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Giornata della Memoria 2016: 21 marzo a Latina

Lunedì 21 marzo torna a Latina la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare tutte le vittime di mafia organizzata da più di 20 anni dall’Associazione Libera.

A due anni di distanza da quella giornata che portò per le strade del capoluogo pontino più di 100mila persone, la manifestazione torna con nuove modalità di svolgimento. Per la prima volta, infatti, la Giornata si svolgerà in più città italiane. Nel Lazio a Roma, Latina e molto probabilmente anche Rieti. Titolo della XXI edizione sarà “Ponti di memoria, Luoghi di Impegno”.

Latina è cambiata in questi due anni, ha avuto la forza di scendere in piazza quando le è stato richiesto, ha mostrato il suo volto migliore nell’affrontare i primi processi che hanno messo in luce come le mafie esistono anche qui da molti anni. Ma il cammino è solo all’inizio, come ha anche dichiarato uno degli attivisti dell’Associazione fondata da Don Luigi Ciotti, Marco Fino.

Mentre la città vedrà sfilare bambini, scuole, adulti, parenti di vittime con i colori delle bandiere della pace, altre città italiane faranno lo stesso. Don Luigi Ciotti sfilerà a Messina.

Ad unire tutte le città, la lettura dei nomi delle vittime: un elenco interminabile di più di 800 nomi capace di smuovere le coscienze, emozionare e spingere ad agire. Perché ognuno di noi è responsabile di ciò che accade nel contesto in cui vive.

In questi giorni a Latina stiamo organizzando molti incontri nelle scuole.

Il 10 e 11 marzo al G.B. Grassi e al Manzoni.

Lunedì 14 marzo al Liceo Classico di Latina

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Santa Croce di Magliano…

C’è un paesino disperso nel cuore del Molise. Non lontano da luoghi di cui abbiamo sentito parlare per alcune tragedie accadute anni fa, ma poi dimenticate. Il treno che si prende per raggiungere il capoluogo molisano ha già in sé il senso del viaggio: un treno formato da tre carrozze che mi attendono al binario 20Bis della Stazione Termini a Roma. Corre lento attraversole campagne e le colline. La gente sale in cerca di un posto difficile da trovare. Una donna sta tornando nel paese della sua famiglia. Qualche studente rientra a casa dall’Università. Molti scendono a Cassino. Ma in tanti proseguiamo verso Campobasso. Il treno corre. Si ferma a Isernia. C’è ancora il sole e poche tracce di neve. Poi il paesaggio si fa innevato. Una coperta bianca sempre più spessa avvolge tutto. Le case, le strade, la terra, le foglie, gli alberi. Arriva puntuale quel trenino dimenticato. Ma il viaggio per me continua, in autobus. Chiedo indicazioni per la stazione dei pullman. Una coppia mi fa strada e mi spiega che da anni dovrebbe essere aperto un passaggio sicuro, ma che, dopo aver rubato milioni di euro ed aver avviato i lavori, quel passaggio è rimasto chiuso. Osservo quel tunnel giallo, per il quale basterebbero pochi interventi per essere inaugurato: abbandonato a se stesso, memento delle follie italiane, è lì, beffardo che osserva la gente costretta a camminare in mezzo alla strada, a rischio della vita. Arriviamo alla stazione dei pullman e attendo. Vedo i ragazzi usciti dalla scuola che fanno ritorno nei paesi che circondano Campobasso. Qualcuno gioca con la neve. Ridono, si rincorrono e poi si separano. Ognuno sul proprio pullman che mette tra loro kilometri di strada. Io attendo il mio. Arriva. Compro il biglietto a bordo: per Santa Croce di Magliano un euro e novanta centesimi. Saliamo in 4, ma ben presto rimango da sola. Di fronte a me cinquanta chilometri di curve in mezzo al nulla. Il paesaggio si fa sempre più invernale. L’autista tenta una conversazione. Sto andando a incontrare le donne dell’associazione Penelope. Penelope, donna che ha aspettato il ritorno del marito traditore dimostrando di poter vivere senza di lui; donna emancipata secondo alcuni; donna fedele, donna che ha scelto di essere fedele, donna silenziosa, ma forte. Forte come le donne dell’associazione. Donne che hanno deciso di esporsi in un piccolo paese, di non accettare il ‘da noi si fa cosi’, ‘qui funziona cosi’. No. Perché anche un paese di neanche 5000 abitanti deve evolversi, andare avanti e crescere, far uscire le donne dalle case, far capire loro chi sono. Qualcuna se ne andrà presto incontro alla propria vita, qualcuna è tornata dopo essere vissuta per anni in città, qualcuna – forse – ha rinunciato a combattere, qualcuna lotta tutti i giorni contro i sensi di colpa. Donne coraggiose che non temono di esprimere la propria opinione. Sono poche, ma determinate. Come possono esserlo delle persone che tutti i giorni, per lavorare, attraversano quelle colline innevate; come possono esserlo ragazze che cercano di ridar vita ad un paese che fino a qualche decennio fa aveva addirittura il Tribunale e il carcere e che ora non ha più neanche un cinema, ma solo una palestra. Eppure, ogni mese, in questo luogo difficile da raggiungere, portano cultura, scrittori, donne e uomini impegnati, regalandosi una possibilità e regalandola, soprattutto, a chi li raggiunge.Santa Croce di Magliano (Cb)Santa Croce di Magliano