regionali, che non sapete che a volte i pullman si fermano perché ormai sono troppo vecchi, voi che non mandate i figli nelle scuole dove i genitori danno un contributo volontario per poter comprare carta igienica, carta e addirittura i libretti delle giustificazioni, ecco proprio voi è ora che vi caliate nel mondo reale…

da tanto tempo ci sono due mamme siciliane insegnanti Adele e Antonina che lottano per l’affermazione dei propri diritti… ecco già questo è un paradosso: se un diritto è acquisito perché dovremmo lottare? Ma forse così vanno le cose nel nostro Paese… ebbene loro lottano per dare voce alla situazione irrisolta delle insegnanti madri di figli disabili gravi, titolari fuori provincia, costrette a percorrere giornalmente centinaia di chilometri per raggiungere il luogo di lavoro e che dovrebbero invece lavorare nel paese di residenza del proprio figlio disabile, secondo una legge (che ovviamente viene applicata male o per le persone sbagliate!).

Questo avviene perché non c’è una tutela adeguata. Loro sono di Agrigento e questo rende il tutto molto più complicato vista la situazione delle strade siciliane… ma un diritto è un diritto: ci potrebbero anche essere superstrade megagalattiche e loro dovrebbero godere degli stessi diritti…

Ma di persone come loro ce ne sono tante, tantissime. E la magistratura sta cercando di far luce da tempo sulla misteriosa assegnazione del privilegio di lavorare vicino casa a gente che non ha parenti disabili, godendo dei vantaggi della 104 (come se avere un parente disabile fosse una fortuna)…

Un’ingiustizia, sì, a cui il MIUR avrebbe dovuto porre fine già da diversi anni, da quando nel 2012 disse che si sarebbe impegnato a proporre “ai fini del riconoscimento delle precedenze nella mobilità, un più giusto peso a tali gravi situazioni, meritevoli di maggiore attenzione e tutela”. Ma noi ancora oggi attendiamo…